SALON PALERMO

di Carlo Corona

 

La galleria palermitana Rizzuto, con il suo modo di essere à la page, presenta Salon Palermo a cura di Antonio Grulli, collettiva che si focalizza sugli aspetti formali ed estetici del linguaggio pittorico. La mostra presenta il lavoro di dieci artisti italiani: Sabrina Annaloro, Mattia Barbieri, Enne Boi, Anna Capolupo, Silvia Capuzzo, Cosimo Casoni, Gabriele Ermini, Alessandro Giannì, Jimmy Milani, Mattia Sinigaglia. Le opere esposte sembrano recuperare l’esperienza delle avanguardie storiche di inizio Novecento, tra espressione e surrealtà; ogni impronta pittorica è un sistema specifico in cui coscienza animale, vegetale e artificiale si incontrano in una sospensione indefinita, verso un futuro o a fronte di un passato magico, misterioso, simbolico. Gli artisti presenti in mostra, attraverso la pittura, elaborano forme, contenuti, schemi, che sono il riflesso della complessità del nostro tempo e, nel contempo, s’interrogano sull’efficacia del mezzo pittorico per esprimere un contenuto concettuale.

 

Sabrina Annaloro (Palermo, 1989) attinge agli impulsi arcaici e primitivi in un universo che oscilla tra il bestiale e il tragicomico. Affronta diversi temi che vanno dalla trasformazione alla sacralità del corpo, dal culto dello stesso alla perdita dell’identità, dall’umanità all’animalità.

Mattia Barbieri (Brescia, 1985) ci mostra un fare pittura dove ideale e concreto divengono un’elaborazione complessa e virtuosa. Le pennellate, i segni grafici, i particolari materici, sembrano riappropriarsi di rituali e tradizioni esoteriche. La presenza del “simbolico” e del divino trasfigura il tutto in icone moderne.

I lavori di Enne Boi (Cantù, 1989) sono una riflessione sulla natura enigmatica della pittura figurativa, in un gioco enigmistico che richiede la ricostruzione di una parola o di una frase per mezzo di segni o di figure. Nei dipinti si rilevano tratti tipici dell’espressionismo, come la violenza cromatica e la quasi deformazione dei soggetti carichi di una forte drammaticità.

La pittura di Anna Capolupo (Lamezia Terme, 1983) apre una finestra narrativa che da su un mondo surreale, alienante, disturbante dalle cromie prorompenti. La rappresentazione della natura in chiave simbolica e la liberazione della forza del colore confluiscono nella celebrazione dell’inconscio come detentore della verità.

Silvia Capuzzo (Merano, 1996) sembra perdersi in quello che la circonda: una commovente rappresentazione, un ingigantimento della scena che ne enfatizza la natura simbolica.

Cosimo Casoni (Firenze, 1990) riflette sulla configurazione di forme naturali in rapporto a forme di vita urbana. Le superfici sembrano essere sospese in una reazione tra la calma bucolica e la frenesia cittadina che genera segni spasmodici dentro vedute pittoriche.

Nei grandi quadri di Gabriele Ermini (Firenze, 1996) la distorsione delle figure umane e la prospettiva decentrata fanno dubitare della rappresentazione o dell’astrazione della scena dipinta. L’elasticità delle figure ci fanno pensare a un’elaborazione digitale enfatizzata dai colori acidi e dalle campiture piatte. La tecnologia viene qui “corrotta” a favore dell’aspetto manuale della pittura.

I dipinti di Alessandro Giannì (Roma, 1989) si configurano mediante pennellata violenta e materiche che creano immagini deformate prive di consistenza tendenti all’astratto. L’espressività degli elementi dipinti si manifesta non soltanto attraverso la restituzione dei dati visivi ma anche nella caotica composizione.

Nel lavoro di Jimmy Milani (Savigliano, 1995) l’elemento fiabesco e illustrativo entra in relazione con forme metafisiche dal linguaggio iconico, piatte e prive di ombreggiature. La cornice, da elemento di contenimento dell’immagine, si fa esso stesso immagine e sopratutto forma.

Anche Mattia Sinigaglia (Castiglione delle Stiviere, 1989) vuole oltrepassare il limite della cornice e trasformarlo in forma e contenuto visivo.  La sua fascinazione per la scienza lo spingono a costruire dipinti le cui immagini muovono tra il sogno e la realtà, cercando di rispondere a interrogativi sull’esistenza usando mezzi parascientifici e fantascientifici.

 

Questa mostra vuole, evidentemente, ridare valore all’esposizione, alla fruizione fisica della pittura e alla sua essenza – proprio come si faceva nei salon parigini del XIX secolo – in cui l’osservazione e potremmo dire la contemplazione dell’opera era al centro dell’esposizione.

La mostra è visitabile fino al 18 settembre 2021, è possibile prenotare la visita da questo link.

 

Fotografie di Rizzuto Gallery, © Rizzuto Gallery