Intervista ad Alessandro Di Pietro
di Giuseppe Mendolia Calella

Incontriamo Alessandro Di Pietro (1987), nato a Messina ma cresciuto a Como. Vive a Milano. Ha da poco concluso una residenza presso DOCVA di via Farini a Milano ed è stato tra gli artisti selezionati, di quest’anno, per partecipare alla CSAV (corso superiore di arti visive) della Fondazione Ratti di Como con visiting professor l’artista Liliana Moro.

In questa intervista ci racconta il suo modus operandi e il suo punto di vista sull’arte siciliana.
Ecco come risponde alle mie domande:

Vivi a Como da sempre ma sei nato in Sicilia… come sai noi siamo siciliani e ci interessa sapere come osservi “la nostra isola”… specie dal punto di vista artistico! 

Ho quasi sempre vissuto a Como, fino al febbraio 2011; dato che i miei genitori si sono trasferiti lì molti anni fa per lavoro, com’è successo a molti altri miei coetanei. La Sicilia è sempre stata una porta che ho attraversato regolarmente per mettere a fuoco gli aspetti di me stesso che tendo a dimenticare. Oserei dire…non lo dico. Dal punto di vista biografico, penso di essermi molto contaminato con altre realtà, pur avendo sempre rivendicato lo stretto di Messina come la mia patria: quello è il mio punto d’appoggio ed allo stesso tempo un passaggio perenne in cui guardare dietro e davanti. E dove il tempo si ferma. Approdare a  Messina corrisponde spesso alla consapevolezza del perché ci sei arrivato: parenti, amici, la campagna gialla di “sucameli” in primavera e gialla arsa d’estate. Il mare.

Sono sempre felice di riscoprire una Sicilia interessante, anche dal punto di vista della scena del contemporaneo. Seguo molto da vicino il lavoro della Galleria Francesco Pantaleone a Palermo e di Collicaligreggi ed ho recentemente appreso dell’esistenza dell’Accademia ABADIR alle pendici dell’Etna che spero di andare a visitare presto.

Parlaci della tua formazione: dell’esperienza presso l’Accademia di Belle Arti di Brera … 

Mi sono iscritto all’accademia milanese nel 2007 dopo essermi trasferito dall’accademia di Firenze. Brera è un ottimo punto d’aggregazione, che favorisce incontri, condivisione ed evoluzione personale. E che ti fa conoscere soprattutto il “contrasto” con ciò che non ti piace, come il corpo docenti che spesso non conosce le regole del sistema dell’arte contemporanea. Insomma, il segreto è prendere quello che vuoi, quello che ti serve. Per me è molto più importante la dimensione dell’autoformazione. E poi c’è Milano…….

Che musica ascolti? Qual è l’ultimo libro che hai letto? Chi sono gli artisti che ami?

MUSICA: Archive, Bonnie Prince Billy, Black Keys, Civil Civic, Fuck Bottons, Sonic Youth, Suuns
LIBRO: La carta e il territorio, Michel Houellebecq.
ARTISTI: Thomas Bayrle,DanielBuren, Evariste Richer, Mike Kelly.

Come definisci il tuo lavoro?

Il mio lavoro è una pratica basata sulla costruzione di una rigida regolamentazione interna che sfrutta diverse direzioni formali e punti di vista per ragionare ad ampio raggio sul concetto d’errore, di frammento, di orizzonte, di unità di misura e di limite.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?

no…

Parlaci della tua residenza al DOCVA di via Farini a Milano…

La residenza di Viafarini è stato un bel momento di ricerca pura e formazione collettiva. Il progetto di residenza Measuring, sviluppato insieme a Simone Frangi (teorico dell’arte) e Pietro Spoto (artista), gravitava attorno al concetto di misurazione inoggettiva ovvero:

“L’idea d’in-oggettività spinge nella direzione di una vera e propria “soggettivazione” dello spazio fisico la cui misurazione non rileva più semplicemente la sua estensione o la sua profondità, bensì la sua intensità e la sua densità. Si tratterà dunque di riconsiderare dal punto di vista teorico e pratico quelle nozioni correlate all’estensione spaziale ed alla sua astrazione che governano le scienze esatte, la pratica artistica ed il quotidiano. Una parte consistente della ricerca sarà dedicata alle strategie di mapping e re-mapping, alle nozioni di carta e territorio ed alle dimamiche di “visualizzazione” dei dati spaziali.”  

