Intervista a Massimo Palumbo
di Valentina Lucia Barbagallo

Chi è Massimo Palumbo?

…Più facile parlare degli altri, terribilmente difficile, parlare di se stessi. Comunque, sono ed opero per il piacere delle contaminazioni sia linguistiche sia dei materiali e mi affascina la ricerca di nuovi orizzonti interpretativi dei territori e dei paesaggi. Mi interesso d’architettura per l’arte e amo l’arte per l’architettura.

Quali sono i suoi punti di riferimento nel mondo dell’arte?
Limitandoci a un contesto più vicino a noi i nostri paletti sono Duchamp, Manzoni, Le Corbusier, Burri, Kounnelis, Crispolti, Staccioli e Achille Pace.

Il MAACK Museo all’Aperto di Arte Contemporanea Kalenarte, con sede a Casacalenda da quali presupposti nasce e che “identità” ha assunto nel corso degli anni?
Nasce alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso, una vita. Nel 1989 un incarico di arredo urbano viene da me tramutato in una occasione per rileggere da una prospettiva diversa i luoghi di un piccolo paese del Molise, Casacalenda; quindi, il compito di scegliere panchine ed altri oggetti per la comunità viene lasciato alle strutture comunali. Ho proposto, invece, all’amministrazione una scommessa, comunque un percorso più lungo e complesso: follia, utopia? Non saprei! Con l’aiuto dell’arte si è dato il via ad interventi di microchirurgia, potremmo dire, direttamente sul tessuto urbano. Un’attenta lettura della storia dei luoghi, in un ottica di circolarità progettuale tra Architettura ed Arte ci porta a capire i siti ma anche a reinventare o ad innestare nuove storie.
Casacalenda in questo modo andava ad aprire una finestra sul mondo nel segno della contemporaneità, così si dà il via a quello che, nel tempo, sarebbe diventato il Museo all’Aperto e a quello che oggi chiamiamo MAACK Museo all’Aperto di Arte Contemporanea Kalenarte.
Tante le presenze e numerosi gli interventi illustri del mondo dell’Arte Contemporanea: Nagasawa, Lorenzetti, Varotsos, fino a giungere ad oggi con le opere di Baldo Diodato e Nelida Mendoza. Un Museo che colleziona venti interventi sparsi e inseriti tra le pieghe del territorio, un’operazione “in between”, dove le opere vanno trovate, cercate e capite nel senso del luogo. Arte Ambientale, ebbe a dire Enrico Crispolti, non ambientata e noi andiamo fieri di questa particolarità che fa del MAACK di Casacalenda un’eccellenza tra i tanti parchi di scultura oggi disseminati anche in Italia.
Non sono sculture fini a se stesse ma interventi fatti e pensati a Casacalenda, che ne respirano l’aria, il senso e raccontano i valori antropologici della presenza dell’uomo in quei territori. Questa a mio parere l’identità, particolarità e qualità che viene riconosciuta al nostro progetto oltre ad un altro valore, non artistico ma altrettanto importante. Quando si è costretti a lavorare, a fare arte e fare sponda tra persone vere, vive, e le istituzioni diventa importante il senso e il valore della condivisione. Fa piacere allora sentire dire da visitatori che si confrontano con il museo: “…Casacalenda, una storia di arte contemporanea cresciuta in una contesto di civile condivisione…”. Penso che sia questo il più bel complimento o attestato di qualità che si possa fare, oltre l’arte, ad una comunità grande o piccola che sia.

Limiti e potenzialità di questo tipo di progetto realizzato in Molise.
I limiti. Cosa dire, difficile! Naturalmente sono molti i riconoscimenti che il progetto ha avuto: dall’essere stato considerato tra i LUOGHI del Contemporaneo 2012 in una ricerca voluta dal MIBAC – Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanea – alle tante tesi di Laurea condotte in diverse Università
Italiane. È opportuno ricordare che parliamo di un progetto nato in un piccolo paese e che nel tempo ha saputo porsi all’attenzione su scala nazionale. Sicuramente, è un progetto che gode di importante considerazione e per quanto riguarda l’arte contemporanea rappresenta un’eccellenza nel Molise. Non dobbiamo dimenticare le potenzialità di Campobasso in qualità di capoluogo di regione e sede di eventi come la Mostra, a cura di Lorenzo Canova, dedicata a Gino Marotta; né è secondario il ruolo di Termoli, sede del glorioso Premio Termoli.
Potremmo anche pensare che, dopo venti interventi e ventiquattro anni d’impegno, Kalenarte abbia esaurito la sua carica eretica ma il progetto ha avuto un’evoluzione notevole e, tornando indietro nel tempo al momento della scommessa e del sogno, ci rendiamo conto che grazie ai valori della continuità e della condivisione, Kalenarte può costituire anche uno straordinario volano di crescita locale e, andando oltre l’Arte e la partecipazione degli addetti ai lavori, stimolare valenze di microeconomia del territorio. È proprio il Museo all’Aperto – insieme all’arte, alla storia, alla cultura e alla bellezza dei luoghi in cui esso si sviluppa – che ci suggerisce cosa fare, dove andare. Elementi tutti, che messi con sapienza in rete, diventano altro e possono trasformare il quotidiano di un territorio. Qualcuno diceva che con la cultura non si mangia. Invece, forse, è proprio questa la potenzialità del MAACK e del nostro progetto a Casacalenda nel Molise.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella gestione e direzione di MAACK Museo all’Aperto di Arte Contemporanea Kalenarte?
Sì, riportando i piedi in terra e i pensieri sull’oggi posso dire che, come è normale per tutte le cose umane, il progetto dava il fianco ad ombre e dubbi tra la gente, tra chi inizialmente con incredulità vedeva giungere artisti che non sempre riuscivano ad entrare immediatamente in sintonia (non tutti avevano la capacità di saper coinvolgere…). Tra tutti desidero citare Costas Varotsos che riuscì a fare del “Poeta” nel bosco un’opera collettiva in cui in tanti in paese ritrovavano se stessi, la loro partecipazione, il loro coinvolgimento e la loro fatica. L’opera di Costas Varotsos sicuramente segnò una svolta per il progetto. Importante sul piano culturale e sotto il profilo del riconoscimento della qualità complessiva del progetto il Summer Camp del 2008 promosso dall’Università di Siena e dai Professori Enrico Crispolti e Massimo Bignardi che, con il Corso di Specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea, hanno realizzato a Casacalenda una settimana di lavoro con indagini e ricerche sui luoghi. Significativa anche la presentazione del Catalogo del Ventennale del progetto tenutasi in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, su invito del Comune di Roma.

