Intervista a Michela Rizzo
di Cristina Costanzo

Come e perché è nata la Galleria Michela Rizzo, con sede a Venezia?
La Galleria Michela Rizzo nasce a Venezia perché sono veneziana. L’idea iniziale era quella di creare un po’ di fermento culturale, in una città in cui, ai tempi in cui ho aperto, le gallerie erano per lo più commerciali. Fin dal principio, si sono riunite intorno alla piccola ma dinamica galleria le realtà più interessanti legate al territorio. Negli anni poi, ho sviluppato un discorso molto più internazionale abbandonando alcune peculiarità degli inizi.

Qual è il ruolo del gallerista e del curatore oggi e quale posto si accingono ad occupare in futuro all’interno del “sistema dell’arte”?
Il ruolo della galleria mi pare sempre più obsoleto. Il sistema sta penalizzando molto i medi e piccoli galleristi e le risorse sono sempre più difficili da reperire. Le aste fanno una concorrenza spietata e sleale e il sistema fiscale italiano ha permesso che il mercato interno crollasse. Vita dura quindi per questa categoria, di per sé molto importante per il percorso degli artisti. I curatori hanno senso solo nel momento in cui riescono a realizzare progetti pubblici; le collaborazione con le gallerie hanno poco futuro e non grande valenza a mio parere.

Quali caratteristiche sono indispensabili per fare questo lavoro?
Ci vogliono grandi capacità su diversi fronti per fare questo lavoro. Per questo motivo quando si riesce ad essere in più soci si hanno maggiori possibilità di successo, poiché si possono sviluppare i punti di forza di ciascuno. Il problema è che il gallerista ha una visione personale da portare avanti e su questa costruisce tutta la sua carriera, di conseguenza non è facile condividere. Chi c’è riuscito è stato bravo e fortunato.

Il 22 giugno si sono inaugurate, in occasione dell’evento “Segni di Memoria e di Pace” presso la Fondazione La Verde La Malfa Parco dell’Arte di San Giovanni La Punta (CT), due mostre realizzate in collaborazione con la Galleria Michela Rizzo. Di cosa si tratta?
La collaborazione con la Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte nasce dalla scoperta di una serie di punti in comune con Alfredo La Malfa, presidente della fondazione. Il tema della Memoria appartiene alla ricerca di alcuni miei artisti, come Cristina Treppo e Silvano Tessarollo, che sono stati coinvolti nella mostra temporanea – “Le immagini della Memoria” a cura di Giuliana Albano – visitabile fino al 27 settembre. Molto interessanti sono anche la “Stanza della Memoria” e la “Stanza della Pace”, che costituiscono la collezione permanente con un rimando diretto alla fondatrice, Elena La Verde, artista che per tutta la vita ha indagato questi temi. Lavorare con Alfredo La Malfa e Graziana Papale della suddetta fondazione siciliana è stato ed è un vero piacere, poiché lo spirito che li caratterizza non ha nulla a che vedere con l’idea di speculazione, ma tutto muove da un autentico amore per la ricerca artistica e le opere d’arte.

Un consiglio da rivolgere a chi volesse intraprendere questa professione?
Oggi intraprendere questa professione è un pò una follia. Consiglio di avere le idee chiare, esperienze pregresse in gallerie e spalle coperte dal punto di vista economico perché la strada è tutta in salita.

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(1) Cristina Treppo, The consequence of time (5), 2008, stampa lightjet su d-bond_38x50 cm.
(2) Lawrence Carroll, Untitled, 2006/2011, tecnica mista, 119x88x10cm.