Intervista in parole-chiave: Marco Eusepi

di Bianca Basile

 

I social sono strumenti importanti per l’attività di mappatura della nuova generazione di artisti, ma mai come adesso: il momento di quarantena nazionale ci spinge a usarli ancora di più. Balloon, nel suo periodico sightseeing su Instagram, ha individuato Marco Eusepi, giovane pittore che – da buoni follower dell’hashtag #restiamoacasa, abbiamo intervistato per via telefonica.

 

Formazione

Mi sono avvicinato alla pittura all’età di otto anni in modo poco convenzionale. In quel periodo, mia madre iniziò a collezionare delle tazzine da caffè, ognuna delle quali riportava delle stampe provenienti dalla storia dell’arte. Ad ogni uscita settimanale, le tazzine venivano accompagnate dai fascicoli della collana “Galleria d’Arte” che con il tempo iniziai a raccogliere. Ho avuto così la possibilità di fare conoscenza dei maestri della storia dell’arte occidentale: da Leonardo a Michelangelo, da Rubens a Picasso e così via in ordine sparso. Le immagini di questi autori hanno avuto su di me sin da subito un effetto magnetico. Iniziai istintivamente a cercare una connessione con quelle opere, realizzandone delle copie e cominciando, senza averne coscienza, a fare esperienza della materia pittorica.

Nel corso della mia formazione, l’interesse per la storia dell’arte ha continuato a svilupparsi sulla base di queste premesse, affiancato dalla pratica del disegno dal vero e dall’indagine sulle tecniche e sui materiali pittorici.

Ho frequentato l’Istituto d’Arte di Anzio e, successivamente, l’Accademia di Belle Arti di Roma, diplomandomi in Pittura e Grafica d’Arte. Attualmente lavoro presso la stessa accademia come tecnico di laboratorio nei corsi di Pittura dei Professori Sergio Sarra e Vincenzo Scolamiero e tengo un workshop di “Disegno e tecniche artistiche per il bozzetto di costume” per gli studenti del corso di Scenografia.

 

Originale / Originario

Mi affascina il concetto di tradizione in divenire quale rapporto dialogico tra originalità e originarietà. Trovo significativa la definizione che dà il compositore Gustav Mahler: “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”. L’artista è, a mio avviso, colui che attraverso la sua ricerca tenta di prendere coscienza di una verità originaria e quindi originale. Credo che uno dei grandi esempi in questo senso sia stato Giorgio Morandi. Attraverso una ricerca pittorica basata sulla reiterazione, Morandi dimostra come sia possibile portare avanti un’indagine universale, senza che questa sia necessariamente contaminata da influssi e condizionamenti esterni. La metodica osservazione della realtà è finalizzata ad una ricerca intimista, in cui anche le bottiglie abbandonano la loro funzione quotidiana per farsi “apparizioni della vita”.

 

I taccuini

Non è una pratica così frequente nel mio lavoro, tuttavia in alcune occasioni mi è capitato di coglierne l’estrema utilità. Il taccuino per me ha la funzione di registrare un’impressione, di fissare qualcosa nella memoria. Talvolta, partendo dai taccuini, arrivo a sviluppare delle opere finite. Ho trovato particolarmente interessante utilizzarli per annotare tinte e colori naturali, arrivando così a comporre dei tentativi di paesaggi.

 

Metalinguaggio

Dopo un primo interesse per la figura, il divenire della ricerca mi ha portato ad indagare il tema della natura e del paesaggio, orientandomi verso una ricerca metalinguistica. Qui ho trovato una maggiore libertà nella scomposizione della pittura nei suoi elementi primari: il gesto, il segno e la materia.

La mia indagine riguarda la natura nella sua scomposizione formale, rappresentata in una condizione di ambiguità tra astrazione e figurazione. Il rapporto con il mondo sensibile è sempre mediato dalla memoria, luogo in cui il reale viene distillato. Dipingere per me è un tentativo di visualizzare questo processo.

Mi interessa una pittura che possa interrogare sé stessa, ponendo in atto un momento di contemplazione e sospensione. Credo che il ruolo della pittura non sia quello di raccontare la realtà fenomenica in modo illustrativo e descrittivo, ma di evocarla, trascendendo la superficie pittorica per tendere verso qualcosa di indicibile e ineffabile.