Intervista al collettivo Blauer Hase
di Maria Giovanna Virga

Tra le diverse manifestazioni artistiche in Italia, il Festival Helicotrema, dedicato a brani sonori registrati, è sicuramente una delle più interessanti. Un progetto giovane ed indipendente in bilico tra diverse discipline, che è stato in grado di coinvolgere importanti associazioni ed istituzioni pubbliche del territorio italiano e capace di ridefinire le modalità di fruizione dell’opera, i contesti in cui essa viene presentata e l’esperienza che questa suggerisce. L’ascolto collettivo diventa la chiave interpretativa per “vedere” l’opera.

In occasione dell’invito aperto alla terza edizione (helicotrema.blauerhase.com), abbiamo chiesto al collettivo Blauer Hase di raccontarci la storia della sua formazione e gli intenti del nuovo progetto, pensato per gli spazi espositivi di Viafarini DOCVA e Careof DOCVA di Milano.


(1) Logo di Helicotrema – Festival Audio Registrato

Maria Giovanna Virga: Sono trascorsi sette anni dalla nascita del collettivo Blauer Hase: potreste raccontarmi in che modo il gruppo si è costituito e quali condizioni hanno portato alla formazione del vostro gruppo artistico?

Blauer Hase: Il contesto in cui ci siamo incontrati è stata la triennale in arti visive dell’università IUAV di Venezia e, come molti, abbiamo cominciato a lavorare assieme per metterci alla prova e per fare accadere qualcosa. La nostra prima mostra Hic Sunt Leones del 2007 è stata concepita come un dispositivo unico, dove il nostro lavoro non erano le opere esposte, ma tutta l’occasione, spostando quindi l’attenzione dai singoli lavori al prodotto culturale in toto. Sperimentare con i format culturali è quello che ancora ci interessa.

MGV: Nel 2008/2009 siete stati tra i borsisti vincitori degli atelier presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Che peso ha avuto questa esperienza all’interno del vostro percorso artistico e in che modo ha arricchito ed influenzato i vostri progetti?

BH: All’interno della fondazione Bevilacqua abbiamo sviluppato il progetto Rodeo: ogni mese per un anno abbiamo organizzato un evento espositivo. Il progetto si proponeva di lavorare sui limiti e le convenzioni del dispositivo-mostra, spostando e giocando con i ruoli di autori, artisti, curatori e spettatori.
Questo modo di lavorare, applicando spostamenti di senso e creando nuove modalità di collaborazione, ci ha influenzati sulle modalità di lavoro che abbiamo attivato nei progetti successivi. Ci siamo appropriati di un “territorio” a metà tra i curatori e gli artisti, dove la nostra attenzione si focalizza spesso su come accogliere il pubblico e con cosa invitarlo a confrontarsi. In questo senso desideriamo che l’attenzione non sia né su di noi come artisti, né sulle scelte che facciamo come curatori, ma sulla situazione stessa, sull’evento.

MGV: Ci sono stati degli incontri significativi per le vostre ricerche e per la crescita del collettivo?

BH: Nel 2008 durante la lavorazione di Furniture Music, abbiamo intervistato molti artisti, curatori e storici. Di sicuro un episodio che amiamo molto ricordare è quando siamo andati a trovare Gillo Dorfles nella sua casa di Milano per intervistarlo. Lui fu di una gentilezza squisita; nel suo salotto pieno di opere su ogni parete era come stare davanti all’intero Novecento. Spesso ci piace citare fuori contesto una frase da lui pronunciata: “L’importante è non dipingere!”. Questo è diventato una specie di sketch che rievochiamo spesso con ironia.

Un altro momento che di sicuro ci ha formato in maniera indiretta è stato il periodo in cui uno di noi è stato insider alla Serpentine Gallery di Londra, ed ha osservato bene la metodologia di Hans Ulrich Obrist nella costruzione dei progetti curatoriali. Questa esperienza ci ha fornito alcuni punti di riferimento come la necessità di essere precisi nei nostri interventi e come trarre energia dal contesto in cui lavoriamo.

MGV: Col passare degli anni avete portato avanti ricerche eterogenee, ma la realizzazione e la promozione di opere sonore è uno degli interessi che ha contraddistinto maggiormente il vostro operato. Come nasce l’esigenza di servirsi del mezzo radiofonico e di riattualizzarne i generi ad esso collegati (radiodramma, teatro radiofonico e radiofilm)?

BH: Nel 2010 abbiamo iniziato a curare una serie di pubblicazioni di scritti di artisti. Si tratta di Paesaggio: per ogni numero, invitiamo una serie di artisti a confrontarsi con il genere e con l’idea di paesaggio, senza però utilizzare immagini ma soltanto testi. Probabilmente l’interesse per l’ascolto radiofonico è parallelo all’esperienza di Paesaggio: anche in questo caso alla base c’è un contesto da condividere senza l’utilizzo delle immagini. In più, avevamo già utilizzato la forma del radiodramma in alcune occasioni, ad esempio per la mostra Bluff presso GUM Studio, a Carrara, nel 2010.

MGV: A questo proposito, come è nato il Festival Helicotrema?

BH: Nel 2012 siamo stati invitati da Paolo Rosso e l’associazione Microclima a sviluppare un evento presso la Serra dei Giardini, uno spazio molto suggestivo a Venezia. La prima edizione di Helicotrema è nata in quell’occasione, ipotizzando la possibilità di utilizzare il formato di un piccolo festival di cortometraggi, senza però presentare alcuna immagine. Ci interessava quella situazione di ascolto collettivo che ci descrivevano i nostri nonni, quando ci raccontavano dei tempi in cui si ascoltava la radio tutti insieme.


