Evento 1/7 Spazio ai margini

Ospite 1/7: Francesco De Conno

Opera 1/7: Frammenti Verdi

Di Anna Papale

 

Sabato scorso – 30 gennaio 2021 – si è tenuto il primo evento della kermesse di Attitudes-Spazio libero alle arti, presieduta e curata dal collettivo curatoriale Pépinièrs_coltivare le arti. Il ciclo di eventi Spazio ai margini prevede di tenerci compagnia attraverso ricerca, interviste, podcast e mostre lungo l’arco del 2021. Il concept della narrazione è dare spazio a chi non ne ha, o ne ha poco, è marginale appunto, o periferico. La riflessione si articola in senso letterale sia sullo spazio fisico che sulle relegazioni e confinamenti sociali imposti e autoprodotti. Ci ha molto colpito la citazione dell’antropologo statunitense James Clifford per cui “le vittime dell’impero sono deboli, ma di rado sono passive, estratto dal testo di presentazione che riveleremo parallelamente allo svolgersi degli eventi, in cui è racchiusa la volontà del progetto di dar voce a una rivoluzione più che dal basso, dal lontano, dal confine.

Il primo ospite che ha declinato la distanza da una norma, dalla realtà preconfezionata, è il giovane artista Francesco de Conno, classe 1996, il quale si è occupato di eteronorma e mascolinità tossica. Nella diretta Facebook andata in onda in contemporanea anche sulla nostra pagina (link qui)  ha presentato l’opera digitale Frammenti Verdi* liberamente ispirata allo scandalo dei primi anni ‘60 passato alla storia con il nome “Balletti verdi”, relativo ad una serie di feste organizzate nella campagna bresciana e frequentate dalla comunità omosessuale, sfociato in un’inchiesta e conseguente esposizione pubblica di oltre 200 indagati. Oggi come allora eventi di tale portata vengono strumentalizzati a fini politici e moralistici, giungendo a demonizzare e stigmatizzare un diverso, del tutto relativo, ma utile all’argomentazione di natura più bigotta. Francesco denuncia la totale assenza – attenzione non negli anni ’60 ma nel XXI secolo! – di un dibattito costruttivo sull’identità di genere, della necessità di: “un negoziato, scaturito dall’asimmetria tra l’autopercezione e quella degli altri”, del costante “sentimento di costrizione a integrarsi con categorie imposte”.

L’artista nasce come incisore e non rinuncia al suo primo amore per la tecnica medievale anche nell’accezione digitale del suo lavoro. Nell’horror vacui dello spazio virtuale che ha creato (orrore dato anche dalle testimonianze dei reperti audiovisivi che ha stratificato) e nella cacofonia di sentenze che invadono la nostra sensibilità al momento della fruizione, ha concluso sottolineando (SPOILER ALERT!) “Il punto non è dove cadiamo noi rispetto ai margini ma dove li tracciamo. I margini non sono fissi. Quando disegniamo, decidiamo noi quali sono i limiti, la potenza sta nel capire che è nostro il potere di disegnare la nostra società. Nelle mappe medievali, i luoghi ignoti e inesplorati erano etichettati con la didascalia hic sunt dracones! (qui ci sono i draghi!)”.

*L’uso quasi accecante del verde fluo non è casuale: oltre a ricordare il colore a cui venne associato lo scandalo dei Balletti, era verde il garofano iconico della giacca di Oscar Wilde, fiore che a lungo ha costituito una delle associazioni simboliche più immediate con la comunità omosessuale. Verde anche il colore del chroma key, che, per via delle sue possibilità digitali, l’artista stesso definisce come un colore “particolarmente evidente e tremendamente fragile” al contempo.

In copertina: Intervista in diretta Facebook Francesco De Conno @Attitudes_Spazio Alle Arti