VALENTINO BELLINI | WORKING SOULS a cura di Martina Colajanni

di Salvatore Davì

Venerdì 15 giugno, presso RizHoma.housegallery di Palermo, è stata inaugurata “Working Souls”, mostra fotografica di Valentino Bellini – visitabile fino al 10 luglio – a cura di Martina Colajanni, ideatrice e direttore artistico dello stesso spazio.

Le prime impressioni durante ogni inaugurazione restano sempre sospese come ad attendere un giudizio postumo ma a volte nello sguardo si rivelano subito informazioni che connotano distintamente il valore di una mostra e in questo caso il valore dell’esposizione in relazione all’articolato progetto della galleria. Bisognerebbe dunque cominciare questa breve riflessione sulle opere di Bellini partendo da questo nesso.

Il primo appiglio, dopo un veloce sguardo d’insieme, è stato il testo della curatrice, ma ecco che a completamento dello stesso si trova la mission di Rizoma.housegallery la cui identità si rivela in una frase: «Integro nei suoi intenti, mira a delineare i tratti di un territorio, seppur confinato da fattori geografici, desideroso di mischiarsi con altri diversi da sè». Si ritorna alle opere, alle fotografie in mostra, che adesso appaiono come voragini sulle pareti bianche; il Ghana e una rappresentazione del tessuto sociale di quel paese è in mostra a Palermo con una serie di undici fotografie.

Le immagini sono luoghi e volti di un paese che si configura comunemente come una delle tante nazioni africane, ma quegli scatti hanno la radice in una mano ‘bianca’ e in un occhio ‘occidentale’ e per questo potrebbero sembrare frutto di un taglio fotografico che storicizza la cultura di chi fotografa nel momento in cui definisce l’altro, ma non è così; la fotografia oggi non ha più gli stessi connotati di una volta e il facile parallelismo di un reportage su l’Africa non ha più quello sguardo coloniale che gran parte della fotografia, dall’inizio del Novecento fino agli anni Cinquanta, ha portato come confronto in negativo tra l’occidente e tutto il resto.

Il corpo diventa la traccia di stratificazioni sociali che coinvolgono l’individuo indipendentemente dalla nazionalità.

Non sempre è così però, spesso, come nelle opere di Bellini, non manca più la soggettività dell’individuo e al riscatto di questa si aggiunge quella dell’artista aperto al confronto; Bellini è un viaggiatore e le sue fotografie non sono in posa, perdono quell’aurea d’oggettività costruita, ma c’è da chiedersi se nello sguardo del ragazzo ghanese, che raggiunge l’obbiettivo, non ci sia una palese presa di posizione, un indizio sulla presa di coscienza di sé, del proprio corpo e dell’acquisizione di significati e metodi che prendono spazio in un mondo globalizzato e ricco di soggettività nuove ed emergenti.


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Martina Colajanni afferma che l’artista non ha l’esigenza di delimitare l’identità di un popolo, non c’è documentazione oggettiva bensì individui che raccontano se stessi. Il soggetto dunque, nelle opere in mostra da RizHoma.housegallery, abbandona lo statuto della passività sfruttando l’approccio metodologico del viaggiatore; il rapporto è alla pari e gli uomini fissano l’obbiettivo, in concomitanza con la discrezione dell’artista; si potrebbe manifestare la stessa situazione ma inversa (non stupirebbe più) con il Ghana che racconta l’Italia o l’occidente; è questo il nodo cruciale sotteso alle opere in mostra, ovvero la reciproca libertà di poter raccontare l’altro o raccontare se stessi.

L’altro esposto in un luogo, la Sicilia, dove gli altri sono presenti negli stessi palazzi, nelle stesse strade, nelle stesse scuole; altri ormai ‘noi’ in un contesto relazionale che, si spera, possa sgretolare pian piano lo stereotipo e la paura dell’alterità.


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( a ) Valentino Bellini, Untitled #13, Agbobloshine, Greater Accra, Ghana, 2012, stampa su carta, courtesy dell’artista e di RizHoma.housegallery.

( b ) Valentino Bellini, Untitled#10, Agbobloshine, Greater Accra, Ghana, 2012, stampa su carta, courtesy dell’artista e di RizHoma.housegallery.

( c ) Valentino Bellini, Untitled#9, Agbobloshine, Greater Accra, Ghana, 2012, stampa su carta, courtesy dell’artista e di RizHoma.housegallery.

 

 

RizHoma.housegallery – Piazza Marina 51, Palermo

15 giugno – 10 luglio 2012-06-18

www.rizhomahousegallery.it
rizhoma.housegallery@gmail.it

phone +39 329 9298792