Per un’estetica del paesaggio
di Giulia Crisci

Fino al 29 settembre è possibile visitare presso il Pav a Torino, la mostra Internaturalità, una collettiva a cura di Claudio Cravero in cui sedici artisti nazionali e internazionali arricchiscono la ricerca sulla relazione tra natura e cultura, campo d’indagine primario del Parco d’arte vivente, un luogo in cui è possibile esperire un’arte che travalica i canali istituzionali, per prendersi cura del vivente, non più rappresentandolo ma presentandolo nelle sue mutevoli forme.
Il titolo della mostra, un termine coniato dal semiologo palermitano Gianfranco Marrone, sottende l’esistenza di differenti nature. La natura in fondo non esiste se non come paradigma culturale; multiculturalismo e multinaturalità appaiono come un unicum.
Innesti tra alterità vengono messi in scena tra gli spazi esterni ed interni del parco, secondo modalità eterogenee.
Attraverso una comparazione tra mondo animale e umano si muovono i lavori di alcuni degli artisti in mostra. E’ il caso di Luana Perilli con 108, 2012, che auspica una proiezione umana quasi simpatetica verso il modello sociale solidale delle formiche.
Il lavoro più interessante in questo senso è quello dell’artista Filippo Leonardi che apre la mostra fisicamente e concettualmente con la sua scritta al neon: La natura ama nascondersi, 2012, un aforisma di Eraclito, statment dell’esposizione e dell’artista stesso che ha fatto dell’ambiguità una cifra stilistica. Colombaia mobile e Volo unico, 2012- 2013, sono altri due suoi lavori in mostra. Si tratta di un unico progetto che si declina in forma installativa e multimediale. Leonardi raccoglie in Volo Unico i tentativi di volo di colombi viaggiatori, monitorati attraverso delle piccole telecamere legate al collo, da un punto scelto di volta in volta alla colombaia, luogo al quale per loro natura sono costretti a tornare. Si tratta di mettere in comunicazione due luoghi, creando uno spazio di mezzo aperto a molteplici riflessioni: il ritorno forzato al luogo natio, la condizione ambigua di protezione/ ingabbiamento, il doppio sentimento di attrazione e repulsione che l’animale suscita nell’uomo. Il colombo mette ben in luce differenti attitudini umane nei confronti del mondo animale. Esso fu il primo animale addomesticato dall’uomo per la trasmissione di messaggi, una trasmissione lenta, lontana dai click del mouse, che necessità di un tempo per ricevere ed assimilare.
L’installazione in esterno di colombaie, isole di legno, è accompagnata dal lavoro sonoro di Gabriella Ciacimino, , il più convincente della mostra. Mixture of Plants: The Edelweiss , 2012 indaga il rapporto uomo-natura, in dialogo con Christian Berg, botanico del giardino di Graz, l’artista, pone al centro della discussione la stella alpina, specie protetta, simbolo della tradizione austriaca e di quella della resistenza italiana. Una riflessione, coerente con la ricerca dell’artista palermitana, che investe le tradizioni popolari e culturali, l’aspetto antropologico e linguistico, a dimostrazione di come il mondo esterno possa diventare proiezione dell’umano e viceversa.
I “materiali” della natura diventano i media artistici di Caretto e Spagna, in una sorta di archivio, che palesa la relazione dei due autori con il mondo minerale. Corpo Esteso, 2013, consta di frammenti raccolti in numerosi viaggi di ricerca atti a sviscerare i legami biologici dell’uomo con il suo habitat.
Il viaggio è il focus del bel lavoro video di Lucy e Jorge Orta, Perpetual Amazonia, 2010, una doppia proiezione installata in modo da avvolgere lo spettatore entro uno spazio suggestivo di immagini e suoni registrati durante la loro spedizione nella foresta pluviale. Al loro ritorno i due artisti commissionano al poeta Mario Petrucci una narrazione basata sull’esperienza appena compiuta. Una voce fuoricampo dal tono volutamente simile a quello usato nei documentari recita i versi di Petrucci: un dialogo tra Gaia ( la terra) e l’uomo.
Anche i lavori di Piero Gilardi, Brigitte de Malau mirano a porre sullo stesso piano l’essere umano e il suo circostante, concorrendo al tentativo di ridurre la distanza dicotomica tra natura e cultura.
Non manca chi si introduce in questa complessa relazione in maniera critica.
La natura presentata da Uli Westphal è quella servita sugli scaffali dei supermercati. Shelf Life, 2011 è
un’ installazione neon in aperta polemica contro il mondo commerciale e le finezze comunicative utilizzate al fine di trarre profitto disonesto. La serie di tubi al neon installati a parete di diverse tonalità, vicina nella forma alle operazioni minimaliste ma ormai lontana nel significato, ripropone le condizioni percettive create ad hoc nei negozi alimentari per potenziare le qualità cromatiche dei prodotti venduti, esaltandone la freschezza.
Norma Jeane si inserisce con la sua installazione “vivente”, Potlach, 2013, un grande sacco contenente semi di mais, posto all’ esterno diventa nutrimento per i volatili e allo stesso tempo un’incubatrice di microorganismi. Il titolo è un riferimento a società indigene e al rituale d’ostentata distruzione di beni di lusso. La cerimonia che culmina in una distruzione spettacolarizzata mette in atto una serie di scambi e di doni in grado di modificare lo status sociale degli adepti. Economia del dono e riflessione sul surplus delle società capitalizzate, teorizzato da George Bataille.
Da segnalare è l’attività del dipartimento educazione del Pav, diretto da Orietta Brombin, contraddistinto da una puntuale attenzione all’accessibilità degli spazi del parco a tutti i pubblici e da un dialogo aperto con differenti realtà nazionali e internazionali. Le numerose attività non sono vincolate allo spazio espositivo ma estendendosi in diversi contesti, creano una rete intelligente che sembra ricordarci che lo scopo non è quello di accaparrarsi pubblico ma di educare e stimolare i possibili visitatori, fornendo loro gli strumenti per una visita del museo e non solo.
In mostra sono esposti alcuni video di documentazione dei lavori recenti. Molto interessante è il lavoro con il collettivo statunitense Critical Art Ensemble, che ha messo in stretta relazione la precarietà di alcune specie in via d’estinzione con gli spazi cittadini in pericolo. Precarità biologica e culturale, un altro punto in comune tra organismi viventi.

(1)

(2)

(3)

(4)

(5)

(6)

(1) A.Caretto, R.Spagna, Corpo Esteso, 2013
(2) B. De Malau, La table de Circé, 2013
(3) F. Leonardi, VoloUnico, 2013
(4) G. Ciancimino, Misture of plants, 2012
(5) L.e J. Orta, Perpetual Amazonia, 2010
(6) U. Westphal, Shelf Life, 2011