Su di noi
di Giulia Crisci

“Tutto quello che chiediamo è di stare con l’arte!” si legge nel Manifesto di Gibert and George, in cui la serietà del fare arte non è mai prendersi troppo sul serio.
Balloon si occupa di realtà contemporanea e, attraverso la curatela, la scrittura e l’editoria indipendente, si impegna a stare con e nell’arte, sforzandosi di sconfinare e attivare nuove sinergie.
Il progetto nasce in un’isola: la Sicilia, ma vuole esser un mezzo per valicare una condizione di isolamento, un punto di vista che vuole spostare il baricentro del pensiero stimolando un viaggio attraverso luoghi reali e immaginari.
La specificità delle isole è la presenza di un limite geografico, quella dei suoi abitanti è riuscire ad eluderlo, costruendo ponti comunicativi per scoprire cosa c’è dall’altra parte. Abitare l’arte è prendersi cura, atto di responsabilità, presa di posizione consapevole. Il pensiero artistico diviene mezzo concreto per fluidificare il confine, che da limite diventa stimolo nella sua possibilità di essere superato.
Tornando all’origine delle parole si scopre, ci dicono gli etimologi, che curare e osservare derivano dalla stessa radice latina: Ku/ Kav. Per i romani il verbo curare è sempre stato connesso alla sfera semantica della fattività, veniva usato persino nel descrivere l’atto di costruire un ponte. La sollecitudine della cura non è altro che un passaggio dinamico, successivo ad una statica osservazione, dalla potenza all’atto dell’accudire un progetto di vita altrui, fisico o ideale.
Come è noto la funzione visiva non è innata negli esseri umani, si sviluppa gradualmente durante il primo anno di vita. Il primo mese la percezione degli oggetti lontani risulta offuscata, l’unico contattato visivo è la madre. Nei mesi successivi il campo visivo si estende, aumenta la padronanza dei movimenti e con essa la possibilità di mettere a fuoco. A un anno grazie alla mobilità e allo spostamento migliora la capacità percettiva dello spazio e del circostante.
In un anno di attività, Balloon ha ampliato il suo punto di vista attraverso il confronto e il dialogo tra operatori culturali dalle peculiarità e provenienze eterogenee. Sono state tessute le prime trame di una rete “glocale”, che si dirama dal particolare verso l’universale per dare nuova forma alle idee. In seno a questa volontà di apertura nascono progetti curatoriali come Convivium e Crossing Over, che mettono in atto frequenze interdisciplinari.
Per dirla con Barthes infatti “Per fare qualcosa di interdisciplinare non basta scegliere un “soggetto” (un tema) e raccogliervi attorno due o tre scienze. L’interdisciplinarità consiste nel creare un nuovo oggetto che non appartiene a nessuno”.
I “prodotti artistici” della contemporaneità- happening; performance; site specific; temporary exhibition- hanno  una connotazione sempre più effimera in un processo che dal monumento si è spostato in direzione dell’evento nella politica del consumo.
Mostre che durano il tempo del vernissage, artisti a cui vengono commissionate nuove produzioni in situ, che vengono smantellate e dimenticate. È lecito chiedersi cosa resti di tutto ciò?
L’esigenza di scrivere, recensire, intervistare o realizzare pubblicazioni indipendenti nasce proprio dalla volontà di fermare il bulimico meccanismo fatto di fiere; aste; biennali; opening e finissage. Scrivere è metabolizzare il pensiero al fine di restituirlo all’altro, nel tentativo di lasciare traccia di ciò che è stato, per immaginare nuovi significati.
La messa in atto di una rete consente un dialogo tra le parti, pubblico e privato si fondono,
dall’artista al curatore, dal curatore al lettore. È in questo spazio virtuale e concreto che Balloon opera cercando un’interattività che non vada a discapito della lentezza necessaria a godere del particolare.
Le parole sono traccia che diventa memoria, confrontandosi incessantemente con la finitezza, si riduce il rischio di sparizione.
Balloon ad oggi conta 365 giorni di attività, 64 interviste, 6 progetti curatoriali, 30 recensioni, 7 edizioni B-publishing, 4 contributors. Sedimentazione, esperienza e immaginazione sono le tre dimensioni chiave dell’attività presente e futura.
Poca passione per i numeri, più per le parole che esprimono energia ed entusiasmo per un viaggio che è ancora work in progress!
Buon compleanno!

Enrico Tealdi, Preghiere per volare, 2010, Tecnica mista su carta, vetro, legno.