Non importa se non capisci, segui il ritmo
di Giulia Crisci

L’opera di Maria Lai più che analizzata sembra chiederci di essere esperita, come si fa durante un gioco. Il suo ritmo è quello gestuale dettato da trame, intrecci, fili e nodi. Il gesto del cucire e ricucire palesa una tensione verso la riconciliazione degli opposti: technè e logos, cultura e natura. Raccontare è tessere, tessere è esistere.

Nel 1993 Lai realizza per l’atelier sul mare di Antonio Presti – Castel di Tusa (ME)- una delle stanze d’artista; opera il cui fulcro concettuale è ancora una volta l’idea di unione. Al di là della porta vi è un luogo di ricongiungimenti simbolici, in cui  “prendere per mano l’ombra”.

Su barca di carta mi imbarco, verso scelto come titolo, è un’esperienza di viaggio in balia delle onde. L’acqua è l’elemento predominante, all’esterno– l’atelier è in riva al mediterraneo- e all’interno di molte delle stanze .

Il letto quadrato è rivestito da un copriletto cucito da Maria, che vi ha ricamato la costellazione solare, è l’imbarcazione sulla quale riposare e godere di un’opera polimaterica.
Il suono della cascata d’acqua discendente lungo la lastra di vetro fa da tetto alla sala da bagno, avvolgendo l’ambiente.
Fili di rame corrono lungo il tetto culminando in una sfera solare dello stesso materiale, non a caso conduttore di energia. Sul pavimento i massi riportano alla dimensione terrestre, chiudendo il microcosmo.
Attorno al letto le pareti si dividono per colore, i colori si dividono per regioni.
Due isole, Sicilia e Sardegna, si uniscono grazie ad uno stesso mare, forza generatrice e distruttrice ad un tempo.

“Molti mi chiedono perché fai queste cose assurde? L’arte fa sempre cose assurde. Non c’è un perché, per esistere”.

ANTONIO PRESTI RACCONTA MARIA LAI:

Maria Lai parla di una Sardegna che al tempo della sua giovinezza le dava troppo poco, l’arte invece riusciva a regalarle un’ansia di infinito.
Proprio quest’ansia di infinito mi sembra il punto di contatto tra il lavoro di Lai e il progetto Fiumara d’Arte.
Vorrei chiederle di raccontarmi della vostra collaborazione per la stanza d’artista all’atelier sul Mare, Su Barca di Carta mi imbarco:

Durante il periodo di progettazione e ideazione della stanza Maria ha vissuto all’atelier per un intero inverno, insieme a me e Mauro Staccioli, che stava lavorando ad un’altra camera, Trinacrie.
Quando abbiamo pensato con Maria che forma, che valore, che senso dare all’opera tutto questo si è concretizzato nel concetto di unità.
La stanza racconta l’incontro tra la Sicilia e la Sardegna , due terre unite dallo stesso Mar Mediterraneo ma contraddistinte da due cromaticità differenti. Il nero è stato scelto come simbolo della Sardegna, mentre il blu è dedicato ad un luogo della contemporaneità sicula.
La Sardegna in questa stanza è sigillata come luogo di bellezza in condivisione con la terra di Sicilia.
Si lavorava insieme in armonia, in un rapporto di grande amicizia e complicità.
La cosa più bella che ricordo è il momento in cui con Maria decidemmo di realizzare il tetto di acqua del bagno, da cui scorre un fiume d’acqua su una lastra di vetro, che dà il senso a tutta la camera. Il bagno è interamente realizzato con le sue ceramiche.

Riguardo la scelta del titolo invece?
Il titolo lo scelse Maria in maniera molto naturale.
La barca citata è un mezzo verso il sogno e la creatività. L’ imbarcazione che permette all’artista di fluttuare sulle acque di un mare universale, che trovava la bellezza nella possibilità di fruire ancora un sogno. Questa possibilità viene  confermata  dal pubblico, ogni qualvolta che abita la stanza, nella di rivivere ogni volta  il gesto creativo di Maria Lai.

Quali sensazioni riportano i fruitori?
Quasi da subito le persone che varcano la porta dorata della stanza si rendono conto con sorpresa che la chiave per leggere la stanza-opera risiede nella sala da bagno, in questo tetto cascata. E’ l’emozione della fuoriuscita dalla terra.
Il pubblico credo riesca a sentire l’intenzione che Maria ha avuto nel ideare la stanza, l’intenzione quasi di disvelare qualcosa che sta al di sotto e che fuoriesce dalle viscere.
La grande opera che viene senz’altro molto amata da chi alberga la stanza è il copriletto ricamato, le cui trame tracciano le costellazione del sole.  E’ l’utopia di due terre che si incontrano.

Cosa ricorda della personalità di Maria?
Una donna che sempre ha lottato per le donne non solo come valore d’emancipazione ma di sacralità.
Per lei la donna aveva sempre questo ruolo di grande madre, che non solo doveva lottare per la sua indipendenza, ma doveva trovare il modo di esplicitare il ruolo materno e generativo che era in lei.
Maria Lai è stata una delle artiste più amate proprio per questo sua natura armoniosa, affettuosa, questo vedere una donna piccola minuta che al tempo stesso aveva in sé un carattere dinamico, forte che strideva con la sua fisicità, che sembrava palesare un bisogno di affettuosità, protezione, amore.
Mi ricordo e penso al suo essere che da una parte si rappresentava in nome di quella tenerezza e debolezza, ma che artisticamente riusciva ad acquisire un’autorevolezza quasi fiera.
D’inverno c’era molto freddo nell’albergo, che si affaccia sul mare, e lei girava con la boule dell’acqua calda, o ancora riscaldava dei mattoni che riponeva nel letto, metodo antico che viene dalla tradizione contadina.
Una contemporaneità assoluta nel lavoro che si coniugava a un modo antico e rurale di vivere la quotidianità.

Il fulcro della stanza è il contatto, l’unione tra le due realtà insulari. Cosa pensava Maria Lai della Sicilia?
Maria diceva sempre che la sua sensazione in Sicilia era sempre di maggior apertura, rispetto alla sua terra.
C’era il lei il tormento di essere una grande artista in una terra che non le dava spazio, che non le dava modo di esprimersi come lei avrebbe voluto.

Come descriverebbe il lasciato di Maria all’intero della contemporaneità artistica?

Credo che lei abbia lasciato una traccia di grande storia, una testimonianza di eticità. Maria Lai fa parte di quella generazione di artisti che hanno vissuto l’arte non solo da un punto di vista estetico ma sono stati testimonianza di un valore etico.
I giovani devono conoscere non solo la bellezza, ma piuttosto la sacralità dell’essere artisti.
E’ il suo modo sacrale di vivere e produrre arte che l’ha resa una delle più grandi artiste del novecento.

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(1) Antonio Presti e Maria Lai
(2) Maria Lai – Su Barca di Carta m’Imbarco, stanza d’artista, atelier sul mare di Antonio Presti – Castel di Tusa (ME)
(3) Maria Lai, copriletto stanza Su barca di carta m’imbarco