Tutti quelli che cadono
Di Giulia Crisci

Un corpo non più in stato di quiete. Più corpi su cui la risultante delle forze che agiscono non è nulla.
Se le forze applicate al corpo sono in grado di spostare il baricentro fuori dalla base di appoggio, esso non riesce più a mantenere la posizione di equilibrio. Necessaria diventa la ricerca di una nuova postura che tenga conto dell’intensità della forza esterna applicata.
Camminare sulla piattaforma, che Stefano Canto crea lungo lo spazio esterno della Cappella dell’Incoronazione per All that fall, progetto dell’associazione N38E13 a cura di Salvatore Davì, è ben più che un semplice spostamento tra due punti, è un’esperienza concreta e mentale ad un tempo.
L’equilibrio che cuce insieme automatismi e movimenti consapevoli, mantenendoci in piedi durante l’esecuzione di un gesto, è messo in crisi in un percorso di tavole lignee poste a terra, il cui attraversamento è reso volutamente vacillante e precario.
Nello spazio off del Museo Riso di Palermo, l’artista sovrappone e stratifica magistralmente il legno, il senso e il vissuto storico dei luoghi interessati. La presenza invasiva del passato convive con l’inerzia del presente su cui grava.
L’esterno della cappella si apre alla vista di una porzione della cattedrale, incorniciata delle colonne della balconata, accompagnata dalla pavimentazione basculante predisposta da Canto. La vista diventa mobile, in un continuo e inevitabile spostamento della visione, oltre che fisico. Un cambiamento di prospettiva necessario e urgente.
L’andatura che ne deriva ricorda quella della signora Rooney, protagonista del dramma radiofonico Beckettiano, da cui la mostra prende il titolo. L’incedere dei passi lungo i binari ferroviari disegnato da Beckett è frammentato, confuso, sospeso e interrotto, nella precarietà esistenziale che è l’assurdo.
Canto nel suo intervento site-specific, perfettamente organico al circostante, compie un’operazione nobilitante ma allo stesso tempo non scevra da una lettura critica dell’esistente. Una riflessione raffinata sullo stato delle città contemporanee, sui processi di mutazione, sulle loro superfetazioni ma anche sull’incuria che spesso le trasfigura.
La ricerca è testimoniata e documentata da disegni e studi preparatori, esposti nella sala interna della cappella, che arricchiscono l’esperienza.
Sottraendo l’artista arriva ad una forma essenziale, risolvendo la complessità del territorio ospitante. Una scomposizione della città e dell’isola, restituita attraverso il movimento.
Un moto precario, causato da tavole che si muovono, si spostano e si riassettano, quasi come parti di un discorso, un botta e risposta, intervallato da silenzi e stasi. Se attraversate da più persone contemporaneamente l’interazione dialogica diventa inevitabile, in un gioco reciproco di gesti sonori e suoni significanti.
Più di una sineddoche: lo spazio è generato dal movimento.

La mostra è ancora visitabile fino al 5 settembre, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e mercoledì fino alle 18; ingresso gratuito.

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(1)/(2)/(3) Stefano Canto, all that fall, installazione, Cappella dell’incoronazione, Riso Museo d’arte contemporanea della Sicilia, Palermo. Foto Fausto Brigantino.

(4) Stefano Canto, disegni di progetto per all that fall, Cappella dell’incoronazione, Riso Museo d’arte contemporanea della Sicilia, Palermo. Foto Fausto Brigantino.