Square Project: il libro

di Laura Cantale

 

Il contemporaneo è, nella sua accezione principale, ciò che stiamo vivendo; il periodo che abbiamo passato e provato è stato permeato di incertezza e ha ricondotto a ciò che, nella più basilare delle considerazioni, è definito con il concetto di “fare i conti con la realtà”. Un elemento che ha accomunato tutti, in questo procedere delle attività quotidiane e nell’affrontare il contemporaneo, ha trovato manifestazione forzata nella distanza e nella “reclusione”. «Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli, si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione. Certo, chi non ne ha mai gustato il sapore non saprà mai ciò che ha perso, ha lasciato indietro, a cosa ha rinunciato.»[1], sosteneva poeticamente e severamente Zygmunt Bauman, in una evidente considerazione sulla volontaria scelta di non rimanere isolati a scapito di se stessi; oggi l’isolamento è stato forzato. L’individualità, intesa nella sua accezione fisica e non mentale, è diventata centro di un periodo durante il quale internet e i social network, sono divenuti l’altra metà di una relazione che, già di per sé, è permeata di una certa dose di “morbosità”.

Balloon project, proponendo la open call Square Project (26 Marzo – 10 Aprile 2020), ha pensato bene di “aprire” i confini, dare uno spiraglio, creando l’ossimoro dell’essere liberi rimanendo contenuti; contenuti in un quadrato che, negli stimoli alle duali riflessioni di libertà/limite, aperto/chiuso, pieno/vuoto, presenza/assenza, realtà/finzione, è stato interpretato con forza (Non ci sarà più di Sam Di Vito), definito (Green Paradox di Rebecca Miccio), ridefinito (Uno pari con netto vantaggio di Adelaide Cioni), riempito (cm di Alice Paltrinieri), svuotato (Through the wall di Ernesto Mistretta) e, a volte, sradicato (Un-squared di Fabrice Bernasconi Borzì); nella perfetta concezione di base che, quello del perimetro del quadrato proposto, altro non fosse che solo il grado zero dal quale l’espressione poteva partire; e gli esempi riportati sono solo alcuni. Alla open call si sono avvicendati tutti; tutti coloro i quali hanno sentito la necessità di esprimersi. Il fatto che fosse, appunto, open non ha limitato l’azione agli artisti, ma ha portato l’esperienza di Square Project a un livello espressivo significativo, in termini di contenuti e volontà. Di per sé, la figura del quadrato, ha innumerevoli e mirabili significati; è la combinazione perfetta, quasi divina, di numeri e calcoli; rappresenta un tempio, «un santuario di fiducia e amore al cui interno abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri.»[2], è rappresentazione dell’istante isolato – del vissuto in isolamento, in questo caso, lontano dal concreto che è, nella maggior parte dei casi, l’arte visiva. La risposta alla call di Square Project da parte di chi ha deciso di coglierla ha messo in evidenza come la “responsabilità” dell’espressione artistica è tale da creare sempre nuove modalità di comunicazione, anche in dimensioni non favorevoli, in condizioni sgradevoli, in una corale necessaria dirompenza terapeutica, a volte, ma certamente sociale.

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[1] Zygmunt Bauman, Cose che abbiamo in comune. 44 lettere dal mondo liquido, Bari, Laterza 2012
[2] The Square, film di Ruben Östlund, Svezia, Danimarca, USA, Francia 2017

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