SARP Show #2

Kevin Rausch solo exhibition

di Anna Papale

 

La mostra “Vedere l’invisibile” ospitata nelle nuove sale della Residenza per artisti SARP dal 2 al 22 settembre ha raccolto i lavori dell’artista viene Kevin Rausch (1980).

Dopo un intenso soggiorno in Sicilia vediamo i risultati della contaminazione nella pratica di Kevin che va dalla pittura alla scultura con spiccate influenze dei più storicizzati Giacometti, Schiele e West.

Ci sorprende come fin da subito sia possibile ed evidente distinguere nel complesso dei lavori esposti quelli prodotti durante la residenza siciliana e quelli antecedenti risalenti al periodo viennese. Per quanto suoni retorico, la differenza di luce e ambientazioni spicca nelle recenti produzioni e come un automatismo sicuro per l’artista-residente, la tavolozza, gli acrilici e i tessuti utilizzati, si imbevono di colori pastello, luminosi, con una forte dominanza del rosa, che sembra diventare una nuova firma dell’autore.

Incuriositi, abbiamo chiesto a Kevin il resoconto di questa esperienza.

 

Kevin, com’è cambiato il tuo rapporto con lo spazio e con il tempo durante la residenza d’artista?

Questo periodo è stato molto intenso e stimolante; il confronto con l’ambiente dato, che prevale su tutto, mi ha reso capace di dare uno sguardo diverso alla mia arte.

Sono state le lunghe ombre proiettate durante il giorno così come la notte, l’arido e allo stesso tempo fertile paesaggio, i luoghi inanimati, le case abbandonate, il sole rovente, i gatti assetati di fame, la cenere nera dell’Etna, la quale non ha mai riposato. Tutto questo mi ha reso libero più libero e ho avuto modo di trasmettere questa libertà nella mia arte.

Lo scambio con gli artisti locali è stato molto rilevante, facendomi immergere in altri punti di vista, percezioni e abitudini. In breve, è stato notevole immergermi nella cultura meridionale italiana, lo farei volentieri ancora!

 

Possiamo dire che le tue sculture sono un nuovo modo di intendere la contemplazione? Sono loro che guardano noi e non il contrario?

Non posso dire che sono “un nuovo modo di percezione”. Dal mio canto è stato o continua ad essere un passo logico per tirar fuori dalle immagini le figure, per trasmettere una nuova forma di visibilità ed esperienza. Ciò che queste sculture vorrebbero comunicare è l’imperfezione, una bellezza sporca non immediatamente riconoscibile.

Ci sono tipi di vita quotidiana che incontro e osservo durante i miei viaggi, o nella mia vita quotidiana, per la maggiore sono incontri passeggeri a volte però così intensi da marchiarsi a fuoco nella mia memoria per poi prendere forma.

Così Kevin per visibilia ad invisibilia, traduce in forma concreta l’esperienza della residenza, in una collezione di ricordi e incontri della quale ci rende partecipi e ci presenta.