Chi transita a Palermo. Uno sguardo rivolto all’attività di ZAC
di Salvatore Davì

L’attività portata avanti all’interno di ZAC prosegue seguendo i diversi piani di lavoro sui quali il comitato scientifico ha deciso di impostare la sua direzione. La strategia dell’organizzazione, soprattutto quella di coloro che puntano molto sul laboratorio attivato a dicembre, sembra concentrarsi sulla produzione della mostra prevista nei prossimi mesi ma, ad uno sguardo attento non può sfuggire la lungimiranza che lega il laboratorio alla mostra. Il programma che vede coinvolti numerosi giovani artisti è una scommessa, la possibilità di una prospettiva, un input che sembra tener conto della giovane compagine artistica palermitana in una prospettiva di dialogo con il sistema dell’arte siciliano e l’environment nazionale ed internazionale. Questa prospettiva si inserisce nel più ampio panorama di iniziative che sta riguardando l’intera attività artistica siciliana e che vede porre l’attenzione sul futuro del sistema dell’arte a Palermo e in Sicilia: in Work a ZAC e Riso con il suo riabilitato SACS. Due approcci differenti, mossi da istanze istituzionali che vanno viste come momenti dai quali partire per potersi chiedere cosa vuol dire lavorare e produrre cultura in sinergia; sviluppare dunque nuovi tipi di approcci tra privato, pubblico e committenze senza cadere nella trappola di coloro che urlano ‘con il sistema o contro il sistema’ ponendosi però criticamente sia nei confronti del sistema e che delle amministrazioni. La politica e l’istituzione pubblica sono parte del sistema dell’arte (hanno una parte della committenza) e lì dove ci si chiede se sia giusto entrare a compromessi si potrebbe rispondere che sarebbe giusto pensare ad una committenza nel senso anglosassone del termine, ovvero nella reciprocità dell’impegno; to commit in inglese significa qualcosa in più rispetto al nostro impegnarsi, sottintende la possibilità di innescare un rapporto nel quale ci si ‘commissiona a vicenda’; la funzione pubblica dunque andrebbe vista come opportunità per avanzare proposte, come input per innescare la miccia del fare progettuale all’interno di un dispositivo di dialogo dove i partecipanti (l’istituzione, gli operatori culturali e i privati) si mettano reciprocamente in discussione e si connettano mantenendo attiva la propria autonomia.
In merito al lavoro svolto a ZAC, gli appuntamenti promossi all’interno del programma TRANSITI sembrano riflettere sul futuro dello spazio, ci si chiede cosa ne sarà di quel luogo ed emergono dibattiti che, parallelamente alla produzione artistica, dimostrano come si possa riflettere insieme sul futuro e sulla gestione di un luogo, sia esso pubblico che privato. I transiti sono degli incontri con artisti, curatori, galleristi ed operatori culturali nazionali ed internazionali che vengono intercettati e invitati all’interno del laboratorio di ZAC per offrire spunti ed aprire un dialogo. Un momento d’incontro che ha visto protagonisti Rossella Biscotti, Michael Kortländer, Fabrizio Basso, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Luigi Presicce.
Quale modello di gestione? Kortländer ha attivato un momento di riflessione su questo tema durante il transito del 5 gennaio; presente come artista e Presidente della Kunstverein di Dusseldorf, ha condiviso la sua esperienza raccontando cos’è e come funziona una Kunstverein. Questa struttura coniuga l’intento pubblico con quello privato: generalmente ospitata in un edificio comunale rappresenta la manifestazione dell’esigenza di un numero di artisti che si unisce in associazione che produce, comunica e investe sul proprio lavoro o su progetti congeniali. Ogni artista mette una quota di partecipazione alle quali si aggiungono donazioni private e fondi pubblici. Quest’incontro pone l’attenzione su quell’aspetto gestionale basato su quelle tecniche di fund raising accennate qualche giorno dopo (in occasione del transito del 18 gennaio) da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo: nuove professionalità – il registrar e il fundraiser – per la gestione degli spazi culturali. Rossella Biscotti e Fabrizio Basso hanno affrontato il problema dei processi artistici raccontando la loro esperienza artistica e confrontandosi con gli artisti del laboratorio palermitano; Luigi Presicce nell’incontro del 6 febbraio innesca un dibattito sul ruolo dell’artista all’interno del sistema dell’arte e sull’esigenza di restare autonomo e in qualche misura lavorare ‘parallelamente’ attraverso una struttura no profit. La domanda che emerge tra i partecipanti al dibattito è: quanta autonomia ha una struttura no profit? Si può essere indipendenti dal sistema e in che misura? Le risposte appaiono contraddittorie ma il senso dell’incontro resta comunque quello di innescare una presa di coscienza da parte degli artisti.
All’interno di questo panorama, l’incontro con gli artisti francesi in residenza per un breve periodo a Palermo: Philipe Adam, Katinka Bock, Bérargère Chargé, Clément Cogitore, Fanette Mellier, Laurent Montaron, Camila Oliveira Fairclough, Manon Recordon, Olivier Vadrot ed Emmanuel Van Der Muelen. Il progetto, Buongiorno Blinky, nasce da un’idea di Van Der Muelen, uno dei borsisti dell’Accademia di Francia a Roma che ha proposto ad altri nove artisti provenienti dalla Francia e da altrove, di esporre ai Cantieri Culturali attraverso l’appoggio dell’Institut Français di Palermo. Il progetto ha rappresentato una stimolante e interessante iniziativa per aprire ZAC ad uno ‘sguardo esterno’ ma purtroppo il confronto e il contatto tra gli artisti francesi e gli artisti del laboratorio è stato marginale e si è risolto all’interno di un Transito, nonostante la possibilità concessa agli artisti in residenza di utilizzare lo spazio ZAC come studio e base lavorativa.
Queste le riflessioni su quanto fino ad oggi accaduto, mentre il lavoro degli artisti prosegue all’interno del laboratorio in attesa dei prossimi transiti.

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(1) ZAC, Zisa Arti Contemporanee, il laboratorio
(2) Incontro con Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, foto Ignazio Mortellaro
(3) Incontro con Fabrizio basso, foto Ignazio Mortellaro
(4) Incontro con Luigi Presicce, foto Fausto Brigantino
(5) Incontro con gli artisti del progetto Buongiorno Blinky
(6) Buongiorno Blinky: l’opera di Olivier Vadrot, A square called ring,