Intervista a Valentina Miorandi
di Valentina Lucia Barbagallo

Chi è Valentina Miorandi?
Mi sento come una specie di chimica che mescola gli elementi e ne osserva le reazioni.
Sono nata nell’82 a Trento dove lavoro attualmente. Ho passato qualche anno all’estero grazie a delle borse di studio che ho vinto per seguire un master alla Nyfa di Ny e all’Escac di Barcellona.

Quanto il contesto in cui vivi influenza la tua ricerca artistica nella scelta delle tematiche e dei supporti che utilizzi?
“Il contesto è metà del lavoro” recita la massima di Artist Placement Group. Cerco sempre di instaurare una relazione con il luogo e le persone che mi circondano. Da qualche tempo cerco di improntare il lavoro, come sosteneva John Latham, in modo tale che la creatività dell’artista riesca ad inserirsi all’interno della progettualità e ad essere coinvolta nei processi decisionali della società.

Chi sono gli artisti che ami di più e perché?
Da Giovanni Anselmo a Francis Alys, da Munari a Jeremy Deller, da Fabio Mauri a Vito Acconci, Vlad Nanca, Ai Wei Wei, Nastio Mosquito, da Luca Signorelli a Nebojsa Despotovic, Serban Savu, da Tacita Dean a Heartfield, insomma tutti quelli che quando li vedo per un motivo o per un altro mi schiaffeggiano.
E poi,“amo” tutti i giovani artisti, (la maggior parte di loro li ho conosciuti durante gli incredibili anni di Real Presence) che hanno investito energie per aprire spazi indipendenti e che saranno la nuova linfa per ridisegnare un nuovo “sistema arte” in Italia che sappia integrarsi e offrire alternative alle mostre blockbuster, penso a realtà come Gum studio (www.gumstudio.org), Carrozzeria Margot   (www.carrozzeriamargot.tk), Bocs  (www.bebocs.it ), Cherimus  (http://www.cherimus.net/), Clang (www.clangsite.it) e tantissimi altri ancora.

Come definiresti il tuo lavoro: su cosa vuoi farci riflettere e quali messaggi vuoi trasmettere?
Lo definirei un lavoro di regia. La mia formazione è teatrale e cinematografica e ora la componente registica opera nei progetti collettivi: (Inno Nazionale d’Italia –http://www.madinitalyproject.com/?page_id=28, Post Italyhttp://www.madinitalyproject.com/?page_id=45, Breadhttp://www.madinitalyproject.com/?page_id=250, 175 ettarihttp://www.madinitalyproject.com/?page_id=287).
In questi ultimi anni, per realizzare questi progetti ho intessuto relazioni con architetti, urbanisti, compositori, ricercatori storici, geografi. Questi confronti sono stati basilari per cercare di interpretare luoghi, innescare rapporti con la storia, la geografia, il sociale, accendere connessioni con il presente e con i partecipanti. In generale, i lavori che elaboro hanno come punto di partenza una mancanza: il mio lavoro procede alla ricerca degli strumenti per condividere “quel vuoto” che vi è varcando i confini della cornice, del monitor, trasformando l’energia potenziale in cinetica, gettando la pietra nell’acqua e facendo così propagare le onde. Cerco di declinare i bisogni emergenti della comunità inserendo il lavoro in un contesto organico, evitando l’autoreferenzialità e provando ad attivare un’osmosi reciproca e continua con le istanze che scaturiscono dalle aggregazioni sociali, con le nuove consapevolezze e con la ricerca di senso e di qualità della vita quotidiana.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?
Neverending Cinema 2006 a cura di Zimmerfrei e Fabio Cavallucci alla Galleria Civica di Trento: un laboratorio aperto che ogni due settimane ospitava un artista in residenza che avrebbe prodotto un lavoro site-specific. È stato durante quel periodo che ho conosciuto la maggior parte degli artisti con cui ho collaborato in seguito e dai quali ho appreso metodologie di lavoro e linguaggi dalle intensità e poetiche diametralmente opposte. Mi sono divertita…

