Art

Narrazioni altre #3

Anti-architettura della performance

con Meriel Price

 

ITA (English below)

Meriel Price scrive pièces di teatro musicale contemporaneo, è una sassofonista professionista, un’attrice e performer e artista visiva. Price fa parte dell’ensemble DieOrdnungDerDinge, con cui ha performato su scala internazionale in spazi come Guggenheim, Bilbao e Haus der Kulturen der Welt, Berlin. In più, con Johann-Michael Schneider forma il duo di teatro musicale Aside, con il quale si esibisce regolarmente. Attualmente è una ricercatrice presso il Royal Northern College of Music, Manchester, dove frequenta un PhD in Composizione musicale.

Conosco Meriel Price grazie a un progetto che ci vedrà collaborare per un’opera pubblica, in occasione di Art Assembly 2022. È durante una delle sessioni di lavoro che vedo per la prima volta le riprese di Staring at the bin, 30 performance di 27 miniature di teatro musicale scritte per spazi pubblici, che ha avuto la sua prima mondiale al Munich Biennale International Festival per New Music Theatre 2016. Come le definisce l’artista stessa queste sono minuscole performance che avvengono in spazi pubblici. Sono pensate per essere così sottili che potrebbero essere non percepite o confuse con coincidenze o avvenimenti fortuiti della vita di tutti i giorni. La performance che da il nome a questo progetto vede ɜ performers osservare un cestino pubblico. È un’azione che si inserisce nella routine dell’audience composta da persone casuali che si trovano nel luogo in cui sta avvenendo la performance, senza sapere a cosa stiano assistendo o magari senza nemmeno cogliere l’azione dɜ performers.

Questo tipo di progetto mette in discussione e decostruisce lo status della performance e dello spazio destinato alla performance, così come amplia il concetto di pubblico e interroga le aspettative di quest’ultimo. Price mi spiega che in questo caso la performance è un dono, e  si oppone a un sistema sempre più incentrato al profitto e all’accontentare le richieste di mercato. Price infatti crede che l’incontro senza un contesto artistico permetta una risposta diretta poiché tutte le etichette vengono rimosse, lasciando spazio al significato in sé.

Con il suo duo Aside mette in discussione la performance musicale e l’ambiente della musica contemporanea. Price e Schneider con la loro ricerca esaminano, decostruiscono e sfidano le aspettative di ogni specifico pubblico che si trova in ogni specifico luogo in cui avviene la performance. Aside performa Hipster presso il Mojo Club di Amburgo. Meriel Price mi spiega che “da una performance di alto livello ci si aspetta una certa perfezione, professionalità e mistica. Ci sono molte regole non dette su come una performance dovrebbe essere e come un performer dovrebbe agire sul palco” e il loro obiettivo è quello di prendersi gioco, criticamente, di queste formalità. In Hipster infatti ben presto questo involucro lucido inizia a creparsi mostrando un territorio inesplorato, dove le regole non vengono rispettate, le aspettative disilluse e i problemi e le tensioni che si creano sul palco vengono inserite in uno schema ritmico diventando l’opera musicale in sé.

Uno dei punti di forza per me più evidenti nella ricerca di Price è il mostrare le criticità dell’ambiente artistico e in particolare della bolla della performance di musica contemporanea. La provocazione del suo lavoro deriva dall’essere sottile e per niente atto a provocare, inteso come sconvolgere, l’audience.

L’involontario diventa una forza creativa, accettata o addirittura incoraggiata. Il non-visibile diviene il materiale da ricercare. Sembra che la ricerca di Meriel Price si inserisca nel mondo dell’arte e della musica contemporanea, entrandoci di traverso. Rifiutando le regole che si pensa debbano essere accettate e seguite a priori perché una performance sia legittimata ad essere considerata tale, dimostra l’aspetto più formale e fragile dell’ambiente artistico, in senso lato.

Price offre, o dona, la possibilità di approcciarsi al mondo e al tempo contemporaneo da una posizione che fa vacillare i confini tra vita quotidiana e performance, tra contingenza e atto voluto. Apre alla reinterpretazione dell’idea di status ed aspettativa, interrogando su più livelli il concetto di visibilità che spesso si posiziona al centro del  sistema qui in discussione, il quale è rimasto irrigidito dalla propria forma.

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By Francesca Brugola

Other narratives #3

Anti-architecture of performance

with Meriel Price

 

Meriel Price writes contemporary music theatre, is a professional saxophonist, an actress and performer, and a visual artist. Price is a member of the ensemble DieOrdnungDerDinge, with whom she has performed internationally in venues such as Guggenheim, Bilbao and Haus der Kulturen der Welt, Berlin. In addition, with Johann-Michael Schneider she forms the music theatre duo Aside, with whom she regularly performs. She is currently a researcher at the Royal Northern College of Music, Manchester, where she is pursuing a Ph.D. in Music Composition.

I met Meriel Price thanks to a project that will see us collaborate on a public work, on the occasion of Art Assembly 2022. It was during one of the work sessions that I first saw footage of Staring at the bin, 30 performances of 27 miniature musical theatre pieces written for public spaces, which had its world premiere at the Munich Biennale International Festival for New Music Theatre 2016. As the artist herself defines them these are tiny performances that take place in public spaces. They are meant to be so subtle that they could be unperceived or mistaken for coincidences or chance happenings in everyday life. The performance that gives this project its name sees the performers staring at a public bin. It is an action that fits into the routine of the audience, made up of random people who find themselves in the place where the performance is taking place, without knowing what they are witnessing or perhaps without even catching the performers’ action.

This kind of project questions and deconstructs the status of performance and performance space, as well as broadening the concept of the audience and questioning their expectations. Price explains to me that in this case performance is a gift, and is opposed to a system that is increasingly focused on profit and on satisfying market demands. Price in fact believes that the encounter without an artistic context allows for a direct response as all labels are removed, leaving room for the meaning itself.

With her duo Aside she questions musical performance and the environment of contemporary music. Price and Schneider’s research examines, deconstructs, and challenges the expectations of each specific audience in each specific performance venue. Aside performed Hipster at the Mojo Club in Hamburg. Meriel Price explains to me that ‘a certain perfection, professionalism and mystique is expected from a high level performance. There are a lot of unspoken rules about how a performance should be and how a performer should act on stage” and their aim is to challenge these formalities. In Hipster this shiny shell soon begins to crack, revealing unexplored territory, where rules are broken, expectations disillusioned and the problems and tensions created on stage are put into a rhythmic pattern and become the musical work itself.

One of the most obvious strengths for me in Price’s research is to show the criticality of the artistic environment and in particular of the contemporary music performance bubble. The provocation of her work comes from being subtle and not at all likely to provoke, meaning to upset, the audience.

The unintentional becomes a creative force, accepted or even encouraged. The non-visible becomes the material to be researched. It seems that Meriel Price’s research enters the world of contemporary art and music, entering it sideways. By rejecting the rules that are supposed to be accepted and followed a priori for a performance to be legitimate, she demonstrates the more formal and fragile aspect of the artistic environment, in the broadest sense.

Price offers the possibility of approaching the world and contemporary time from a position that blurs the boundaries between everyday life and performance, between contingency and intentional act. It opens up a reinterpretation of the idea of status and expectation, questioning on several levels the concept of visibility that is often positioned at the centre of the system under discussion here, which has remained rigidly fixed by its own form.