Art

Tentativi di rilettura

in conversazione con Lorenzo Montinaro

 

Lorenzo Montinaro (Taranto, 1997) è un artista visivo, la cui pratica si delinea tra installazioni, sculture e atti performativi.

Emerge presto nella nostra conversazione il legame radicale tra il lavoro di Montinaro e il suolo e il sottosuolo italiano. Mi dice che la sua pratica ad oggi non potrebbe esistere  che in Italia, in quanto si poggia su linguaggi e simboli visivi propri della tradizione del paese e si nutre di un confronto vivificante con ɜ predecessorɜ. Tra questɜ Luciano Fabro, Alberto Garutti ma anche Luigi Tenco, Fabrizio De André e Salvatore Toma.

La figura də cantautorə, così come quella də costruttorə di immagini, come Jannis Kounellis usava definirsi, sembrano essere state assimilate da Montinaro e il suo lavoro, tanto da determinarlo. Nell’installazione C’eri, 2022, presentata prima in Via Farini, Milano, e poi ad Arezzo a Sottofondo studio per l’esposizione E ci fa dispetto il tempo con Nicola Ghirardelli e Perla Sardella a cura di Elena Castiglia, emerge in maniera chiara la dimensione archivistica che echeggia in molti dei lavori dell’artista. Per la realizzazione di C’eri Montinaro, durante la sua residenza presso Via Farini, recupera numerosi ceri dalle chiese vicine al suo studio, appropriandosi così non solo dell’oggetto ma anche della carica emotiva ad esso legato. Mi dice, che è nell’azione del derubare che sta la violenza del suo lavoro, nella non-consensualità che deriva da un sentimento egoistico di rendere propri frammenti di storie che non gli appartengono. In questa spinta, però, non è difficile riconoscere una predominante componente di cura, esplicitata sia dal processo di lavorazione che dalla resa finale di quelle che non sono creazioni o opere, sottolinea Montinaro, ma più che altro riconfigurazioni, immagini.

 

È attraverso le azioni dell’appropriarsi e riscrivere che lavori come Ero, 2022 oppure Te, 2022, prendono forma. Importante specificare che questi oggetti una forma già l’avevano, infatti sono frammenti di lapidi trovati dall’artista o donategli. L’intervento di Montinaro consiste nel cancellare la maggior parte delle lettere incise sui frammenti e lasciarne visibili solo alcune che scrivono parole come ERO, TE, LUI. Questi resti di marmo, diventano stele portatrici di altri racconti. Riconoscere le storie che questi scarti portano in potenza, è un’intenzione che dimostra grande attenzione specialmente se inserita nel contesto storico contemporaneo dove le storie che possano parlare del mondo si stanno ancora cercando.

 

Rimane ambiguo l’intento di Montinaro in quanto non si può dire se la sacralizzazione del terreno che avviene nella sua pratica comporti la desacralizzazione della dimensione spirituale alla quale si viene spontaneamente introdottɜ dal suo lavoro. La forza di quest’ultimo potrebbe trovarsi proprio in questa giustapposizione. Binomi come vivere-morire, cura-violenza, qui-là, individuo-collettività definiscono la tensione esistenzialista della pratica di Montinaro in cui si creano continui cortocircuiti. Nell’intervento Al compianto Giuseppe Di Liberto, 2022, realizzato per l’esposizione collettiva Cemento Armato a cura di COLLETTIVODORA, Lorenzo Montinaro realizza un altarino per la celebrazione della morte dell’artista e amico – tutt’ora vivente – Giuseppe Di Liberto, partecipante alla mostra stessa. La presenza del morto-ancora vivo nella stanza scatena sia un istinto voyeristico nel soggetto che può assistere al rito della sua scomparsa, ma anche una confusione tra i piani di realtà e finzione in quanto chi guarda esperisce Di Liberto vivo e morto allo stesso tempo.

 

In occasione della mostra Visioni (s)velate a cura di Elena Bray in Via Farini, Milano, Montinaro presenta 10:35, 2022. Qui, si vede una fotoceramica di Lorenzo Montinaro bambino, con un cero che si consuma posto di fronte. Alla coppia vivere-morire si aggiunge un ulteriore fattore, il nascere. Sembra che il bambino in foto sia uno di quei tanti “piccoli morti” di cui parlava Luigi Pirandello nella novella La Trappola, 1912, riferendosi all’idea secondo cui la nascita stessa è l’inizio del morire. Lo specchio dietro la foto, costringe chi guarda a riflettersi, aggiungendo un altro livello di comprensione di questo pezzo. Montinaro in altri lavori, come ad esempio Lapidi, 2022, utilizza superfici specchianti. L’audience è forzata ad entrare nella dimensione del lavoro e scontrarsi con i temi che questo affronta, e dunque con la morte che è tipicamente rifuggita, se non negata, in particolare nella società Occidentale.

 

Concludendo, Lorenzo Montinaro sembra cogliere il morire nella sua carica vitale e attraverso traslazione fa propri frammenti, storie, respiri, emotività che rilegge e riporta all’attenzione del mondo. Le sue azioni, così la sua pratica, riflettono una sensibilità genuina di chi vuole conoscere e salvare queste reliquie e le loro storie, note e da scoprire, dal cadere in dimenticanza.