(2) Helicotrema 2012, ascolto collettivo in esterno, Serra dei Giardini, Venezia

MGV: Oltre alla scelta del supporto audio, ci sono stati altri criteri che avete adottato per selezionare gli artisti nelle edizioni passate? E quali saranno invece quelli per la selezione delle candidature per questa nuova edizione?

BH: Fin dalla prima edizione, in modo abbastanza spontaneo abbiamo iniziato a presentare opere sonore da diversi contesti. Le forme storiche che ci interessavano erano quelle del radiodramma e del radiodocumentario storico, e abbiamo spesso presentato materiali d’archivio dei pionieri di questi generi. Ma immediatamente ci siamo interessati anche a lavori sonori di artisti “visivi”, al field recording, alle sperimentazioni radiofoniche contemporanee, alla poesia e ad altre forme più difficili da etichettare. In generale, non ci interessano molto le distinzioni disciplinari, e questa è un’attitudine che stiamo cercando di sviluppare anche per questa nuova edizione. Dall’anno scorso abbiamo inoltre deciso di aprire un bando, in modo che chiunque può inviarci dei lavori sonori da inserire, eventualmente, nel programma del festival.

MGV: Ogni edizione deve la sua specificità e caratterizzazione grazie anche alla città e alle istituzioni che hanno sostenuto Helicotrema: penso all’associazione Microclima di Venezia, che nel 2012 vi ha ospitati nella sua sede della Serra ai Giardini, mentre nel 2013 vi siete dislocati tra il MACRO, l’Auditorium Parco della Musica e la sede di RAI Radio 3 a Roma, ed infine quest’anno sarete a Milano nelle sedi di Viafarini DOCVA e Careof DOCVA. Quanto peso ha il contesto da voi scelto sulla programmazione del festival?

BH: Helicotrema è un festival che differisce dai concerti proprio per la “qualità” dell’ascolto: qualità che non si riferisce tanto a parametri puramente tecnici (da audiofili incalliti, per intenderci), ma relativa all’esperienza propria dell’ascolto. I contesti dove organizziamo le sessioni di ascolto sono spesso i luoghi da cui traiamo le energie per suggerire agli ascoltatori la giusta concentrazione, lasciando spazio anche a possibili contaminazioni tra gli audio che riproduciamo e i suoni reali che possono accadere.
Ci sono inoltre due buoni esempi di situazioni di ascolto particolari che abbiamo organizzato: la prima, a Venezia, prevedeva l’ascolto della colonna sonora di un film di Guido Van Der Werve in barca sul Canal Grande; in quel contesto la città diventava uno schermo, le cui immagini erano sonorizzate da una composizione che ricordava certi brani di musica classica, ma scandita da tempi precisamente cinematografici, creando una esperienza unica sia sonora che visiva.
La seconda occasione – e per la quale dobbiamo i nostri ringraziamenti alla Fondazione Parco della Musica di Roma nella persona di Anna Cestelli Guidi – è stata l’ascolto in una camera da musica completamente oscurata, arredata solo da un tappeto e da un sistema Hi-Fi di altissima qualità. In questo contesto abbiamo organizzato un ascolto dedicato alla sola sperimentazione sonora, dove gli spettatori perdevano completamente l’orientamento, e si abbandonavano per quaranta minuti ad un ascolto totale.


(3) Helicotrema 2012, sessione in barca lungo il Canal Grande per l’ascolto dell’opera Lo sgambetto del re di Guido van der Werve, Venezia


(4) Helicotrema 2013, sessione d’ascolto in una sala dell’ auditorium Parco della Musica, Roma

MGV: Quali sono le vostre aspettative per questa terza edizione?

BH: Vorremmo che, come nelle occasioni passate, il pubblico trovasse un’occasione seria (ma non seriosa), dove attivare un ascolto concentrato. Arrivati alla terza edizione vogliamo anche mettere un po’ alla prova il festival, portandolo in più città, in modo tale da ospitare gli artisti locali.
Quest’anno abbiamo deciso di organizzarlo a Milano e stiamo collaborando con Viafarini per questo settembre. Siamo molto curiosi di vedere come gli spazi che abbiamo trovato saranno attivati dalle composizioni dei vari autori.

Oltre che invitare autori specifici che conosciamo da qualche tempo, abbiamo indetto un bando aperto a tutti per contributi sonori, proprio come l’anno scorso. Il bando è ancora aperto (scadenza 15 Agosto) e ricordiamo che sono richieste composizioni sonore, radiodrammi, narrazioni che non superino i 10 minuti. I pezzi verranno trasmessi su un impianto audio stereo e per la natura del festival non possiamo ospitare installazioni sonore permanenti.

Aspettiamo i contributi degli autori con molta curiosità e saremo felici di poter comunicare la programmazione giornaliera del festival agli inizi di settembre. Vi aspettiamo a Milano.

Il collettivo artistico Blauer Hase è composto da Mario Ciaramitaro, Riccardo Giacconi, Giulia Marzin e Daniele Zoico.


(5) Helicotrema 2013, sessione d’ascolto negli studi di RAI Radio3


(6) Helicotrema 2013, sessione d’ascolto all’auditorium del museo MACRO, Roma


(7) Helicotrema 2013, sessione d’ascolto negli spazi esterni dell’ auditorium Parco della Musica, Roma


(8) Logo di Helicotrema – Festival Audio Registrato