Intervista ad Adriano Di Mauro

Di Anna Papale

 

Abbiamo incontrato il giovane artista e illustratore Adriano Di Mauro che recentemente si è dedicato al video promo della Odyssey collection disegnata da Andrea Branciforti per il brand Orolavico. Già presente nei nostri canali dopo la sua partecipazione a Quartinoproject (qui il suo numero) curato da Giuseppe Mendolia Calella. Gli abbiamo chiesto di parlare del suo lavoro e noi in cambio terremo d’occhio i suoi progetti futuri.

 

 

Ti definisci un artista 2D in un momento in cui sta dilagando l’impellente esigenza di tradurre le esperienze reali in 3 dimensioni attraverso viewing room e realtà virtuali. A cosa devi questa scelta?

Ho sempre eseguito le mie illustrazioni e animazioni in due dimensioni perché non dimentico la mia prima passione, il disegno. Mi piace partire dal tratto sulla carta, dal gesto e il modo in cui la semplice linea che unisce due punti si traduce in animazione. Questa è realizzata frame by frame, forse un retaggio che porto ancora dalla mia infanzia, quando ingenuamente si creavano delle animazioni in rudimentali flip-book. Continuo ad esserne affascinato e credo che la costruzione che sta dietro la complessità della tridimensionalità non appartenga alla mia espressione, al contrario semplice e diretta.

 

Guardando i tuoi lavori mi accorgo che c’è molta interdisciplinarietà. Tu illustri a partire dalla musica o dalla narrativa, dunque da qualcosa che è già data, il disegno è trasversale. Come sviluppi questa “imposizione”?

Ammetto che all’inizio non vivevo benissimo il fatto di dover trattare il progetto altrui, non soltanto per l’ansia di non essere in grado di rispettarne il lavoro, bensì per la mancanza di una totale libertà creativa da parte mia. Con il tempo ho imparato a fare tesoro della particolare modalità di esecuzione richiesta e ho capito che, in realtà, trovo gusto nel tradurre in tratto, in illustrazione, il progetto di altri artisti. Parte del mio lavoro è rileggere da un punto di vista diverso un’idea, avendo la possibilità di andare oltre e scoprire degli anfratti speciali, creare un prodotto attraverso la valorizzazione del suo stesso nucleo di partenza. Pensare per immagini.

 

Navigando sul tuo sito ho scoperto che hai lavorato alla realizzazione di un videogioco. Mi sono messa alla prova in prima persona e l’ho provato (potete farlo anche voi qui), era da un po’ che non lo facevo e ho pensato a quanto il gaming online sia stata una delle soluzioni a cui molti musei hanno ricorso per mantenere la fidelity del proprio pubblico in periodo di restrizioni. Parlaci dell’esperienza di produzione e degli eventuali sviluppi.

Mi sono molto divertito anche io nel cimentarmi in questa nuova esperienza. Il gioco Neuroimaginarium nasce dalla collaborazione con altri artisti e developer e il mio contributo è relativo alle illustrazioni. Ho sentito molto la pressione addosso perché abbiamo sviluppato tutto in sole 48 ore sul tema Lost & Found per la Global Game Jam 2021 di Milano. L’obiettivo del gioco è infatti quello di aiutare il personaggio nella ricerca della sua memoria, nel recupero delle sue passioni e della sua vita. Credo che approfondirò lo studio del game design, mi eccita vedere le mie illustrazioni animate da qualcun altro.

 

Concentriamoci adesso sul tuo ultimo lavoro, il video che hai realizzato per la Odyssey collection, la new dishes line di Orolavico disegnata da Andrea Branciforti. Si avvertono moltissime influenze: dalla più palese ossia il kolossal di Stanley Kubrick alla musica degli anni ’90, cito i Gorillaz e le loro animazioni. Parlaci del progetto e della sua realizzazione.

Colgo l’occasione per ringraziare ulteriormente Orolavico e Andrea Branciforti (leggi anche qui), è stata un’esperienza arricchente lavorare sul loro progetto. Come hai ben notato il video riprende in tono disincantato la narrativa di 2001: Odissea nello spazio, ho immaginato un astronauta che atterra proprio sul nostro pianeta, nei pressi dell’Etna, un viaggio al contrario rispetto a quello di kubrickiana memoria. Come per ogni altro spot ho lavorato liberamente su un concept, precisamente la scoperta e riscoperta. Il mio astronauta – che si scopre essere una scimmia, come all’inizio del film – esplora la Sicilia e il suo street food grazie ai sottopiatti di Branciforti per poi essere risucchiato da Hal e spedito in mondi lontani e da scoprire. È dunque una lettura irriverente e sicuramente hanno influito la musica e le animazioni dei Gorillaz, posso anche aggiungere che proprio loro da piccolo mi hanno incuriosito circa il disegno, consapevolmente o meno. Vorrei che si riscoprisse il patrimonio della nostra isola in chiavi diverse da quelle utilizzate sinora, anche ricorrendo alla semplicità, il segreto della comunicazione.

 

 

Cosa ti auguri per il futuro?

Personalmente sto lavorando ad altri progetti di illustrazione animata a cui tengo molto e per cui sto spendendo molte energie. Mi auguro che in ambito comunicativo ci sia meno approssimazione e che la banalità degli spot venga sdoganata. Fortunatamente nel panorama siciliano moltissime imprese stanno dedicando forze e competenze nella cura dei prodotti e soprattutto delle modalità in cui questi vengono inseriti nel mercato. Il design della comunicazione è il passo precedente alla vendita e la targettizzazione dei propri clienti, se si vogliono controllare questi due aspetti, l’unico strumento per farlo è la divulgazione, possibile attraverso il ricorso a professionisti del settore, i quali a loro volta la rendono un’esperienza culturale.