Collettivo Flock: Discontinuo =

Balloon Project: Edito/Inedito

di Anna Papale

 

Gli ultimi caldi giorni di agosto si sono conclusi con un evento che in realtà ne conteneva ben tre, possibili tutti grazie alla buona volontà, la creatività e l’ospitalità del collettivo Flock, un gruppo di ragazzi molto eterogeneo e allo stesso tempo desiderosi di condividere tutto. La linea di partenza è uguale per tutti: Barcellona Pozzo di Gotto (ME), il loro traguardo: un’arte contemporanea possibile e in periferia, il percorso: impervio, nessun concorrente ha dichiarato il contrario. Provenienti da ambiti disciplinari differenti, si sono im-posti l’obiettivo di educare e abituare il pubblico del borgo siciliano a scoprire l’arte contemporanea attraverso eventi, residenze d’artista, esposizioni, concerti. Siamo lieti di poter dire che la parte più faticosa del percorso a ostacoli è stata superata: il collettivo per anni non ha avuto una fissa dimora, traendo beneficio dalla loro natura itinerante, ha liberato-sgomberato e finalmente scoperto numerosi edifici fatiscenti, resi nuovamente vivi e funzionanti. Oggi si trovano in un accogliente vicolo, segnalato dalle luminarie in pieno stile siciliano, in un edificio a tre piani completamente rinnovato. Tuttavia non hanno arrestato la loro creatività, si avverte fin da subito la voglia di espandersi, hanno già conquistato la strada e il nostro augurio è quello di superare insieme la finish-line. L’arte che producono ed espongono è diffusa e democratica nel suo senso più stretto. DISCONTINUO, il palazzo liberty sito in pieno centro storico, è una casa che diventa luogo d’esposizione, in modo da ‘addomesticare’ e rendere familiare sia l’arte che il pubblico più scettico o inconsapevole. Il loro segreto è quello di non averne, per diverse ragioni: sono ospiti sinceri, formula efficace per una buona accoglienza; non nascondono le crepe delle loro pareti, queste diventano palinsesti da cui è possibile risalire alle stratificazioni precedenti, studiate dagli artisti in residenza i quali dialogano costantemente con le controversie e i paradossi del luogo.

A partire dal pian terreno sono messe in mostra le opere-risultato della terza edizione della residenza d’artista. La prima stanza-studio d’artista che si incontra è quella di Alessio Barchitta (Barcellona Pozzo di Gotto, 1991), definita un altare per il suo aspetto sacro e per la cura del simbolico. L’artista da sempre sceglie con attenzione i materiali, e per questa occasione il contatto con il territorio, il suo, gli ha permesso di scoprire la ceramica, una materiale che “mi diverte”  e di cui è pieno “il fiume” che attraversa il borgo messinese. I suoi oggetti sono beffardi, il display curato e sofisticato insabbia una stratificazione di significati e simboli ben più profondi: ciò che all’apparenza trasuda abbondanza, ricchezza, (le ‘cornucopie’ a forma di agnello) preziosità e storicità (i frammenti di una chiesa barocca), viene sommerso da significati altri, (le ‘conchiglie’ emanano un suono dis-piacevole), secondi (i frammenti sono calchi realizzati con escrementi di piccione e poggiati su sontuosi cuscini in velluto), in una continua provocazione per l’occhio e il sistema di legittimazione artistica.

Le altre stanze della casa sono arredate con i risultati-in-progress delle ricerche effettuate sul luogo di Alice Paltrinieri (Roma, 1987), Studio Tuta (Alice Lotti e Patrizio Anastasi) e Viktoria Nianou (Mytilini, 1991). Ognuno di loro ha dirottato i propri interessi verso il paesaggio siciliano e la sua storia: Alice si è occupata della riflessione sulla casa e la sua transitorietà vista la sua esperienza con il sisma che la accomuna alla storia della città di Messina; Viktoria ha riscoperto il suo amore per l’esotico nell’adozione dell’immaginario collettivo siciliano di elementi stranieri ma ormai tipici come i fichi d’India e l’elefante; Studio Tuta, essendo uno studio di grafica ha tradotto in linguaggio digitale il paesaggio discontinuo del territorio ricorrendo tuttavia a un materiale rudimentale e grezzo come la lana. Tutti gli artisti sono stati trasportati dalla corrente grottesca dei torrenti che delimitano la città (Patri e del Mela) ovvero i detriti e gli scarti scaricati illegalmente nelle loro acque, ma che costituiscono prove archeologiche del vissuto degli abitanti.

Arrivati all’ultimo piano di DISCONTINUO, troviamo la mostra curata da Giuseppe Mendolia Calella per Balloon Project. Edito/Inedito nasce dalla passione sconfinata per il design e la confezione in toto del libro d’artista che mette qui in relazione un artista siciliano con i mostri sacri dell’arte contemporanea tutti presentati nelle loro edizioni sfogliabili. In un momento in cui siamo stati interdetti fisicamente, gli accostamenti, concettuali e non, dell’esposizione ci invitano a curiosare con mano, a sfogliare le viscere del libro e dell’artista stesso che si presenta nero su bianco in versione inedita (per gli artisti siciliani Daniela Ardiri, Francesco Balsamo, Giovanna Brogna/ Sonnino, Laura Cantale e Irene Catania) e in pezzi da collezione come i libri di Damien Hirst, Sophie Calle, Urs Lüthi, Fischli & Weiss e Pipilotti Rist. La mostra evidenzia il rapporto che intercorre di specie micro e macrocosmo tra l’artista siciliano e internazionale, in uno scambio per osmosi o contraddittorio. Al silent-book di Francesco Balsamo risponde il testo sibillino di Fischli & Weiss; agli autoscatti ambigui di Laura Cantale si accostano i potenti autoritratti del testo sacro di Urs Lüthi; le piaghe all’interno delle pieghe del libro di Irene Catania sono le dirette conseguenze delle riflessioni di Damien Hirst su malattia e morte; gli scambi epistolari di Giovanna Brogna/Sonnino al suo caro dottor B. e la reiterazione quasi ossessiva della ormai celebre lettera di rottura del compagno di Sophie Calle sono entrambi viaggi introspettivi e in maniera inquietante nostri; infine la retrospettiva della lunga carriera di Pipilotti Rist (macro) si svolge durante la narrazione intima e familiare (micro) dell’artista Daniela Ardiri, la quale con semplici e anonimi tratti di matita risfoglia gli album fotografici della nonna e del proprio passato.

 

In copertina: EDITO/INEDITO (Mi trova la fortuna?, 2003, Fischli & Weiss)

Ph Alessio Barchitta