Vita Come Saliente Avidità:

Open Studio di Matilde Sambo

alla Fonderia Artistica Battaglia

di Laura Cantale

 

Vita come saliente avidità è un progetto artistico di Matilde Sambo che è stato presentato come Open Studio presso uno spazio adiacente alla Fonderia Artistica Battaglia, a Milano, nel mese di giugno 2021.

L’esposizione conduce dentro una ricerca attenta e accurata atta a lasciare un messaggio mirato e definito che sembra voler analizzare la relazione di incontro e scontro tipica dei rapporti, dell’umano, dello stare al mondo… attraverso il corpo. Perché il corpo? Perché è l’elemento schierato in prima linea contro le “avversità”, quelle fuori e dentro di noi, quelle determinate dagli altri esseri umani e/o dalla natura circostante. È la prima corazza che incassa un colpo, è la fanteria dell’esistenza umana che non arretra e che non ha timore di ferirsi.

Attraverso la performance, un ritorno alla performance tanto cara alla Sambo, la scultura e il video, ci si ritrova immersi in una dimensione quasi selvatica e selvaggia. Il progetto espositivo di Vita come saliente avidità si sviluppa in due fasi: la prima è legata alla modellazione, di oggetti ed elementi tipici della battaglia, del combattimento. Offensivi e rigidi, l’artista propone una “collezione” di armi in bronzo dalla forma primordiale ma che sembrano essere pensati come prolungamento di alcune parti del corpo.

La seconda fase del progetto propone due “storie”, riprodotte attraverso il video, dentro le quali è possibile immedesimarsi come esseri dotati di un corpo che si muove e si agita in uno spazio chiuso e in uno spazio aperto, nello specifico la Fonderia Artistica Battaglia di Milano e l’Anfiteatro Romano di Santa Maria Capua Vetere.

Si osserva e ci si proietta fuori dalle proprie membra, quasi a voler partecipare a quanto si sta osservando. E cosa si sta osservando? Corpi. Corpi di uomini e donne che si sfiorano preparandosi a un combattimento che non lascia spazio ad equivoci; un lottatore prepara l’altro, in una dimensione quasi surreale, visto che l’altro è l’antagonista. Indossano parti di armature, proteggono le spalle, il busto, le gambe; plasmano le parti e le fanno aderire bene così che possano assumere la forma specifica, e poi iniziano… iniziano a combattere, a scontrarsi, ad assalirsi, a sentirsi come corpi in una danza di avvicinamento e allontanamento continui ma indispensabili. Ognuno dei performers, lottatori professionisti, ha plasmato, con i suoi movimenti e le sue azioni, gli elementi che indossa; i pezzi di armatura si sono spezzati, rotti, danneggiati o, più semplicemente, sono stati vissuti; è stata “scritta” una storia in essi, sono stati fusi in bronzo e quella storia è diventata indelebile.

Attraverso l’open studio è possibile rivivere tutto questo, in una maniera infinita, corredata da un sound che tocca precise corde e con gli stessi famelici movimenti dei lottatori. Lo spazio va fruito eseguendo dei cerchi: intorno al perimetro della sala, intorno ai supporti dei pezzi di armatura, producendo reiterazione.

Nell’enorme e poetica metafora di Matilde Sambo, Vita come saliente avidità è uno specchio dentro il quale ci si osserva e grazie al quale si riflette. In una danza complicata il nemico sembra rappresentato dall’altro, dal potenziale amico o partner, dalla persona che custodisce in nostri punti deboli ma che, allo stesso tempo li colpirà, con tutti i mezzi possibili; con considerevole desiderio, con saliente avidità.

 

ph Courtesy dell’Artista e Superfluo