SUPERSTUDIOLO

Alberto Ceresoli & Carmela Cosco

di Laura Cantale

 

Alberto Cerosoli e Carmela Cosco sono i direttori artistici del nuovo spazio di fruizione d’arte contemporanea Superstudiolo, aperto a Bergamo a gennaio 2020. Superstudiolo è un luogo dinamico: la sua collocazione strategica all’interno dell’area urbana; la presenza di un gruppo di architetti che vi lavora all’interno e, soprattutto, la sfida espositiva e curatoriale che Cerosoli e Cosco hanno messo in atto.

L’obiettivo è quello di creare sì uno spazio riconoscibile come galleria ma anche un vero e proprio luogo di sperimentazione che possa porre un accento significativo sulle molteplici relazioni con l’arte contemporanea.

La ricerca curatoriale in un progetto come Superstudiolo genera più spunti di riflessione e possibilità. Il mezzo scelto per la sperimentazione è la pittura in un continuo dialogo con lo spazio e dunque con atteggiamento site specific; inoltre Superstudiolo mira ad avviare un circuito relazionale con artisti, gallerie e realtà analoghe, ma irrompendo con un’identità chiara e decisa: lavorare in primis con la pittura e appoggiare progetti che possano essere collaterali, ma mai slegati dalla galleria stessa. Un esempio tra tutti può essere Maratona Di Visione, una rassegna online di videoarte – la prima in Italia di questo genere – che vede la partecipazione di un nutrito gruppo di artisti con background riconosciuti a livello internazionale.

I quattro artisti che attualmente operano con Superstudiolo sono: Adi Haxhiaj, Barbara De Vivi, Giulio Zanet e Majid Bita; tutti con una ricerca pittorica riconoscibile e matura, e con una capacità progettuale e un’estensione della propria attività artistica tale da orientarsi perfettamente all’obiettivo primario di Superstudiolo.

 

Adi Haxhiaj

Nato a Tirana nel 1989. Vive e lavora a Milano.

L’arte di Adi Haxhiaj racconta la vita attraverso scorci surreali. L’opera stessa parla attraverso l’utilizzo del colore, di particolari, di coaguli, frammenti di narrazioni surreali che colmano ferite sulla tela; passati di esistenze che conducono all’enigmatica fragilità dell’opera, duplice nel suo essere eterna. Anima di una poetica artistica fantasiosa e onirica in cui una ferita è il segno di un passato celato nell’Essere, colmato dal presente e dalle multiple realtà. Arte e vita, nelle loro innumerevoli declinazioni, s’intrecciano in un’armonia perfetta di un’estetica labirintica e tridimensionale.

 

Barbara De Vivi

Nata a Venezia nel 1992. Vive e lavora a Venezia.

Il fulcro della ricerca di Barbara De Vivi è il riproporsi di tematiche e iconografie nella storia dell’arte, il loro sviluppo e trasformazione, l’intreccio di tradizioni e varianti che connette l’antico al contemporaneo. L’artista trova i suoi riferimenti in dipinti e racconti relativi alla mitologia, alle vite dei santi e in fotografie contemporanee, spesso legate al proprio vissuto. Attraverso il disegno si appropria di queste immagini compilando un archivio personale da cui emergono analogie inaspettate tra temi distanti che Barbara De Vivi rende visibili attraverso la pittura. La tecnica ad olio su grande formato le permette di operare in modo impulsivo e modificare le figure per tutta la durata del lavoro stratificando più scene e assecondando ciò che l’immagine suggerisce.

 

Giulio Zanet

Nata a Torino nel 1985. Vive e lavora tra Reggio Emilia e Milano.

Il quotidiano e la domanda su come questo possa essere rappresentato, è il punto di partenza che, attraverso un processo di astrazione, definisce la ricerca pittorica di Giulio Zanet: un’indagine sull’immagine e sulla rappresentazione. L’ambiguità e l’evidenza, la ripetizione, la variazione, le regole e le omissioni, l’accettazione e il rifiuto sono elementi che l’artista mette in gioco per portare il fruitore a mettere in discussione il significato dell’opera.

 

Majid Bita

Nato in Iran nel 1985. Vive e lavora a Bologna.

Nel suo lavoro emergono i concetti di “paura” e “intimità”. Al centro della rappresentazione pittorica e attraverso il disegno, l’immagine della nascita e della morte si declina in una dimensione onirica che porta in superficie un pensiero esistenziale: l’uomo porta dentro di sé la storia dell’umanità intera e le sue inevitabili cicatrici. E così il buio di un medioevo universale, la rinascita, le religioni e le filosofie orientali confluiscono nelle forme e nelle linee che definiscono la ricerca estetica dell’artista.

 

photo courtesy Superstudiolo