Che pubblico frequenta le vostre iniziative?
Sicuramente una fruizione trasversale, dagli studenti delle scuole superiori del territorio ad un pubblico vario e diversificato. Il turismo dell’arte e non solo.

Come definirebbe il panorama artistico della regione Molise? Esiste una rete o un sistema dell’arte, insomma, si fa un gioco di squadra o da solisti?
A volte abbiamo la sensazione di essere soli, altre volte il piacere di sentirci in rete. Direi che, a parte qualche eccezione, la struttura è complessivamente debole: le dichiarazioni d’intenti vanno nella direzione di un sistema che fa rete o che dovrebbe far rete ma, in effetti, poi questo non avviene. Campobasso come città esprime delle qualità, penso al progetto Fuoriluogo, la mostra internazionale giunta quest anno alla sedicesima edizione e alla seconda delle Residenze d‟Artista Vis a Vis nei piccoli borghi del Molise e all’ARATRO, intuizione del critico e storico dell’arte Lorenzo Canova presso l’Università degli Studi del Molise. Per contro, abbiamo il Maci – Museo d’Arte Contemporanea di Isernia, con la sua importante collezione: museo che direi fantasma perché, per quanto ne sappiamo, non propone eventi da circa due anni; o la storica Galleria Civica d‟Arte Contemporanea di Termoli con la sua straordinaria collezione sull’arte degli anni Sessanta. Galleria che, però, vive una volta l’anno e solamente in occasione del Premio. Questo il Molise oggi, ospitale e fertile ma che non affiora, come dice l’amico Paolo Borrelli, così come non emergono a volte gli sforzi e le intuizioni di quanti, negli anni, hanno fatto in modo che lo attraversassero molte tra le più interessanti personalità artistiche internazionali. L’arte contemporanea nel Molise oggi necessita di politiche culturali di grande respiro; l’esistenza e la presenza della Fondazione Molise Cultura vuole e impone una sua presenza forte senza tentennamenti come motore propulsivo per idee, creatività e crescita. L’augurio che facciamo come MAACK è che possa partire quanto prima una seria programmazione culturale capace di mettere a sistema e valorizzare quanto il territorio già esprime.

Quest anno molti musei hanno dedicato mostre al “Paesaggio”, anche il MAACK. Il prossimo 3 maggio, infatti, inaugura “L’arte del Paesaggio ovvero del connubio tra Cultura e Natura, a cura di Cristina Costanzo. Ci parli di questo progetto.
È vero, recentemente molti musei hanno dedicato mostre al “Paesaggio”. Noi non abbiamo fatto mostre ma in verità è da qualche tempo che giriamo intorno alla parola “Paesaggio” anche in epoche non sospette, direi da sempre e, in particolare, da quando nel 1992 Patrizia Ferri ha portato a Casacalenda Hidetoshi Nagasawa; da allora il nostro sguardo è rivolto a quanto circonda i siti cui ridare anima come “Terravecchia”, l‟area più antica di Casacalenda. Ma è anche il caso di Francesco Moschini, l’attuale segretario generale dell’Accademia di San Luca, che a Casacalenda ha parlato di “non luogo” in riferimento al sito della Montagnola scelto da Carlo Lorenzetti per il suo “Arcobaleno”, a cui fa sfondo il paesaggio che lieve va verso l’Adriatico. Ognuna delle venti opere del Museo ha il suo “Paesaggio” cui far riferimento fino a giungere all’ultimo intervento di Nelida Mendoza, Straculatore/Sc_trecuelétóre che somma i tanti valori del “Paesaggio”. Quest’anno in particolare, con il contributo critico di Cristina Costanzo, l’approccio è avvenuto attraverso una maggiore attenzione al “paesaggio” e al suo senso più intimo coniugato alla ricerca di momenti di stupore. “L’arte del Paesaggio ovvero del connubio tra Cultura e Natura- come dice la stessa Cristina Costanzo, curatrice dell’edizione 2014 di Kalenarte – è stata occasione significativa per ribadire che il paesaggio non va inteso solo in una accezione estetica, come un ideale di bellezza, ma piuttosto come elemento imprescindibile nella definizione della qualità della vita delle popolazioni. Espressione delle diversità culturali locali e fondamento identitario”. Devo aggiungere che il progetto di quest’anno si rivela di grande qualità su un piano scientifico ed artistico. Il nostro grazie doveroso va a quanti hanno collaborato alla costruzione di questo tratto di strada.

(1)

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(1) Paolo Borrelli, Il Museo sospeso 2009. L’arresto /L’eccitante.
(2) Fabrizio Fabbri, Meridiana/possibile generatore d’energia, 1992.

Contributo inserito il 13/05/2014