Intervista a Paolo e Nadia Brodbeck
di Valentina Lucia Barbagallo

 
V.B._ Chi sono Nadia e Paolo Brodbeck? Raccontateci brevemente di voi.
Paolo e Nadia sono padre e figlia.

Paolo è un imprenditore; dirige un’azienda commerciale nata per volere del nonno nel lontano 1921. Si occupa pure, da tantissimi anni, dell’amministrazione della Scuola Svizzera di Catania. Da circa 25 anni è un collezionista d’arte contemporanea ed ha poi acquisito gli spazi che oggi ospitano la Fondazione di cui è presidente.

Nadia, dopo essersi laureata in Lingue e Letterature Straniere, oltre ad insegnare, si occupa
attivamente della Fondazione di famiglia. La conoscenza delle lingue ha favorito i rapporti
con il “sistema estero”, dando alla Fondazione una riconoscibilità internazionale.

V.B._ La Fondazione Brodbeck da quale presupposti nasce e quali forme ha preso dal 2007 ad oggi?
La Fondazione Brodbeck ha come scopo primario la promozione e la diffusione dell’arte
contemporanea. Il desiderio di acquisire uno spazio così grande, nasce dalla volontà di “godere” e “far godere” della collezione privata. Il progetto è diventato, con il tempo, sempre più ampio.  Sin dall’inaugurazione della prima mostra, nel febbraio del 2009, abbiamo proposto una programmazione che non prevedeva solo mostre dedicate alla collezione privata ma anche progetti  rivolti a giovani artisti di tutto il mondo. Fin dall’inizio, dunque, la Fondazione ha attivato residenze di artisti, provenienti dall’area mitteleuropea e da quella ispanica, collaborando anche  con il Museo Regionale Palazzo Riso. I due programmi di residenze (Fortino1 e Cretto) conclusisi proprio quest’anno con la mostra di Luca Vitone, lasciano spazio ad una programmazione che guarda al Mediterraneo, in primis, con l’ultimo progetto: Orlando.

V.B._ Punti di forza e punti deboli di aprire uno spazio a Catania, nello specifico nel quartiere storico di San Cristoforo?
Il punto di forza è sicuramente San Cristoforo: un quartiere che ha mantenuto la
propria identità e in cui è stato possibile trovare degli spazi grandi e non deturpati dalle
nuove speculazioni edilizie. San Cristoforo, pur trovandosi in pieno centro storico, è un quartiere che, grazie alle nostre iniziative, si sta riscoprendo e riqualificando. Al momento la Fondazione ha ancora una difficile visibilità rispetto ad altri spazi.

V.B._ Che pubblico frequenta le vostre iniziative?
Chiaramente molti sono addetti ai lavori o, più in generale, persone che amano l’arte contemporanea sia siciliani che provenienti da altri lidi.
Per il resto, oltre a un sempre più nutrito gruppo di persone del quartiere che accogliamo con immenso piacere, il nostro pubblico è davvero variegato. A frequentarci sono anche gli studenti; molti liberamente, i più perché rientrano in programmi specifici di scambio con gli istituti di formazione. Tutti rimangono favorevolmente sorpresi dagli spazi e dall’attività della Fondazione. Alcuni si sbilanciano esprimendo il desiderio di “sostenerla” … Il difficile per noi è fidelizzarli: è un lavoro complesso che può tuttavia avere buon esito se la spinta viene dall’esterno, ossia da un’esigenza reale della gente che sente e vuole salvaguardare i valori culturali che noi stiamo proponendo. Quanto all’istituzione pubblica: meglio non parlarne!

V.B._ Come si posiziona nel sistema delle arti visive nazionali e internazionali la Fondazione Brodbeck?
Operiamo in un sistema globale e ai massimi livelli del sistema artistico internazionale, la nostra attenzione comunque per il momento è focalizzata su una nuova progettualità che ci coinvolge in aree vicine quale quella mediterranea e un po’ più lontane come quella americana e sudamericana. Abbiamo da poco concluso il primo ciclo di attività che aveva come scopo, tra gli altri, quello di accreditare la fondazione all’interno del sistema dell’arte. Dal 2013 opereremo con un atteggiamento ancor più spregiudicato rispetto alla ricerca e ai rapporti che l’arte può innescare con la vita.

V.B._ Come definireste il panorama artistico siciliano? Esiste una rete o un sistema dell’arte dove lo scambio tra individui, operatori e istituzioni pubbliche e private possa definirsi maturo?
Da tempo lavoriamo per definire un sistema, una rete di relazioni che consenta un’esperienza dell’arte più diffusa possibile. Di fatto questa rete esiste, ma è per lo più privata e dal punto di vista “pubblico” carente. Alcuni sindaci e l’università (solo alcuni dipartimenti, però) hanno dimostrato interesse a questa forma di progettualità condivisa ma, ad oggi, mancano dei riferimenti forti. Un tentativo c’è stato con Palazzo Riso, ma sapete tutti che fine ha fatto…
Noi comunque non demordiamo: la sinergia è l’arma per poter definire una scena significativa e produttiva.

V.B._ A quali progetti state lavorando come Fondazione per i prossimi mesi?
Nei prossimi mesi, daremo continuità al ciclo di mostre legate alla Collezione Paolo Brodbeck avviato nel 2010 con la collettiva Pittura italiana dal 1949 al 2010 e proseguito con la personale di Urs Lüthi dal titolo Art is the better life, presentata tra il 2010 e il 2011.
A Marzo del 2013, infatti, inaugureremo una collettiva che affiancherà ad alcuni nomi storici della collezione una selezione di artisti attualmente attivi sul territorio siciliano. Tra questi ci saranno alcuni noti anche in ambito internazionale e altri molto giovani e ancora poco conosciuti. La realizzazione di questa mostra sarà, poi, affiancata dalla programmazione e organizzazione degli eventi che presenteremo ufficialmente tra fine 2012 e inizio 2013.

Visita il sito della Fondazione Brodbeck.

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(1) Urs Luethi_Art is the better life_ciclo Collection_2011
(2) Paolo Parisi_progetto Fortino 1, a cura di Helmut Friedel e Giovanni Iovane_2011
(3) Gusmao&Paiva_progetto Cretto, a cura di Nuno Faria_2011