Art

“STUDIO 2 project”:

il fil-rouge attraverso le visioni degli artisti

 

Studio 2 è un progetto ideato da Ettore Pinelli e Francesco Rinzivillo. Essendo state già approfondite in una precedente intervista le generalità dello stesso[1], questo articolo si propone di essere una insight attraverso le interviste del 50% dei singoli artisti partecipanti, in modo alternato: ospitante/invitato. I quattro intervistati per i quattro appuntamenti sono: Francesco Rinzivillo[2], Giovanni Blanco[3], Daniele Cascone[4] e Francesco Balsamo[5].

Il primo ospitante intervistato, nonché uno dei fondatori del progetto, inizia a parlare dell’esperienza partendo dall’assioma che ne è alla base: l’artista lavora solo in studio però ha la necessità di confrontarsi. La relazione solitamente avviene tra pochi che sono spesso, per lo più, gli stessi.

Questa volta il confronto è stato fatto direttamente col pubblico: più grande e variegato per sua natura. Per parlare di confronto senza incorrere nel rischio della “classica mostra” si è deciso inoltre di rivoluzionare il luogo: lo studio aperto. La scelta di redigere il primo incontro senza palinsesto è risultato un buon esperimento, racconta l’artista. La sua impressione generale è definita come “una scintilla” tra il pubblico, incuriosito dal luogo e da ciò che rappresenta, e gli artisti che, almeno parlando attraverso la sua esperienza, dovevano avere la sensazione di avere frugate le tasche, i pensieri e forse gli organi (almeno quelli di senso).

Artisti e pubblico si sono mischiati, ricoagulandosi in gruppetti a seconda dell’argomento di discussione: tecnico o concettuale ma comunque mitigato dall’atmosfera di intimità che l’ambiente, per sua natura, ispirava. La cosa che ha colpito di più Rinzivillo è stato appunto il rapporto “umano, diretto e genuino” con chi era interessato, in varia maniera, al mondo dell’arte: chi notava assonanze tra i due diversi linguaggi degli artisti, chi guardava i libri sugli scaffali per capire di cosa si cibasse la creazione, chi invece lo chiedeva direttamente al diretto interessato. La sintesi di ciò che è avvenuto quel giorno? L’esposizione del momento precedente l’opera.

Il secondo intervistato, Giovanni Blanco, afferma che accostare degli artisti molto distanti tra loro è un cortocircuito inesponibile in mostra che però, nell’atmosfera di naturalezza e di intimità caratteristica dell’ambiente dello studio, diventa possibile. Inoltre il fascino del luogo contagiava non solo gli artisti ma anche il pubblico che ne è il più lontano fruitore.

Nel caso di Blanco e Viola, la metafora perfetta del loro rapporto di opposizione-analogia è proprio la loro stessa onomastica. Due cognomi di tonalità differenti come il loro stile: l’uno eclettico nel medium e nei soggetti, l’altro affezionato alla pittura di paesaggio, soprattutto della Sicilia sud-orientale; hanno in comune solo il nome e la patria. Da questa esperienza però l’ospite racconta di essersi portato, una volta tornato nel suo studio, un concetto nuovo di luce nell’ombra tipica del suo spazio. Pur non avendo mutuato il rapporto sentimentale con i luoghi e la visione armonica degli stessi che l’ospite riporta sulla tela, la luminosità spaziale ha permeato l’ombra dei soggetti che, nella pittura dell’invitato, “non ci sono più”. Così la ri-scoperta dell’altro diventa un’occasione di auto-scoperta.

Daniele Cascone, terzo intervistato, riferisce l’atmosfera del terzo appuntamento come “rilassata, intima, non appuntata, com’è invece tipicamente quella delle gallerie; in sostanza: “una serata tra amici… allargata”.

Ri-conoscere un artista attraverso la visita del suo studio è un’esperienza nuova e stimolante. L’invito di Cascone è stato fatto per analogia ma anche per differenza: rivolto a un fotografo che, come lui, manipola l’immagine fotografica ma in modo diverso: mentre il primo opera con il digitale, l’altro utilizza la pellicola. Aprire lo studio è stato di per sé una novità che si è mantenuta nell’allestimento, o meglio, nell’apertura. Sì, è preferibile questo termine ritengo, per definire questo tipo di esposizioni: è il dietro le quinte, l’attimo precedente la mostra, lo spazio dietro il sipario che viene offerto-aperto al pubblico. Una dimostrazione concreta di ciò è il fatto che, in questa occasione, fosse allestito un tavolo dov’erano “buttati” (e non “esteticamente disposti”), gli appunti del proprietario dello studio, mai prima d’allora pensati per essere esposti. L’informalità ha portato all’unicità, la relazione ha veicolato la sperimentazione: il fulcro del progetto e di ogni evento connesso contornava le opere, lo spazio tra di esse: lo studio.

Francesco Balsamo, ospite dell’ultimo appuntamento, racconta che il suo è stato un hapax all’interno del progetto. A differenza dei precedenti inviti, basati su un’amicizia già avviata, lui non conosceva i suoi ospiti, i quali al classico “cosa porto?” hanno risposto “tutto” senza alcuna selezione. Così con le cartelle sottobraccio, l’invitato entrava nello studio che, in generale, per lui rispecchia la definizione di “luogo di sedimentazione, di accumulo”. Tale caratteristica è stata rispettata nell’allestimento, in continuità con l’assenza di un progetto specifico. Così anche l’oggetto casualmente accostato, l’impronta incisa nella polvere, frutto di uno spostamento ha contribuito nell’allestimento: una traccia come un bozzetto. E l’accostamento dei bozzetti andava creando un’opera nuova e totale: lo studio ri-visitato. La sorpresa è stata trovare, tramite questa via, delle affinità tra proprietari e ospite. Gli oggetti astratti che i due scultori e performer usano solitamente in movimento, sembravano custodi di significati cifrati; dove la scelta del disegno da accostare era operata coscientemente, risultavano – sostiene Balsamo stesso- “assonanze palesi”. La cornice dello studio operava nella mimesi, le opere risultavano incastrate con naturalezza. In conclusione, l’esperimento ben riuscito ha fatto sì da mettere in mostra i dubbi e le intuizioni rimaste latenti.

Il progetto, attualmente in pausa estiva riprenderà a settembre, con la prospettiva di portare l’esposizione dell’intimità anche all’esterno della Sicilia.

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[1] https://www.espoarte.net/arte/studio-2-intervista-a-ettore-pinelli-e-francesco-rinzivillo/?fbclid=IwAR3GdJksZzU3ykcjNGX7f4WDSSzovMCE6BLAZLF7pv7dbEL0lpEZ27T_fBY

[2] Ospitante Ettore Pinelli – dicembre 2018 (Pozzallo, RG)

[3] Invitato da Giovanni Viola – febbraio 2019 (Modica, RG)

[4] Ospitante Adriano Savà – aprile 2019 (Ragusa)

[5] Invitato da Tamara Marino e Simon Troger – giugno 2019 (Vittoria, RG)

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In copertina: Studio di Daniele Cascone + Adriano Savà 04.2019 Ragusa – Crediti Fotografici Daniele Cascone