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Una domanda a Giuseppe Lana

Il passato, il presente e il futuro sono le parole chiave della mia ricerca…

 

Tra i più dinamici artisti del panorama siciliano: abbina alla ricerca artistica personale un ambizioso progetto (BOCS) che, ad oggi, rischia la chiusura. Decido di porre a Giuseppe Lana una sola e riassuntiva domanda, consapevole delle mille risposte che mi avrebbe dato! Ovviamente non mi sbagliavo.

 

Chi è Giuseppe Lana?  Raccontaci brevemente di te … passato, presente e futuro!

Sono nato e cresciuto a Catania già 33 anni fa!  Dai primi anni della mia infanzia fino ai 15, gironzolavo tra le strade del Fortino, storico quartiere catanese che mi ha regalato “forti emozioni”. Avevo dei compagni di gioco interessanti con i quali ho imparato l’arte dell’ arrangiarsi, compagnetti che oggi non posso nominare altrimenti mi contatta la pula!

Per questo motivo, la mia famiglia decise di trasferirsi nella zona del policlinico poiché, come è giusto che sia, i genitori vogliono che i figli crescano in un luogo migliore dove formarsi. Ma oramai il danno era compiuto. Il “peppelana” era fatto !

Anche gli anni scolastici più importanti, cioè il periodo delle scuole superiori, sono stati un totale disastro personale, non solo perché ero “tostu” ma la causa principale è stata l’incontro di “piccoli professori” con una mediocre predisposizione umana che li rendeva ciechi al di là del proprio naso. Per la cronaca sono stato bocciato ben quattro volte! Poi finalmente dopo il liceo classico e lo scientifico ho trovato la mia via d’uscita, la svolta è stata una struttura scolastica dove non solo ho incontrato dei bravi docenti ma soprattutto ottimi insegnanti, (ruolo fondamentale nella formazione pratica e civile dell’individuo, cioè quella dell’insegnare). Anche se si fa fatica a crederci, sto parlando del liceo artistico, bei tempi!

Certo non posso dire lo stesso dell’Accademia, che tristezza!

Comunque, crescere in un territorio addormentato ed arido come quello catanese  significa:  o scappare via lontano (che non è male come idea) oppure rimanere e diventare potenziali pazzi ! io ho scelto la seconda, ma fortunatamente nel mio cammino ho incontrato altri “scattiati” che come me volevano migliorare le sorti di questa magnifica tanto quanto maledetta città. Diciamo che tutto ebbe inizio nel 2000 (anno domini del ventiseiesimo giubileo, per dire!) ed io ed altri amici andavamo in giro a fare “mostre” nei locali/pub della città. Quel progetto si chiamava Muri Di Carta ed è stata una grande occasione per conoscere quello che era il giovane panorama creativo, non solo catanese ma di tutta la Sicilia.

Poi, tra mille delusioni, capriole nei centri sociali deludenti anch’essi, esperienze di gestioni in autogestione, io e Claudio Cocuzza ci siamo uniti in un progetto più “ambizioso” o forse più maturo, nonché più difficile, rimettendoci in gioco con il BOCS.

Dal 2008 anche il BOCS è stata una forte esperienza che ha dato l’opportunità di conoscere meglio alcuni dei protagonisti dell’arte contemporanea del nostro territorio. Territorio che ancora oggi, come tanti anni fa, rimane abbastanza arido da un punto di vista socio-culturale. Purtroppo nel campo dell’arte, per esempio, a parte dei piccoli passi in avanti fatti grazie ad iniziative di privati (tranne qualche speculatore edilizio) lo scenario è abbastanza insufficiente.

Inoltre, le istituzioni pubbliche che dovrebbero essere le basi per una società civile se ne “fottono” alla grande, lasciando che la città rimanga lobotomotizzata sul nulla. Questo significa che, a parte che sfogare le proprie frustrazioni tra una birra e una canna, la città non offre di meglio. Questo significa pure che, anche quando una realtà come quella del BOCS (riconosciuta anche all’estero), che non ha nessun lucro se non quello di essere piattaforma per una crescita artistica e culturale della città, oggi dopo anni di attività e dopo aver urlato ai quattro venti e in tutte le lingue le proprie difficoltà economiche di gestione (circa 10.000 € annui), è costretta a chiudere e lasciare un piccolo vuoto a chi credeva che con risorse economiche minime si riuscisse a fare artisticamente ricerca e cultura. Ma fiuguriamoci!  Tagliano i fondi anche alle “istituzioni” più grandi, che gliene frega di sostenere un’attività come quella del BOCS?!

Ma non è solo Catania ma è tutta la Sicilia, ancora peggio, è tutta l’Italia. Per questo a malincuore tra i miei progetti futuri più vicini c’è quello di andare via lontano, come fecero alcuni tanti anni fa, perché oggi, dopo tanti anni, ci si sente stanchi e soprattutto non si intravedono prospettive future di crescita né come professionista né come individuo sociale.

 

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( 1 ) DRON 24 still frame, Stipendiaty project, Kunstraum Kreuzberg Bethanien, Berlino 2012
( 2 ) DRON 5 n.14042011 | 6,7cm Ø | 9.6gr c-print 50×50 cm Collezione privata, Catania 2011
( 3 ) BOCS. ritratto – veduta della mostra di Filippo La Vaccara
( 4 ) Paolo e Francesca. installazione 160×190 cm (reti letto matrimonile anni ’70) 2012
( 5 ) Allegoria per un nucleo. c-print 20×20 cm,  collezione privata Francesco Pantaleone, Palermo 2011
( 6 ) “di sbieco…” 
(dicotomia del terzo escluso) installazione, 60 x 170 x 340 cm
 (pneumatici, cerchi in lega) installation view, ALL PLACES ARE TEMPORARY PLACES, Catania 2011

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