Crypto Art e Travel Diary:

Intervista a Sonia Belfiore e Francesco Tagliavia

Di Anna Papale

 

Abbiamo chiacchierato con Sonia Belfiore e Francesco Tagliavia, rispettivamente curatrice ed artista della mostra Travel diary creata da Snark.art (New York, 2015) e che si sta tenendo nella piattaforma Decentraland. In una corsa sempre più sfrenata e incontrollata verso il digitale (dalla GIF di Nyan Cat dell’artista Beeple battuta all’asta per 590mila dollari, venduta da Chrstie’s in criptovalute per un valore di 69 milioni di dollari) nasce il progetto interamente digitale di Travel diary, in cui sia lavori, artisti, curatrice, visitatori sono digitalizzati, dei simpatici avatar. La mostra Travel diary non poteva non riflettere sul viaggio, nelle accezioni che più sentiamo nostre: il viaggio in senso nostalgico perché ne siamo stati privati; un viaggio immaginario che si concretizza nei pixel di una “realtà” digitale; il viaggio dei giovani artisti in mostra e che spiccano sul vasto pubblico del web. L’utente digitale, da principale oggetto voyeuristico e sovraesposto sui social, si nasconde ora dietro una maschera e torna ad essere voyeur in mezzo a voyeurs.

Francesco Tagliavia, Nicola Baratto, Yannis Mouravas e Luca Staccioli hanno esposto lavori digitali già realizzati e adesso ben adatti al contesto, mentre Matteo Pizzolante, Luisa Turuani, Alessandro Manfrin e Giulia Furlan hanno esordito nel mondo crypto con lavori appositamente sperimentati per la mostra. I formati iniziali sono file JPG, MP4, GIF, in seguito tokenizzati da Snark.art, resi NFTs ed esposti su Decentraland.

…tranquilli, Sonia e Francesco ci hanno aiutato a destreggiarci per i meandri della piattaforma e a riconoscere certi acronimi (ai quali sembra che presto dovremo/vorremo abituarci!)

 

Raccontateci cosa ha significato per voi costruire una mostra completamente digitale in cui i lavori sono NFTs. Cosa è la Crypto Art? Quali sono i punti di forza e le minacce (se ci sono) di un modo di fruizione di tale portata?

Sonia Belfiore: La crypto art oggi penso possa essere una possibilità per gli artisti di mostrare i loro lavori ottemperando alle limitazioni delle restrizioni o delle difficoltà di spostamento, garantendone l’autenticità e la tracciabilità. Gli NFTs permetto infatti di autenticare digitalmente l’opera d’arte con una serie di codici crittografati unici, immetterla nel mercato attraverso una piattaforma dedicata e comprarla in valuta digitale (Bitcoin o Ethereum). Il punto di forza di una piattaforma curata ed attenta alle dinamiche dell’arte contemporanea come SNark.art è proprio la capacità di conciliare l’arte visiva alla crypto art: coinvolgere artisti visivi “tradizionali”, rispettando le loro ricerche individuali, per aiutarli a sviluppare degli NFTs. Una potenziale minaccia potrebbe essere l’approccio al “trading veloce”, che si lega molto alle dinamiche in essere sui mercati delle criptovalute. Il pubblico stesso è diverso e spesso estraneo ai meccanismi del sistema dell’arte tradizionale. Tuttavia questo mondo sta evolvendosi di giorno in giorno, pensiamo ad esempio al  recente coinvolgimento di istituzioni e  gallerie nel mondo crypto come la recente apertura di König Galerie di Berlino, nostra nuova vicina di casa in Decentraland!

Francesco Tagliavia: Sono d’accordo con i punti evidenziati da Sonia, aggiungerei che per un artista si realizza il sogno di allargare in modo significativo il proprio pubblico di riferimento vista l’esposizione digitale dei propri lavori in una piattaforma di utenze eterogenee e costantemente in crescita. Decentraland è una piattaforma dichiaratamente digitale, non mera traduzione di una mostra in presenza, dunque più sincera rispetto alle viewing room o le realtà virtuali che sono frettolosamente nate. La “natura” digitale uniforma il progetto di mostra e i lavori degli artisti in funzione del contesto.

 

Non solo nuove metodologie e modalità di fruizione, temi caldi e abbastanza discussi, ma anche una rivoluzione dal punto di vista economico, già in atto, e che adesso sbarca nel sistema dell’arte. Dovremmo abituarci anche alle nuove dinamiche di questo aspetto, come vi siete approcciati a questa novità?

S.B. Sono entrata in contatto con Snark.art, una piattaforma curata che si occupa di blockchain, nata a Brooklyn nel 2015, prima dell’interesse verso la crypto art a cui stiamo assistendo nell’ultimo mese. È stato entusiasmante avvicinarmi, grazie a Snark.art, ai meccanismi della blockchain e degli NFTs, acronimo di Non-Fungible Tokens. Gli NFTs sono unità digitali di valore programmabile, non fungibili, unici e per questo non scambiabili con altri token e che rappresentano l’attestato di autenticità dell’opera equivalente alla firma dell’artista. Quando questi vengono acquistati viene acquisita anche l’opera ad esso collegata. La tokenizzazione permette il frazionamento dell’opera che può essere acquistata in modo più accessibile da più interessati. Questi scambi vengono registrati nella blockchain, una tecnologia avanzata di registrazione di transazioni nel web all’interno di un database centralizzato, in modo sicuro e permanente. Per entrare su Decentraland bisogna accedere con il proprio crypto wallet, o entrare come ospite, creare il proprio avatar e recarsi all’Oval gallery del Museum District della piattaforma in cui la mostra è fruibile. Per acquistare un lavoro crypto invece bisogna accedere ad una delle piattaforme di vendita, come Snark.art, con il proprio crypto wallet. Alcune vendite sono lanciate attraverso dei Drops, delle finestre temporali limitate in cui le opere vengono vendute in anteprima prima di essere spostate su marketplace.

F.T. Noi artisti siamo tenuti a registrare i lavori sulla blockchain e nonostante questi possano continuare a circolare liberamente ed essere infinitamente riprodotta sul web, il copyright rimane comunque di dominio dell’artista, incluse le royalties, e la proprietà dell’acquirente. Lo show nel suo complesso è più esperienziale delle soluzioni che sono state messe a disposizione in questo periodo, l’esperienza è giocosa in senso stretto, più simile al gaming. Le opere non sono statiche, la fruizione è completa in quanto avvicinandosi ai lavori è possibile interagire e approfondire tramite gli appositi pop up.

Insomma, non resta che immergersi – anche i più scettici – nel mondo digitale facendo attenzione a non abusarne, e solo dopo trarne le nostre conclusioni.

Ci vediamo all’Oval Gallery!

Immagini courtesy of Snark.art e Decentraland