Maestrale | Nicolò Bruno solo show

Di Anna Papale

 

Giorno 17 luglio la galleria Massimo Ligreggi ha presentato i lavori inediti di Nicolò Bruno, giovane artista attivo tra Milano e Basilea, condensati nella mostra Maestrale a cura di Efisio Carbone.

Abbiamo avuto la fortuna di incontrare l’artista: la conversazione ha inevitabilmente virato verso il confronto di stati d’animo suscitati dal periodo inconsueto che abbiamo omogeneamente e diremmo anche omologamente vissuto tutti. Nicolò, tuttavia, ha avuto la fortuna di partecipare ad una residenza d’artista in Sardegna presso il Museo d’Arte Contemporanea di Calasetta (MACC): quella che doveva limitarsi a un’esperienza di un mese è stata prolungata per forza maggiore a tre. La residenza e il soggiorno continuamente procrastinato nel quasi tropicale contesto sardo, di un’isola nell’isola, hanno prodotto la serie di pitture Miele, Miele amaro e una video installazione Residenza/Resistenza.

L’artista ha avuto la possibilità di esplorare gli aspetti collaterali legati all’overthinking in cui tutti chi più, chi meno, siamo scivolati. Come, infatti, ci ha svelato molti dei suoi lavori sono prodotti di vicende che viaggiano parallelamente nel microcosmo personale ed interiore (la fine di una relazione, Miele amaro e l’inizio di una nuova, Miele) e nella realtà della rappresentazione e dell’espressione artistica della comunità LGBTQ. Nicolò ci spiega che personalmente non riesce a sentirsi pienamente soddisfatto e rappresentato da certe manifestazioni esplicite tradotte in immagini dello scenario omo-erotico. Il suo racconto ci accompagna nella narrazione di una perdita, un compagno, e di un compenso, l’instaurazione di un altro legame, con la natura. In un momento in cui sembrava impensabile riallacciare i rapporti per via dell’assenza fisica di contatto, Nicolò ha condotto un’esperienza immersiva con la natura, un costante e virtuoso scambio di amorosi sensi-bilità, grazie al quale ha esorcizzato e colmato una perdita. Attraverso la performance documentata dal video Residenza/Resistenza presente in mostra, Nicolò si fa portavoce della propria rivoluzione, interna, e promotore di un nuovo equilibrio comune.

L’atmosfera che pervade lo spazio è esotica, calda, dovuta alla chiave narrativa che regge tutto il percorso: il cromatismo. L’introduzione del racconto, il primo dipinto, corrisponde al primo dipinto prodotto durante la residenza, dalle tonalità plumbee, dalle molteplici sfumature di grigio (Scugnizzi). Sembra presagire uno scenario drammatico, spezzato dalla graduale scalata verso i colori caldi dei dipinti successivi sui quali l’artista ritorna spesso per dare una ripassata di vernice di colore diverso, più acceso, simulando il funzionamento della nostra mente in overthinking, di continuo ritorno sui nostri ricordi. Ci svela inoltre che i suoi riferimenti principali sono gli artisti dell’espressionismo di matrice tedesca ai quali ci sentiamo di aggiungere i compagni francesi, nello specifico la brutalità dei colori fauves, i quali mettono in scena la natura selvaggia e incontaminata delle coste sarde durante il tramonto, nel momento in cui soffia il maestrale, appunto, un vento che scompiglia.

Dall’altro lato i soggetti fanno da buon controcanto alle atmosfere senza umanità e lussureggianti dell’artista isolano Salvo, alle quali Nicolò aggiunge la presenza di individui, alcuni poco connotati, anonimi e per questo evocativi. In alcuni lavori viene rivolta la schiena, la zona più impersonale e meno riconoscibile del corpo, in altri, lo sguardo è soggetto al blurring, un effetto fotografico che rimanda alla censura e al contempo alla riservatezza.

Il mix coloratissimo, caldo e personale della serie di dipinti di Nicolò Bruno è un’ulteriore testimonianza, forse un po’ fuori dal coro, di un periodo di introspezione in cui siamo stati tutti coinvolti; un aspetto originale e per certi versi confortante.