INTERVISTA A FRANCESCO LUCIFORA


Uno spazio di studio ma anche luogo di scambio e condivisione, una zona franca dove l’arte contemporanea è protagonista, una piattaforma che “accoglie” e “raccoglie”… Si! in Sicilia questo esiste.
Balloon si reca a Modica per conoscere più da vicino il CoCA (Center of Contemporary Arts), e incontrare il curatore indipendente Francesco Lucifora che dirige il primo archivio/biblioteca e centro di documentazione sulle arti visive in Sicilia; nato grazie a più sinergie votate alla divulgazione della cultura visiva e di nuove forme di “raccolta” d’informazioni.
Un contenitore a cui tutti possono accedere: artisti, curatori, critici, studiosi, addetti ai lavori, studenti; uno spazio “relazionale” dinamico e in divenire che, progetto dopo progetto da forma ad una realtà innovativa per questo territorio.


Tra le librerie del CoCA Francesco Lucifora ci racconta la natura e l’identità di questo luogo.

 

Da quale spunto è nata l’idea del CoCA?

Se si viaggia, si studia e si fanno esperienze lontane dal posto dove si è cresciuti, può essere interessante e quasi necessario riportare ciò di cui avevo fatto esperienza e a cui avevo riconosciuto un valore culturale, nel luogo d’origine. È un meccanismo semplice e, forse, anche raro.

Il territorio e la Sicilia come stanno rispondendo al progetto?

La risposta è sempre positiva! Dipende dalle domande e dalle aspettative che si hanno riguardo ai progetti, le iniziative, le programmazioni e le intenzioni. Credo ci sia una lista di parole e di concetti che siano difficili ormai da trattare e da valutare proprio perché, in Sicilia,  vi è  da sempre – come in altri luoghi del mondo –  l’abitudine di lavorare sull’eco delle cose o delle mode.  Un po’ come il tuono che arriva  sempre in ritardo rispetto al lampo, come se attendesse una sorta di feedback. Il CoCa non risente di questo meccanismo. Il CoCa è un suono aperto e autonomo.

E nello specifico gli artisti?

Il primo supporto vero a questo luogo fatto d’artisti, curatori, critici e di altre figure sono state le donazioni librarie. Hanno partecipato al progetto iniziale Cesare Viel, Cesare Pietroiusti, Arturo Schwarz che ha anche inaugurato il CoCa nella sua versione definitiva. Rosario Antoci – docente presso l’Accademia di Belle Arti di Catania e notevole artista – ci ha supportato a suo modo e  in maniera sostanziale, ma anche Daniela Bigi docente presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo e attenta ai progetti di trasversalità artistica e culturale.  E ancora, potrei citare i contributi a vario titolo di Zafos Xagoraris, Flavio Favelli, Massimo Bartolini.  La lista è lunga però tutti hanno collaborato al progetto condividendo lo spirito di questo artists space / archivio / spazio no profit che si occupa d’arte contemporanea e che si alimenta di obbiettivi sempre dinamici che si rinnovano al variare delle esigenze e del presente. La biblioteca, ad esempio, era un’esigenza! Chiunque avesse voluto approfondire un qualunque argomento artistico o di altra natura – ad esempio, un progetto fatto in Scandinavia o in altri paesi lontani – non aveva un luogo in cui poter reperire tali informazioni. Oggi si, grazie al CoCa. Poi, sono nate anche altre idee da altri bisogni, le necessità degli artisti di mettersi in discussione…

Parlaci del progetto dell’archivio…

L’idea dell’archivio – idea stupenda a livello progettuale in tutto il mondo – per quanto riguarda il CoCA, nasce da un ricordo di studi: nei libri di storia della comunicazione si legge subito che le videocassette sono fatte con nastri magnetici che hanno una durevolezza oltre la quale non si può andare. In tutto il mondo, infatti, ci sono giganteschi hard disk di migliaia di  terabyte dentro cui enti pubblici, privati o fondazioni, man mano, riversano tutto. Che significa questo? È da qui che parte l’idea del CoCA: un libro, un testo, un volantino, un comunicato stampa, un catalogo d’artista, un libro di filosofia introvabile, etc.. non si possono riversare su un hard disk, o meglio lo si può fare ma perdendo la “quota-libro”, la “quota-volume” che l’oggetto possiede in se stesso e che ha una rilevanza importantissima. L’intenzione è quella di fare un archivio che è memoria – anche di cose molto piccole, minuziose, ad esempio, noi archiviamo anche i cosiddetti flyer, inviti, comunicati, cartelle stampa delle fiere, mostre, biennali. Il CoCa nasce proprio dalla voglia di tutelare la traccia fisica di qualunque tipo di manifestazione e/o espressione artistico culturale.

E gli altri progetti legati al CoCA? In che modo gli artisti possono interagire col CoCA?

Le prime interazioni con gli artisti –  sia quelli che hanno supportato il CoCa che gli altri – sono state sempre di mera conoscenza personale. Il CoCA è nato, si è evoluto e ha voluto “conoscersi” e conoscere le persone, attraverso un rapporto diretto con gli altri. Presentare un progetto non significa solo “farlo vedere/ conoscere”, significa tessere relazioni umane!

L’ultimo progetto di collaborazione con un artista, ad esempio, è  quello che abbiamo sviluppato con Filippo Leonardi. In parte, inconsapevolmente, in parte, consapevolmente, abbiamo dato vita ad un’insolita versione di residenza d’artista. Filippo è venuto qui, abbiamo lavorato insieme e sono venute fuori, quotidianamente, idee e situazioni che hanno contribuito al successo di tutto il progetto: residenza e realizzazione dell’opera. All’inaugurazione de La scultura è l’opposto della cultura, infatti, hanno preso parte un gran numero di persone!

Di base riteniamo che il linguaggio artistico sia qualcosa che possa esprimersi oltre l’opera e oltre i giorni dell’esposizione della stessa.  A noi interessa che al di là della tangibilità dell’opera, il suo significato – altissimo, medio alto, ecc – arrivi a più persone possibili.

Noi non vogliamo che le cose non lascino traccia. È molto più umano e più vicino all’arte contemporanea intessere relazioni senza ripetere  il solito elenco di concetti che sono ormai difficili da trattare o perché se n’è parlato e scritto eccessivamente o perchè essi stessi hanno perso la loro potenza. Per il CoCa preferiamo “cose nuove” da intendere non come novità esterne ma come possibili novità interiori nate dal fatto che qualcuno, ad esempio, venendo a leggere un libro qui o godere di progetti di artisti, possa scoprire qualcosa di nuovo dentro di sè.



photo – Cristina Larocca


photo – Cristina Larocca


photo – Cristina Larocca

Francesco Lucifora
M : luciforafrancesco@gmail.com
A : via resistenza partigiana 44/c
97015 – Modica (RG)L.aboratorio A.utonomo P.otenziale
Arts & ResearchC.o.C.A. 
Center Of Contemporary Arts – Modica