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Il rifugio dei corpi

Un progetto espositivo a cura di Giorgia Massari e Sara Parolini

 

In occasione dell’inaugurazione di Arca Milano, spazio polifunzionale, sede del Gruppo CAP, viene presentata una selezione di opere də artistə Edoardo Manzoni, Federica Balconi, Lucrezia Costa, Mauro Serra, Silvia Ontario e Stefano Ferrari, in una mostra collettiva, Il rifugio dei corpi, a cura di Giorgia Massari e Sara Parolini.

 

Lo scorso 22 gennaio è stato inaugurato  Arca Milano, uno spazio polifunzionale, oggi sede del Gruppo CAP. La struttura, progettata da Claudio Lucchin e Architetti Associati, è riconoscibile per il suo aspetto monolitico. In occasione dell’inaugurazione è stata ospitata la mostra collettiva Il rifugio dei corpi, a cura di Giorgia Massari e Sara Parolini, che ha visto coinvoltə lə artistə Edoardo Manzoni, Federica Balconi, Lucrezia Costa, Mauro Serra, Silvia Ontario e Stefano Ferrari.

 

 

L’allestimento dei lavori avviene in uno spazio anomalo ai fini espositivi, un corridoio, che per definizione comune è associato all’idea di passaggio, disimpegno, solitamente destinato ad attività marginali. In questo caso, il tentativo curatoriale è quello di creare un dialogo più o meno diretto tra lavori e le peculiarità dello spazio architettonico. Da striscia di collegamento tra locali adiacenti, il corridoio diviene uno spazio in cui avvengono delle dinamiche di scambio.

Evocata a più livelli, l’idea di ecologia può definire la lettura del progetto espositivo. Non solo in numerose opere vengono esplicitate dinamiche – più o meno funzionali – di convivenza tra animali umani e non-umani; ma di per sé l’esposizione vuole essere un sistema autosufficiente, in cui gli elementi che lo compongono sono in equilibrio.

 

Il rifugio dei corpi, a cura di Giorgia Massari e Sara Parolini, vista allestimento presso Arca, Milano, 2023

 

Il progetto espositivo si delinea attorno all’idea estesa di rifugio. Inteso come riparo, in mostra viene analizzato sia come spazio fisico che ideale. Diviene, in alcuni casi, pretesto per mostrare la criticità dei rapporti di co-abitazione tra umani e non-umani, dimostrando che la distinzione tra cultura e natura è un costrutto sociale che vede le sue radici nella narrazione antropocentrica del mondo.

È approcciandosi all’idea di casaspazio personale – che implica un dentro e un fuori, che le opere in mostra presentano letture dell’epoca contemporanea e delle dinamiche che reggono il common-place – così definito nelle teorie del post-umanesimo – ovvero lo spazio comune che organismi viventi e non, umani e non-umani condividono, innescando a volte collaborazioni, altre invece dinamiche di prevaricazione, ma anche ibridazioni.

Le caratteristiche strutturali dello spazio espositivo – che non nasce con questa funzione – in alcuni casi, diventano punto di forza dell’esposizione stessa. Nonostante le difficoltà che possono emergere nell’approcciare uno spazio inconsueto, le curatrici riconoscono le potenzialità concettuali del corridoio. Difatti, questo non-luogo diviene la possibilità per opporsi ad una fissità a volte imposta nei luoghi istituzionali. L’obiettivo di Massari e Parolini – che proseguiranno la loro collaborazione con Arca – è quello di rendere accessibile l’arte contemporanea ad audiences varie e diversificate. Per arrivare a chi non è solitə approcciarsi ad opere contemporanee, il duo curatoriale vorrebbe creare percorsi precisi, indirizzati a fruitorə di età differenti e con necessità specifiche.

 

 

Il rifugio dei corpi, è stato il primo approccio a uno spazio non convenzionale, che potrebbe avere in sé la potenzialità di unire più realtà in maniera equilibrata, mantenendone l’eterogeneità. Definire un metodo sostenibile per mettere in dialogo la scena artistica contemporanea e dimensioni esterne a quest’ultima, richiede la comprensione delle complessità dei sistemi che si vogliono far  incontrare. Diviene necessario tenere in considerazione le differenze interne alle comunità che fruiranno i lavori, così come il contesto in cui questi verranno mostrati e ancor prima il contesto da cui emergono. Questi aspetti, se considerati in un rapporto sinergico e sistemico, e combinati tra loro in diversa misura, possono portare a soluzioni di fruizione efficace ed inclusiva, in opposizione alla narrazione esclusiva in cui l’arte contemporanea viene spesso identificata.