Intervista a Giovanni Rizzuto, fondatore di Rizzuto Gallery
di Cristina Costanzo

Raccontaci di Rizzuto Gallery. Come definiresti il lavoro svolto sino ad ora dalla galleria?
RizzutoGallery è un progetto di vita, condiviso sin dall’inizio con mia moglie Eva. Sono passati poco più di due anni dalla nostra prima mostra e quello che all’inizio era poco più di un’idea oggi è una meravigliosa avventura. Il lavoro di galleria richiede volontà, impegno, grande passione e, in questo momento storico, probabilmente anche coraggio.
Alcuni riscontri, però, mi fanno capire che la strada intrapresa è giusta, ma c’è ancora tanto da fare.

Quali sono gli artisti che amate particolarmente?
Ci interessano gli artisti che fanno una ricerca autentica, che lavorano con rigore e metodo e che sono consapevoli del loro lavoro. La nostra galleria è ancora piuttosto giovane e così come un organismo vivente si modifica continuamente. Non posso, quindi, dire di avere identificato un percorso definitivo, ma siamo consapevoli di ciò che ci piace.

Raccontaci di un incontro significativo per la galleria.
Incontri significativi ce ne sono stati diversi. Ogni momento ha i suoi incontri, ce ne saranno di nuovi e probabilmente più importanti.

Cosa significa oggi fondare una galleria d’arte contemporanea e quali caratteristiche, a tuo avviso, sono indispensabili per fare il gallerista?
Fondare oggi una galleria d’arte contemporanea significa sapere rispondere alle esigenze culturali e di mercato per disporre di un vero vantaggio competitivo. Bisogna, cioè, avere qualcosa di veramente valido da proporre che ti renda unico, e non è sempre facile. Al gallerista sono richiesti preparazione, intuito, curiosità, apertura al nuovo, e soprattutto coraggio di intraprendere strade mai battute. Possibilmente godendosi il viaggio con dedizione e gioia.

Lo scorso dicembre si è conclusa la mostra “Interieur” con opere di Francesco De Grandi e Andreas Thein, a cura di Alessandro Pinto, e recentemente è stata presentata l’opera “Terza Variabile” di Andrea Mineo. Parlaci di questi progetti.
“Interieur” è una mostra che appartiene al ciclo “Düsseldorf-Palermo”, iniziato con “Frammenti e Brani”, bi-personale di Andrea Mineo e Lisa-Julie Rüping, conclusasi lo scorso Ottobre. Con queste mostre – entrambe a cura di Alessandro Pinto – abbiamo voluto mettere in relazione due città molto diverse tra loro ma con grandi potenzialità di dialogo e scambio. In “Interieur”, Alessandro Pinto ha voluto indagare il rapporto tra corpo ed ambiente, tra osservatore e opera. Il processo per giungere a questo rapporto è scaturito dal fatto che le opere fossero dotate di “dispositif” della visione che nel caso delle fotografie di Thein sono incorporati nella fotografia stessa, nel caso di De Grandi sono i contenitori e le lenti utilizzati per esplorare i suoi “Mondo Nuovo”. La “Terza variabile” di Andrea Mineo è il proseguimento dell’installazione intitolata “Studio sull’emissione di energia in tre variabili generata da 300 kg di cioccolato” oppure “Grande Muro” ospitata in galleria lo scorso settembre. La ricerca che lega questi progetti verte sulla possibilità di generare energia per l’elaborazione e il superamento dei limiti personali e collettivi attraverso la fruizione sensoriale di un alimento – il cioccolato appunto – tipicamente connesso all’idea di energia.

Nel 2015 sei stato tra i protagonisti di Arte Fiera a Bologna con le opere di Stefano Cumia, Anna Gramaccia e Lisa-Julie Rüping. Raccontaci di questa esperienza e del lavoro degli artisti che hai selezionato.
ArteFiera Bologna è stata una bella esperienza, con risultati eccellenti. Abbiamo venduto opere di tutti gli artisti che abbiamo presentato, anche di Andrea Mineo, aggiunto alla lista all’ultimo minuto presentando le “Sculture lingotto”, acquistate da una Fondazione. L’allestimento dello stand girava intorno al concetto di astrazione, quella più “pittorica” di Cumia e Gramaccia e quella più “relazionale” di Rüping e Mineo.

Puoi anticiparci i prossimi progetti di Rizzuto Gallery?
Il prossimo progetto è una trilogia espositiva curata da Andrea Bruciati e Helga Marsala che prenderà il via il 12 Marzo con la prima collettiva di 8 artisti; il progetto,  intitolato  “Le stanze d’Aragona – Pratiche pittoriche all’alba del nuovo millennio”, mira ad una ricognizione ragionata di una parte importante della scena pittorica italiana degli ultimi anni, che partendo da una prospettiva critica riunisca alcuni tra i più interessanti talenti italiani delle ultime generazioni, impegnati in una ricerca pittorica in cui l’ astrazione è protagonista. Parteciperanno al progetto 32 artisti da diverse città d’Italia, tra loro anche artisti italiani già riconosciuti a livello internazionale che hanno costituito un riferimento per le generazioni più giovani. In programma anche alcune Fiere nazionali, e a fine anno l’appuntamento con la seconda edizione de “I Presepi d’Artista” .

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(1) Anna Gramaccia

(2) Stefano Cumia

(3) Veduta delle installazioni di Francesco De Grandi

(4) Veduta della mostra di Stefano Cumia

(5) Andrea Mineo, Grande Muro