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Sull’idea di acqua quando si parla di Ophelia
di Salvatore Davì

L’argomento comune alle opere in mostra presso Palazzo Ziino a Palermo è il mito di Ophelia presentato come espressione di un tempo mitologico che elabora una decostruzione di se stesso attraverso il tema dell’acqua.
L’O [eau], a cura di Laura Francesca Di Trapani, sonda le possibilità della tragica figura letteraria; essa svela la sua contemporaneità in quegli elementi più marcatamente classici. Tragedia, sensualità, dolore e morte sono, dunque, quegli elementi alchemici che legano Ophelia all’acqua e quest’ultima al ruolo esoterico della donna e del femminile come generatrice di vita, come terra madre protettrice e al contempo catastrofica. C’è, dunque, un background esoterico nell’intreccio dei temi in mostra, e gli artisti sembrano sottolineare l’importanza dei corrispettivi processi che caratterizzano la rappresentazione contemporanea della tragedia.
La video animazione di Rita Casdia mette in gioco gli elementi di genere in una innaturale gestazione maschile che si conclude con il parto dai genitali di un piccolo essere femminile; la ciclicità del dolore presente nella performance-video di Ricchezza Falcone e Manuela Di Pisa fa da contraltare, al tempo lineare e finito delle opere di Loredana Grasso, la quale dona dei limiti alla misterica e incalcolabile porzione di spazio-tempo dedicata al trapasso. Le fotografie di Stefania Romano e Rori Palazzo attenuano l’immagine femminile, la diluiscono e denunciano una sorta di declassamento che intensifica, con sottile ironia, la portata tragico-simbolica. Il processo di diluizione si radicalizza nell’abito-scultura di Balsamo&Barraja, mentre le opere di Francesco Paolo Catalano, Fabio Marullo e Annalisa Furnari si concentrano più sullo straniamento, sulla solitudine e sulla malinconia dell’elemento tragico. La  mostra, visitabile fino al 30 marzo, si chiude con gli elementi fitomorfi delle fotografie di Sergio Zavattieri; un’indagine parallela alla ricerca di una soluzione altra che prende spunto dalla continuità dell’elemento acqua con quello vegetale.
Pur nella complessità del tema letterario e nonostante l’inquietudine sottesa ad un mito come quello di Ophelia, il percorso espositivo si presenta come un rituale coerente e delicatamente strutturato.

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(1) Loredana Grasso, Vanitas vanitatum et omnia vanitas, 2012, acrilico su stampa analogica
(2) Rori Palazzo, Narcisse, 2013, stampa fotografica su carta baritata
(3) Stefania Romano, l’acqua mi bagna…, 2013, inkjet ultrachrome hdr su carta fotografica

O [eau]
A cura di Laura Francesca Di Trapani
Coordinamento progettuale e organizzativo Caliari project di Maurizio Veronese

Palazzo Ziino – Palermo
8 / 30 marzo 2013

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