Intervista a Stefano Cumia
di Cristina Costanzo

Chi è Stefano Cumia? Che musica ascolti? Qual è l’ultimo libro che hai letto? Raccontaci brevemente di te.
Non saprei bene come rispondere a questa domanda, se inizio a pensarci smetto di esserlo. Riguardo musica e letteratura mi reputo un ascoltatore onnivoro e un lettore accanito. Da qualche tempo cerco di conciliare il bisogno di un rapporto “fisico” con il supporto, una certa ritualità e concretezza con problemi di spazio e di spostamenti. Per cui, se da un lato mi piace possedere vecchi vinili e cataloghi d’arte, dall’altro trovo molto comodo e funzionale l’uso di youtube e degli e-reader. L’ultimo disco acquistato è una prima stampa inglese di “Relics” dei Pink Floyd, ha 43 anni ma se li porta bene. L’ultimo libro che ho letto è “La pelle di zigrino” di Balzac e da qualche giorno ho iniziato la lettura degli “Aurea Carmina” di Pitagora commentati da Julius Evola. Parallelamente da qualche tempo leggo due koan alla sera prima di andare a letto e due al mattino appena sveglio.

Quali artisti apprezzi particolarmente?
Vanno e vengono, cambiano col tempo e a volte ritornano. Di uno stesso artista possono piacermi le opere di un determinato periodo o determinate opere e allo stesso modo posso non apprezzarne altre o apprezzarle in seguito o, come spesso accade, disinnamorarmene completamente.

C’è stato un evento che ha segnato una svolta nella tua ricerca?
Sicuramente ci sono stati eventi e incontri che congiuntamente a scontri, traslochi, discorsi, errori, epifanie, perdite, viaggi, esperimenti, catàbasi, contingenze, grandi rivelazioni, materiali organici e inorganici, persone, scelte, amicizie, mutamenti delle condizioni climatiche, mobilitazioni, divinazioni, allagamenti e quant’altro, hanno contribuito allo stesso modo ma in diversa misura a determinare un cambio di direzione.

Quale definizione impiegheresti per il tuo lavoro?
Solve et coagula.

Sei nato a Palermo nel 1980 ma da qualche anno ti sei trasferito a Milano, come definiresti il panorama artistico siciliano?
Anagraficamente nato a Palermo, vi sono successivamente rinato nutrendomi di arte sotto la tutela del suo genius loci che da sempre “alienos nutrit”. Da quello che ho avuto modo di rilevare durante brevi trasferte il panorama artistico siciliano, rispetto al 2009 (anno del mio trasferimento), è relativamente mutato, ma dalle fugaci impressioni che mi sono fatto non penso di essere in grado di poter dare una definizione. Sicuramente non ho potuto fare a meno di notare con piacere la nascita in tutto il territorio dell’isola di nuove realtà gestite da privati illuminati che con energia e passione e tra mille difficoltà si affiancano ad altre già esistenti e più consolidate nel sostenere e incoraggiare come meglio possono il lavoro e i progetti della straordinaria scena di artisti siciliani e non solo. Mi auguro che presto enti ed istituzioni pubbliche siciliane escano dalla consuetudinaria indolenza e torpore che le caratterizza e inizino ad offrire maggior sostegno e più spazio ad una realtà vivace e produttiva.

Il 10 luglio si è inaugurata presso la Rizzuto Gallery di Palermo la tua mostra personale SCP-14, a cura di Helga Marsala, che segna un punto di svolta nella tua produzione; possiamo parlare di un percorso che ti ha condotto dalla figurazione all’astrazione? Parlaci di questa nuova sfida.
All’origine di SCP14 c’è l’esigenza di mettere sottosopra l’ordine interno del discorso sulla pittura, riorganizzandone la sintassi tramite una serie di azioni su alcuni elementi portanti (ma al tempo stesso accessori) appartenenti all’oggetto-quadro. Si tratta di passaggi cruciali che segnalano e costituiscono mutamenti di fase: una pittura che procede per livelli, come in una pianificazione territoriale con cui delimitare uno spazio, un perimetro, un campo d’azione. La tela, o meglio l’intero oggetto-quadro, rivela delle zone di tensione e di affioramento, collegate secondo partiture tonali e geometriche, lasciando che la pittura spinga verso margini. Qualche volta ammiccando alla scultura. Di conseguenza vengono meno il dato narrativo, i titoli evocativi, il riferimento al reale: tutte cose che restano sospese, per diventare qualcos’altro, facendo posto a un lavoro di analisi e insieme di sintesi, rivolto alla pittura stessa. Non più alle storie del mondo.

Hai già qualche nuovo progetto per i prossimi mesi, a cosa stai lavorando?
Ho da poco terminato il ciclo di lavori per la personale SCP14 a cura di Helga Marsala che si è inaugurata il 10 luglio presso la Rizzuto Gallery di Palermo e sono alle prese con dei nuovi quadri che vedranno la luce nei prossimi mesi.

(1)

(2)

(1) SCP X+1, 2014, tempera all’uovo, olio, gesso pigmentato su lino, 150×105 cm, Courtesy Rizzuto Gallery, Palermo.
(2) SCP X-1, 2014, tempera all’uovo, olio, gesso pigmentato su lino, 90×72

Contributo caricato il 18/07/2014