Art

Narrazioni Altre #1

con Gregory Herbert

ITA (English below)

Gregory Herbert (1990) vive e lavora a Liverpool dove, parallelamente alla carriera di artista professionista, è docente alla Liverpool Hope University per il corso triennale in Fine Art.

Il suo studio, come egli stesso ammette, appare come un deposito di opere del passato. L’impressione è di essere in un archivio che non intende essere studiato, che si trova lì solo a sostegno del presente. È dietro questo muro di installazioni in poliuretano sezionate che spiccano due sculture in terracotta smaltata. Sono due tentacoli, i quali aprono subito a una dimensione organica, e che per una somiglianza letterale rimandano alla teoria di Donna Haraway la quale dimostra la necessità di un pensiero tentacolare. Intuizione che verrà confermata più in là nella conversazione.

Durante gli anni del suo Master in Fine Art presso la Manchester School of Art, Gregory Herbert inizia ad interessarsi al film e all’animazione 3D che ad oggi caratterizzano la sua ricerca artistica. Durante la visita nel suo studio proietta tre film, in ordine cronologico dal più recente fino a Club Myrmecophytes realizzato per il suo Degree Show nel 2019.

 

Lo studio

 

Making-with, un film a canale singolo in 4K commissionato da SheffieldDocFest, è l’ultimo progetto realizzato dall’artista. Herbert collabora con la Prof.ssa Katie J. Field per esplorare la ricerca di quest’ultima sui funghi micorrizici, comprese le specie di funghi che potrebbero invertire alcuni degli effetti della catastrofe climatica grazie alla loro capacità di adattamento anche in ambienti con alti livelli di CO2. Questo film mostra la natura interdisciplinare e trasversale della ricerca di Herbert, che crede nella collaborazione tra campi di studio differenti per cambiare la narrazione del presente e del futuro. L’artista si lascia influenzare dall’Apoplasto Interfacciale[1], “uno spazio poco studiato e sconosciuto” dice. È da questo luogo per lə più inimmaginabile che Herbert crea un portale attraverso cui potersi affacciare su di un mondo fluido, tenuto insieme da dinamiche di reciprocità che sembrano invitare chi osserva ad unirsi a quel movimento simpoietico[2].

Questa energia si riconosce anche in altre opere come We Are Symbiotic, in cui l’artista esplora il concetto di simbiosi – l’interazione tra due diversi organismi che vivono vicini. Analizza i movimenti di rane, licheni, lumache di mare, e fa fondere i movimenti del corpo umano a quelli di queste creature, piante e organismi. Attraverso la sua ricerca l’artista vuole aprire a collaborazioni che si oppongano all’economia consumistica che definisce il ritmo della nostra società. Herbert, infatti, cerca narrazioni lente e poetiche che portano all’ascolto dell’Alterità.

Parlando di collaborazioni inaspettate, Gregory Herbet dice di essere rimasto affascinato da una storia che rompe le regole del normale ordine delle cose, racconta infatti di due colonie di formiche che ai piedi delle montagne svizzere del Giura hanno iniziato a vivere insieme, condividendo le proprie risorse. Da questa storia vera, l’artista realizza il film Club Myrmecophytes. Il titolo deriva dal nome della pianta in cui è ambientato, la pianta Mirmecofita, che vive in un rapporto mutualistico con le formiche. Herbert immagina un futuro post apocalittico in cui queste formiche, capaci di collaborazione, inaugurano un nuovo modo di vivere che mette in dubbio tutti gli schemi dentro cui fino ad ora ci siamo mossə.

L’importanza della ricercar di Gregory Herbert risiede nella sua natura dialogica che fa comunicare studi sperimentali dell’ambito scientifico e artistico, creando poesie visive. Infatti, i mondi fluidi a cui dà vita hanno un ritmo lento, dei tempi antichi, e chiedono di essere ascoltati con attenzione e con cura.

[1] Apoplasto Interfacciale:  lo spazio tra le membrane delle cellule radicali delle piante e i filamenti ifali dei funghi micorrizici dove le sostanze nutritive vengono scambiate simbioticamente

[2] Da sympoiesis (sún, “insieme”) and ποίησις (poíēsis, “creazione, produzione”), termine coniato nel 1998 da M. Beth Dempster

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About Other narratives #1

with Gregory Herbert

ENG

Gregory Herbert (1990) lives and works in Liverpool where, in parallel with his career as a professional artist, he is a lecturer at Liverpool Hope University for the BA in Fine Art course.

His studio, as he himself admits, looks like a repository of works from the past. The impression is of being in an archive that is not meant to be studied, but is there to support the present. It is behind this wall of sectioned polyurethane installations  that two glazed terracotta sculptures stand out. They are two tentacles, which immediately open up to an organic dimension, and whose literal resemblance recalls Donna Haraway’s theory of the need for tentacular thinking. An intuition that will be confirmed later in the conversation.

During the years of his Master in Fine Art at Manchester School of Art, Gregory Herbert began to take an interest in film and 3D animation, which to this day characterise his artistic research. During the visit to his studio he screens three films, in chronological order from the most recent to Club Myrmecophytes made for his Degree Show in 2019.

 

the artist’s studio

 

Making-with (2021), a 4K single channel film commissioned by SheffieldDocFest, is the artist’s latest project. Herbert has collaborated with Professor Katie J. Field to explore her research into mycorrhizal fungi, in particular species of fungi which, due to their ability to adapt in high CO2 environments, could be an effective response to limit some of the effects of the climate crisis. This film shows the interdisciplinary and transversal nature of Herbert’s research, which believes in collaboration between different fields of study to change the narrative of the present and the future. Making-with stems from the artist’s interest in the Interfacial Apoplast[1], “an under researched and unknown space” he says. It is from this place, unimaginable to most, that Herbert creates a fluid world, held together by dynamics of sharing which seem to invite the observer to join that sympoietic[2] movement.

The same energy can be seen in other works such as We Are Symbiotic (2020), in which the artist explores the concept of symbiosis, an evolved interaction or close living relationship between organisms from different species. He analyses the movements of frogs, lichens, sea snails, and blends the movements of the human body with those of these creatures. Through his research, the artist wants to open up to collaborations that seem to oppose the relentless pace imposed by a consumerist economy. Herbert in fact seeks slow and poetic narratives that lead to listening to Otherness.

Speaking of unexpected collaborations, Gregory Herbet says he was fascinated by a story that breaks the status quo, telling of two colonies of ants that at the foot of the Swiss Jura mountains began to live together, sharing their resources. From this true story, the artist made the film Club Myrmecophytes. The title comes from the name of the plant in which it is set, the Myrmecophyte plant, which lives in a mutualistic relationship with ants. Herbert imagines a post-apocalyptic future in which these creatures, capable of collaboration, inaugurate a new way of life that questions all the patterns within which we have moved until now.

The importance of Gregory Herbert’s research lies in its dialogical nature, which makes experimental studies from the scientific and artistic fields communicate, creating a kind of visual poetry. In fact, the fluid worlds to which he gives life have a slow rhythm, of ancient times, and ask to be listened to with attention and care.

[1] Interfacial Apoplast: the space between the membranes of plant root cells and the hyphal filaments of mycorrhizal fungi where nutrients are exchanged symbiotically.

[2] From sympoiesis (sún, “together”) and ποίησις (poíēsis, “creation, production”), term coined in 1998 by M. Beth Dempster.