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Il doppio e l’eterno

L’archivio di Giovanna Brogna/Sonnino si svela nel libro di Cristina Costanzo

 

Il libro di Cristina Costanzo ricostruisce l’universo di un’artista che ha fatto della propria vita, e della propria casa, un’opera totale, eleggendo Catania a centro della propria ricerca.

 

 

Ho conosciuto Giovanna Brogna/Sonnino quando ero ancora studente all’Accademia. Non ricordo il momento esatto, ma ricordo bene la sensazione: entrare in contatto con il suo lavoro significava entrare in una vita. Non in una poetica o in un percorso artistico ordinato, ma in un’esistenza con tutte le sue stratificazioni, i suoi accumuli di oggetti, memorie e relazioni. Arte e biografia coincidevano in modo così naturale da rendere quasi superflua ogni distinzione. Da allora Giovanna è diventata un riferimento costante nel mio lavoro curatoriale, un’artista con cui ho avuto il privilegio di collaborare più volte nel corso degli anni.

Con questa consapevolezza personale, ma anche con il rigore speculativo della ricerca, Cristina Costanzo affronta l’opera di Brogna/Sonnino nel volume Il doppio e l’eterno. L’archivio di Giovanna Brogna/Sonnino regista e artista visiva, pubblicato da Carocci nella collana Lingue e Letterature. Un libro necessario, costruito con pazienza e attenzione.

 

Quo vadis baby? … allora la passione cos’è? è una malattia da cui bisogna guarire…, 2017, collage. Roma, Collezione Donata Pizzi. Courtesy G. Brogna/Sonnino.

 

Un’artista che sfugge alle categorie

Giovanna Brogna/Sonnino è una figura difficilmente classificabile, ed è proprio questa sua natura sfuggente a rappresentarne la forza. Formatasi tra Firenze e Catania, approdata a Roma negli anni Settanta, ha attraversato fotografia, cinema, scrittura, collage, poesia visiva e installazione con la stessa intensità. Ha realizzato film e documentari, pubblicato romanzi come Chiarmastramma e prodotto libri d’artista in tirature limitate. A tenere insieme questi linguaggi è un’indagine costante sul rapporto tra memoria, identità e pratica artistica.

Cristina Costanzo restituisce efficacemente questa complessità, individuando alcuni nuclei centrali della sua ricerca: l’interazione tra testo e immagine, la struttura dell’atlante, il libro d’artista, la dimensione archivistica e la casa come spazio creativo ed espressivo. Il suo sguardo è al tempo stesso analitico e partecipe, frutto di una lunga frequentazione dell’opera dell’artista.

 

Offerings. Vassoietto delle nostre cose, 2009. Courtesy G. Brogna/Sonnino.

 

La casa di Catania come archivio vivente

Se esiste un luogo capace di sintetizzare la ricerca di Brogna/Sonnino, questo è la sua casa-studio di via Plebiscito a Catania. Il riferimento al Merzbau di Kurt Schwitters appare inevitabile: come l’artista tedesco trasformò la propria abitazione in una scultura abitabile in continua crescita, così Brogna/Sonnino ha costruito negli anni uno spazio in cui vita e opera si intrecciano senza soluzione di continuità.

 

Stanza sud. Da sinistra: In Sicilia non si butta niente, 2010; Il mio rumore di fondo è piuttosto alto, 2010; Da dove vengo io, 2010. Courtesy G. Brogna/Sonnino.

 

Fotografie, libri, abiti, acquerelli, raccolte di ogni sorta, Offerings e piccoli altari convivono in una sorta di Wunderkammer contemporanea e intimistica, dove ogni oggetto assume il valore di una traccia biografica. Costanzo interpreta questo spazio come la matrice dell’intera produzione dell’artista: un archivio dinamico che non conserva soltanto il passato, ma lo rielabora continuamente.

L’archivio, in questa prospettiva, non è uno strumento di catalogazione, bensì una strategia esistenziale: un modo per dare forma all’esperienza e costruirne senso attraverso la raccolta e la ricomposizione delle cose.

 

 

Lettere al Dott. B.: tra cura e creazione

Tra le opere analizzate nel volume emerge Lettere al Dott. B. (1979–1987), libro d’artista autoprodotto in trecento copie numerate che raccoglie lettere mai spedite allo psicoanalista Piero Bellanova, accompagnate da fotografie, cartoline, fotocopie, ritagli e annotazioni.

Il risultato è un’opera sospesa tra diario, romanzo epistolare e dispositivo visivo, in cui la scrittura assume al tempo stesso una funzione personale, terapeutica e artistica.

 

 

Ho avuto modo di confrontarmi direttamente con quest’opera nell’ambito della mostra Edito/Inedito, da me curata, dove l’avevo selezionata per la sua natura profondamente ibrida e posta in dialogo con Take Care of Yourself di Sophie Calle. In entrambi i casi, infatti, la dimensione della cura si manifesta attraverso un processo di esposizione, condivisione e rielaborazione dell’esperienza personale, trasformando la vulnerabilità individuale in un dispositivo relazionale e collettivo. Presentato insieme a una traccia sonora composta da voci femminili che leggevano alcuni estratti delle lettere, Lettere al Dott. B. espandeva la propria forma oltre l’oggetto-libro, assumendo una dimensione performativa in cui scrittura, ascolto e presenza si intrecciavano. L’opera si configurava così come uno spazio di attraversamento tra autobiografia e pratica artistica, dove il gesto terapeutico si traduceva in esperienza estetica condivisa.

 

Quo vadis baby? 2017, libro d’artista. Courtesy G. Brogna/Sonnino.

 

Un libro sulla Sicilia e sullo sguardo

Un ulteriore elemento di interesse del volume risiede nella sua dimensione territoriale. La lettura proposta da Cristina Costanzo nasce da una conoscenza profonda della cultura siciliana e restituisce la complessità di un immaginario radicato nei luoghi, nei paesaggi e nelle memorie dell’isola. La Sicilia non appare come semplice sfondo geografico, ma come componente strutturale della ricerca di Brogna/Sonnino: spazio di appartenenza, ritorno e continua ridefinizione identitaria. Costanzo affronta questa dimensione con precisione critica, evitando ogni deriva folklorica o stereotipata.

 

Per Sant’Agata. … l’arte è come la religione bisogna avere fede…, 2025, collage e appunti. Courtesy G. Brogna/Sonnino.

 

Il doppio e l’eterno è un contributo importante agli studi sull’arte contemporanea siciliana/italiana e, al tempo stesso, un libro che interroga il rapporto tra vita e creazione artistica. Attraverso una lettura attenta e documentata, Cristina Costanzo restituisce la complessità di un’artista che ha trasformato la propria esistenza in un’opera aperta, costruita nel tempo attraverso immagini, parole, oggetti e memorie.

 

In copertina: Quo vadis baby? … io cerco di evitare i pazzi ma quelli normali evitano me…, 2017, collage. Courtesy G. Brogna/Sonnino.