Loredana Longo in guerra alla GAM di Palermo
di Salvatore Davì

Le opere di Loredana Longo sono prima di tutto delle battaglie, una dopo l’altra restituiscono le coordinate di una guerra combattuta con le armi della memoria e dell’immagine. Il campo in cui tutto ciò ha luogo è la Gam di Palermo, dove l’allestimento mette insieme i pezzi di un racconto che si presenta come una denuncia, una storia che tocca le corde tese dei simboli e degli stereotipi che caratterizzano le dinamiche del potere e del sistema. L’artista pizzica queste corde ma non mostra lo spartito, così i temi e le riflessioni che porta in campo non fanno riferimento esplicitamente a fatti politici contemporanei o della storia passata, il problema è ben più profondo, svela le dinamiche che costituiscono la base di orrori e discriminazioni: la relazione del potere (di qualsiasi potere) con i singoli individui e con le loro vite, la libertà di pensiero e lo stato di subordinazione. Il dispositivo è lo stesso per ogni sistema, ovvero l’imposizione arbitraria di un pacchetto di dettami che limitano il recinto del libero arbitrio. Quella di Loredana Longo è, quindi, una guerra privata combattuta con le armi dell’immaginario, con cruda e ironica strategia. Ecco, dunque, che emerge il concetto di strategia come modulo di costruzione dell’intera mostra; L’artista estrae questo concetto dal marasma di informazioni mediatiche che hanno modellato i volti delle dittature, dei nazionalismi e dei conflitti, lo ripulisce dai derivati che esso stesso ha generato e lo usa, proprio come fanno i poteri, per destrutturare i poteri stessi.
My Own War, mostra a cura di Agata Polizzi, prodotta da Ars Mediterranea in collaborazione con la Galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, presenta quattro lavori dell’artista catanese, uno dei quali, “Floor#4 triangle shirtwaist fire”, già esposto al PAC di Ferrara per la Biennale Donne. L’opera è una sorta di sudario formato da 146 mattonelle in cemento e camicie bruciate che rimanda al tragico incidente che ha causato la morte di 146 donne durante il lavoro in fabbrica nel 1911 a New York. In mostra anche “My Own Bunker”, un video che documenta la performance realizzata proprio nel rifugio antiaereo nascosto alla Gam, “FREEDOM”, opera che raccoglie stralci di testo e brani sul concetto di libertà, selezionati da personalità del sistema dell’arte, che Loredana Longo elabora in un complesso audio di lettura corale che disturba con la sua stessa interpretazione. “The Circle” è, invece, una performance in cui l’artista interpreta la figura del dittatore in un’articolata mise en scene che ricostruisce ogni dettaglio mediatico usato dai totalitarismi per comunicare il proprio regime. Loredana Longo reinterpreta i vari dispositivi dittatoriali, dal simbolo al rigido abito militare disegnato da Vincent Billeci. Il video della performance è diretto da Salvo Cuccia, con le musiche di Francesco Maria Gallo.

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(1) FLOOR#5 triangle shirtwaist fire, 2012, 146 mattonelle cm 45×45, cemento impoverito con camice bruciate, Courtesy Francesco Pantaleone, Palermo.

(2) FREEDOM; 2013/2014 tavolo rivestito in velluto nero, 46 libri selezionati, registrazione audio vocale, 1000x100x70cm, Courtesy Francesco Pantaleone, Palermo.

(3) My Own Bunker, 2014, Stampe fotografiche della performance, cm 90×60, Courtesy Francesco Pantaleone, Palermo.

(4)/(5)/(6) THE CIRCLE, 2014, performance, Teatro Politeama, Palermo.

Contenuto inserito il 30/04/2014