Ludovico Orombelli: a Skype-interview

di Bianca Basile

 

Anche quest’anno Balloon Project continua a seguire con interesse le attività di Viafarini (Milano): Bianca Basile intervista Ludovico Orombelli (Como, 1996), pittore della terza dimensione che svolgerà la residenza d’artista da Maggio ad Agosto 2020 presso VIR (Viafarini in residence).

Pittura e tridimensionalità. Come si compone quello che appare come un ossimoro? Ludovico spiega che la pittura assorbe l’ambiente che la circonda. Da dove è partita questa forma di ricerca? Qual è la tecnica impiegata? Come si è adattata all’obbligata domesticità di questi ultimi tempi? L’artista risponde a tutti questi interrogativi in tre domande.

 

 

Come ha influenzata la tua ricerca la tua esperienza in Inghilterra?

L’esperienza in Inghilterra ha inevitabilmente influenzato la mia comprensione dell’arte e il mio modo di affrontarla. Durante i tre anni all’estero, vivendo lontano dalla mia città di origine, ho cominciato a riflettere sulla natura degli spazi e il loro continuo mutare. La pittura è stata quindi assunta come disciplina che potevo utilizzare per comprendere forme e luoghi.  I dipinti realizzati durante questo periodo riprendono la tecnica dell’affresco e il suo legame con gli spazi architettonici, ripresi nelle loro geometrie più essenziali. Da questi primi lavori la mia ricerca si è poi aperta ad altre forme, approfondite e comprese comunque attraverso la materia pittorica.

 

Cos’è per te la pittura nella configurazione della tua ricerca?

Per comprendere il ruolo che la pittura ha nella configurazione della mia ricerca, ritengo sia importante considerare il processo con cui le opere vengono realizzate. Ogni creazione nasce dal trasferimento di colore da oggetti tridimensionali alla tela. Fogli di carta, muri, tessuti e altri elementi del mio quotidiano, sono assunti come spazi che definiscono concretamente il mio immaginario. La pratica creativa esplicita in questo modo il rapporto tra la realtà e la sua estensione pittorica, ma non solo. Infatti, il dipinto viene anche compreso come oggetto che affronta i cambiamenti che si verificano nello spazio. Forme indivisibili (camicia e gruccia), ad esempio, conserva un equilibrio fragile. La transitoria relazione tra la gruccia e la camicia sopravvive come ricordo (s)materializzato nelle figure impresse sulla tela di lino. La corrispondenza tra le immagini e la realtà, nel loro rapporto di definizione reciproca, è un aspetto che mi attrae.

 

Che direzione sta prendendo la tua ricerca?

Confrontarmi con l’ambiente domestico, in questi mesi, è stato spunto di riflessioni e fonte di materiale per continuare a creare. Ho quindi raccolto diversi oggetti appartenenti a casa mia, che saranno il punto di partenza per i prossimi dipinti. L’attenzione sarà rivolta, ancora, ai dialoghi tra gli oggetti, ma anche alle diverse possibilità formali di superfici in costante cambiamento. In questo modo, vorrei continuare a interrogarmi sulla centralità che la presenza di una forma ha nella definizione di un luogo.