(“Measuring”, Simone Frangi, 2012) 

La residenza si componeva di due blocchi d’attività parallele: i “calling upon” (tavole di lavoro e di skill sharing) in cui abbiamo lavorato con relatori, invitati o autoinvitati: urbanisti (Paolo Patelli, Giorgia Lupi), storici dell’arte (Cristina Baldacci) critici e curatori (Cecilia Guida, Marco Tagliafierro,Valerio Borgonuovo) filosofi (Claudio Rozzoni)  e artisi (Angelo Sarleti, Gianni Moretti, Giorgia Vian). Ognuno di loro portava “al tavolo” la propria pratica, confrontandola con le altre e decidendo di impostare un discorso sul proprio lavoro utilizzando come chiave di lettura la misurazione inoggettiva. Il secondo blocco adottava una tipologia di lavoro più simile all’esercizio, alla continua misurazione e verifica dello spazio di Viafarini 35. In questo contesto, ho “prototipato” una nuova unità di misura chiamata Geompiatta.

 

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Che ci dici, invece, dell’esperienza al CSAV presso la fondazione Ratti di Como? come ti sei relazionato con l’artista visiting professor Liliana Moro?

Le settimane in Fondazione Ratti, sono state belle e impegnative allo stesso tempo. Il tema di quest’anno si interrogava sulla domanda “are we really free?”, devo dire che a una domanda così quasi ti viene voglia di rispondere stupidamente con un si o con un no… invece, la cosa molto interessante è che man mano che la domanda continuava a ripetersi nelle letture, nelle conferenze e soprattutto durante il dibattito con gli altri artisti, metti meglio a fuoco quali problematiche implica una domanda del genere: la convivenza, l’idea di “comune” (non a caso Toni Negri è stato chiamato a tenere una conferenza intitolata proprio “Siamo davvero liberi?”), lo spazio pubblico e privato.

Proprio in questa direzione Liliana Moro ha chiesto a noi artisti di concentrarsi su un intervento pubblico nel tessuto urbano di Como.
Per me che ho vissuto tanto tempo in quella città è stato… come dire… una prova abbastanza dura! Perché dovevo ricollegarmi a tutta una serie di trascorsi e tentare di dimenticarli per avere un punto di vista il meno inquinato possibile ed evitare di fare un lavoro che in qualche modo sarebbe risultato… nostalgico?
In questo, Liliana, mi ha molto tranquillizzato e permesso di agire più agilmente; non me lo ha mai presentato come un problema, di conseguenza ho solo amplificato quel luogo: sottolineandolo con un fascio di luce. Liliana moro, in qualche modo, sapeva già che direzione avrebbe preso il lavoro fin dall’inizio!
Durante un sopralluogo in città mi sono subito concentrato sul’ ex HOTEL S. GOTTARDO e sul fantasma della sua vecchia insegna, del quale mai mi sono accorto della sua esistenza, e che con il calar del sole, il 19 luglio 2012, si è illuminata come un display.

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Così il vecchio hotel si è riattivato per una sera rilasciando un’informazione di luce, che pur stando esattamente nel centro di Como risiede in una via del tutto oscura. Questo è quello che mi è interessato riscoprire durante le tre settimane allo CSAV: come le informazioni lentamente passano in uno spazio di libertà limitato.

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GEOMPIATTA
2012
Scultura stampa 3D
dimensioni: 10cmX10cmX9.7cm a contorllo numerico
resina poliuretanica ad alta densità
-Piedistallo
dimensioni: 135cmX20cmX20cm
materiali: cemento
location: Viafarini-In-Residence

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HOTEL SAN GOTTARDO
2012
proiezione di luce su l’insegna dell’hotel San Gottardo
intervento pubblico Como via Fratelli Cairoli 16
dalle 17:00 del 19 luglio 2012 alle 7:30 del 20 luglio 2012
Fondazione Ratti 2012

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258 fragments of my side as a gradient as an horizont /
258 fragments of my side as travel sculpture / Dossier
2012
I 258 laser color prints on paper 300g, cardboard and clips
50cm X 540cm X 2cm
II 258 laser grey scale print on paper 300g
varying dimension
III book with cardboard and Mini SD memory
29,7cm X 21cm X 4cm
location: VBM20.10 contemporary art and design gallery

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^^^^^, 2011
dimensioni: variabili
materiali: prespaziati su pavimento
location: ASSAB ONE

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APPUNTI ESPLOSIVI SU E.G. DE SAINT HILAIRE
2011
tecnica: mista
dimensioni: 37,7cmX24,5cmX2cm