Intervista a Martina Colajanni
di Giuseppe Mendolia Calella

Chi è Martina Colajanni? Che musica ascolti, qual è l’ultimo libro che hai letto? Insomma, raccontaci brevemente di te.
È una persona che ama l’Arte e la capacità degli Artisti di creare sempre nuove storie. Non leggo mai un solo libro ma più contemporaneamente. Ti posso citare i primi due che mi vengono in mente, Hard Times di Dickens e London calling ovvero la controcultura a Londra dal ’45 ad oggi di Barry Miles.

Da quanto tempo fai la curatrice e qual’ è stato il tuo iter formativo e lavorativo?
Faccio la curatrice da circa quattro anni e il mio iniziale iter formativo e’ stato tutto fuorchè attinente all’ambito curatoriale. Sono laureata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo ma solo dopo ho dato sfogo alla mia reale passione specializzandomi al Corso di Curatore d’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Qual è il ruolo del curatore oggi e quale si accinge a ricoprire, secondo te, in futuro all’interno del “sistema dell’arte”?
Il curatore, per come lo intendo io, ha un ruolo molto vicino allo studioso che si accinge a conoscere e analizzare aspetti sempre nuovi dell’Arte e della vita. Per questa ragione il suo compito all’interno del sistema dell’arte è di essere abile e attento conoscitore.

Quali caratteristiche sono indispensabili per fare questo lavoro?
Sensibilità, empatia , solitudine, umanità.

Quando curi una mostra da cosa parti? Come scegli gli artisti, il tema, ecc? Spiegaci, per sommi capi, il tuo metodo di lavoro.
Parto sempre dalla necessità di voler dire o capire qualcosa, successivamente scelgo gli artisti più affini al mio gusto per affiancarmi in questo cammino.

Parlaci di un progetto e/o di un incontro, per te, significativo (in positivo o in negativo)…
L’esempio di curatori come Harald Szeemann , Hans Ulrich Obrist e del filosofo Federico Ferrari hanno segnato in positivo il mio percorso. Un progetto significativo è sempre l’ultimo a cui sto lavorando e in questo caso è quello legato alla Fotografia Inglese e Gallese contemporanea.

RizHoma una house-gallery in Sicilia; nasce a Palermo (la tua città d’origine) e si sposta a Milano. Ce ne parli? Come è nato questo progetto? Come è cambiato dopo lo spostamento a Milano?
Il progetto nasce dalla mia forte indipendenza del “fare”. Ho sempre preferito decidere e scegliere personalmente le persone con cui collaborare, le tematica da affrontare e la metodologia da seguire. Avevo e ho qualcosa da capire e so come fare, tuttavia ho sempre piacere a collaborare con persone che hanno qualcosa da insegnarmi. Come hai già accennato, Rizhoma ha “subìto” uno spostamento dalla sua originaria sede Palermitana a quella Milanese. Ricordo che la scelta non fu semplice ma ciò che avrei voluto per il progetto era una continua espansione e rinnovamento quindi cosa se non un trasferimento radicale da Sud a Nord non poteva permettere ciò? Il progetto è in continuo movimento, come me.

Progetti in corso e futuri?
Un progetto in corso in cui credo molto è orientato verso la fotografia inglese e gallese contemporanea. Mi sono approcciata quasi casualmente al lavoro di alcuni fotografi inglesi che hanno subito accolto il mio interesse nei loro confronti. Da poco ho terminato il mio viaggio in Inghilterra dove ho avuto modo di conoscere nel dettaglio l’ambiente in cui vivono e operano questi giovani esponenti. Frutto di questo primo sopralluogo è proprio la rassegna volta a presentare il loro lavoro nella sede milanese di Rizhoma questo autunno.

Un consiglio a chi voglia intraprendere questa professione?
Avere molta pazienza, determinazione, coraggio e passione. Non sperare che i risultati arrivino, potresti diventar vecchio nutrendo ancora la speranza che qualcuno ti riconosca ciò che hai fatto (almeno in Italia).

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(1) Geschichte #7 Sam Lauglhin 2012
(2) Particolare installazione Lucus Silvia Chiarini 2013
(3) Arianna Carossa – L’orizzonte – Installazione 2013
(4) Particolare Installazione Wite Dreams Pierpaolocurti 2013