Do you think this is the best way to start?

La prima mostra di MASSIMO SPACE

di Laura Cantale

 

Do you think this is the best way to start? è il titolo della prima mostra di MASSIMO SPACE che ha coinvolto cinque giovani artisti internazionali presso lo spazio di Via degli Scipioni 7 a Milano. Si tratta di un intervento all’aria aperta che ha l’intento di voler rendere tutti partecipi di una riflessione importante sul contemporaneo, su quanto accaduto negli ultimi mesi, su quanto sta succedendo; invitandoci a stare attenti a cosa potrebbe ancora accadere, con un insieme di immagini che nascono dal preciso intento di “dare” ciò che adesso si ha bisogno di vedere.

Questo forse è il modo migliore di iniziare, di ricominciare; su un camion vela è stato applicato un cartellone che rivela le cinque riflessioni, le cinque immagini, dei cinque giovani artisti: Miamisafari (Alessia Prati e Matias Julian Nativo ), Luis Campos, Neckar Doll, Nicole Colombo e Annkathrin Kluss. Dalle 11 del mattino di sabato 11 luglio 2020, fino alle 19:00, il “manifesto” è rimasto esposto a fare da monito, a ispirare, a raccontare le realtà, in cinque vesti interessanti e perfettamente connesse tra loro.

Miamisafari (How Long have you Know?) “contamina” la scena con i suoi schizzi, i suoi tratti sottili e decisi che trovano il modo di rassicurare e convivere con le altre immagini; emblematici i due coniglietti stretti in un abbraccio pieno di significato e carico di speranza per il futuro. Luis Campos (The present of these ruins, is the future of you all (Ritornello), En el principio…todo era caos), messicano, agisce con un disegno ricco di stratificazioni, così come è il vivere, creando una ciclicità che vuole anche intendersi non come ripetizione ma come certezza di rinascita; accanto si sviluppa l’immagine di Neckar Doll (Out of Balance), francese, che si lascia affascinare dal cinema e dalla mitologia, riproponendo il dio Ianos (dio degli inizi) con il corpo dell’incredibile Hulk e una delle due facce (quella rivolta la futuro) che osserva un biohazard, come a volerci dire di rimanere sempre coscienti e consapevoli di quello a cui potremmo andare incontro.

Sull’altro lato del camion vela, oltre alla costante presenza dei tratti di Miamisafari, si fanno spazio Nicole Colombo (White fluid shiny smoke), di Monza, e Annkathrin Kluss, tedesca. La prima racconta una storia cyberpunk, o forse quattro, dove la narrazione è affidata a Seera, un “contenitore” che cresce grazie alla sua esperienza, ma che viene spesso svuotato per essere riempito di nuovo in una perfetta ciclicità evolutiva che è certamente leggibile nelle parole del testo creato ad hoc per la mostra e che invita a “vedere”. La casa delle bambole di Annkathrin Kluss (Fence Creepers, Heartbreakers) ricalca la dimensione di blocco in cui tutti abbiamo vissuto e la racconta con malinconia: gli abitanti della sua casa sono dei supereroi più lo SpaceX, rappresentato come simbolo in antitesi con il periodo di crisi che certamente si è vissuto e che ha lasciato segni di portata variabile.

Il processo interessante dell’intero progetto espositivo sta nel voler creare collettività dopo il periodo di individualità di quest’anno; per questo motivo la scelta degli artisti è ricaduta su giovani di diverse nazionalità che, con il loro apporto, hanno permesso una visione aperta di quello che è stato e una proposta dinamica di quello che potrà essere.