Secondo te quali caratteristiche dovrebbe avere e su quali presupposti dovrebbe basarsi il sistema arte del nostro paese?
Il presupposto basilare secondo me è la formazione culturale delle persone, un’alfabetizzazione culturale e artistica. Ricordo che, durante una conferenza, qualcuno disse: “Nel nostro paese se una persona è ignorante in geografia se ne vergogna, se uno non sa l’inglese pure, se uno è ignorante in arte contemporanea se ne vanta.” Non so, quindi, se esista o meno un riconoscimento del valore e del ruolo dell’arte se non c’è una società pronta a recepirne le creazioni.

Come spiegheresti il sistema dell’arte contemporanea italiano a una persona che non lo conosce? Come glielo descriveresti e che suggerimenti gli daresti?
Per quanto riguarda la mia esperienza e quella di altri miei coetanei posso dire che, nella maggior parte dei casi, il giovane artista italiano inizia a lavorare e a produrre con una galleria privata che lo lega a sé nelle primissime fasi della carriera e che, inevitabilmente, in qualche modo influenza il suo percorso. Gli suggerirei, dunque, di instaurare e mantenere interazioni con spazi pubblici e/o indipendenti no-profit in cui poter proseguire la ricerca attraverso la sperimentazione o scrivendo progetti e cercando sovvenzionamenti.
A questo proposito nell’ultimo periodo insieme ad altri giovani artisti trentini ho elaborato un documento (http://www.madinitalyproject.com/?page_id=273) per ridisegnare il progetto culturale della Galleria Civica di Trento e condividerlo con chi deciderà a cosa altro destinare quello spazio.
È stata un’occasione per confrontarsi sulle necessità di chi opera nell’arte contemporanea su scala  locale e nazionale. È emerso che ciò di cui abbiamo bisogno è che la committenza pubblica superi il modello del museo o dello spazio espositivo, spesso alieno, per dedicarsi alla produzione di interventi organicamente riferiti alla crescita culturale, all’inclusione di un pubblico sempre più indefinito e vario, alla sperimentazione, allo scambio multidisciplinare, creando occasioni di scambio internazionale e multiculturale suggerendo nuove modalità di rapporto tra estetica e funzionalità pubblica.

Che progetti hai per i prossimi mesi? A cosa stai lavorando?
Sto lavorando al mio ultimo progetto che si intitola 175 ettari (http://www.madinitalyproject.com/?page_id=287). Consiste nel tracciare con la carriola segnacampo una linea di gesso bianca nelle vie della città di Trento. La linea sarà lunga 6,3 km e circoscriverà un’area di 175 ettari, come la superficie coperta dal campo di sterminio di Auschwitz II – Birkenau. È un’area enorme, quasi 170 campi da calcio, copre praticamente tutta la città di Trento. Si terrà il 27 gennaio in occasione della giornata della Memoria e tutta la collettività è invitata a partecipare e a tracciare una parte della linea.
Il progetto è sostenuto dal Comune di Trento e Arte Boccanera e patrocinato dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Fondazione Museo storico del Trentino e dal Museo MART.

Parlaci della tua ultima residenza all’estero, precisamente a Bruxelles, presso lo spazio espositivo ARTECONTEMPORANEA diretto da Rosa Anna Musumeci.
V.M._ È stato un periodo di studio e di osservazione. L’incontro con la direttrice dello spazio è stato formidabile, è una persona illuminata e lungimirante. Prossimamente, organizzeremo la mostra, per cui i risultati della residenza sono ancora in progress.

 

(1) Beautiful Sign, 2011, Clear, stampa giclée su carta cotone 110 x 80 cm
(2) Bread, 2012, Progetto culturale. Insegna luminosa al neon, contratto legale.
(3) Leave Me Alone, Stampa giclèe su carta cotone, 60 x 40 cm cad.
(4) Alter Eco, 2009, traccia sonora, 7’
(5) Vergangenheitsbewältigung, 2009, strampa digitale su pvc, 280×210 cm

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