L’acqua come metafora della rigenerazione: “Aqua Micans” di Marzia Migliora
di Cristina Costanzo

Vulcanica come spesso le donne da lei raffigurate, Marzia Migliora approda a Palermo con un interessante quanto stimolante progetto artistico in più tappe, presentato lo scorso 5 ottobre presso la sede della Fondazione G.O.C.A. (Gallery of Contemporary Art) in collaborazione con la galleria Lia Rumma e realizzato per la nona edizione della Giornata del Contemporaneo promossa dall’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani AMACI. Il suggestivo spazio espositivo dell’Oratorio della Madonna del Rifugio dei Peccatori Pentiti, piccola chiesa palermitana della seconda metà del XVIII secolo, ospita lo scatto fotografico che fa da immagine guida al nuovo appuntamento di AMACI.

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Con “Aqua Micans” l’artista propone una riflessione sul valore simbolico dell’acqua come bene comune ma anche prezioso che si presta a divenire metafora della società contemporanea. Nello scatto fotografico realizzato a Gibellina, Marzia Migliora (Alessandria, 1972) coglie, attraverso una prassi meta-artistica, un gruppo di donne nell’atto di trasportare anfore d’acqua all’interno del “Grande Cretto”, intervento di Alberto Burri in memoria del terremoto del 1968. L’opera di Marzia Migliora nasce dal confronto con l’intervento di Alberto Burri ma anche dall’incontro con la storia del luogo che l’ha generata; sono infatti molteplici i richiami alla tradizione siciliana non soltanto nel gesto del prendere e trasportare l’acqua – comune in tutti i diversi e molteplici sud del mondo – ma anche nella scelta di raffigurare donne di Gibellina, testimonianza della sopravvivenza alla forza distruttiva del terremoto, con abiti nelle tonalità dell’azzurro che richiamano l’azolo, elemento presente negli intonaci delle case dell’epoca. Tale immagine evocativa e poetica che affonda le proprie radici in un passato ancora vicino è al contempo carica di significati e stimoli nuovi. Le macerie si pongono come occasione di rigenerazione e l’acqua si impone come elemento capace di portare la vita ma anche la cultura. Non a caso il titolo dell’opera è tratto dal romanzo “Locus Solus” di Raymond Roussel in cui “l’Aqua Micans” era in grado di riportare in vita gli esseri umani.
In questi anni di lavoro “Aqua Micans” ha preso forma come un progetto articolato che abbraccia non soltanto l’intenso scatto fotografico realizzato a Gibellina ma anche una serie di disegni intitolati “Hotel delle Palme”. Tali disegni si offrono come uno scorrere simultaneo di piani che si intersecano per svelare il coinvolgente immaginario dell’artista in viaggio, quest’ultimo inteso come attraversamento dello spazio ma anche del tempo in un continuo fluire tra passato e presente, antico e moderno, conscio e inconscio. Come sottolinea Valentina Bruschi, curatrice della mostra, “questo è il rigoroso metodo di ricerca di Marzia Migliora, nel quale la storia passata e recente si avvicendano stratificandosi come altrettanti momenti e luoghi di un paesaggio da attraversare, da conoscere e valorizzare, al fine di porre uno sguardo rinnovato sul circostante”.
Ma il viaggio non è ancora finito, a “Hotel delle Palme” e “Aqua Micans” si aggiunge un nuovo ciclo di lavori di Marzia Migliora derivante dalla scoperta di un punto di contatto tra Raymond Russel e l’Hotel delle Palme di Palermo: frutto di tale forte suggestione la prossima pubblicazione di BPUBLISHING (per saperne di più clicca qui).

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(1) Marzia Migliora, Aqua Micans, immagine guida per la IX Giornata del Contemporaneo.

(2)/(5) Marzia Migliora, Aqua Micans – Hotel delle Palme, vista dell’installazione presso fondazione G.O.C.A. Palermo. Ph. Sandro Scalia.