FREEVOLO

Filippo Leonardi
a cura di Claudio Cravero

di Valentina Lucia Barbagallo

 

Scienza e storia, natura e antropizzazione, dentro e fuori, fisso e mobile, visibile e invisibile, filia e fobia: sono alcune dicotomie entro cui si muove la ricerca di Filippo Leonardi (Catania, 1970) emblematicamente stigmatizzata dal frammento di Eraclito “La natura ama nascondersi”, assunto come titolo del catalogo monografico sugli ultimi dieci anni del suo lavoro. Ripercorrendo il vissuto artistico di Leonardi notiamo che in tutte le sue opere sia costante la voglia di superare i pre-giudizi. Scenari e dispositivi apparentemente paradossali vengono utilizzati dall’artista – come spiega il curatore, Claudio Cravero – per superare la comune contrapposizione artificiale-naturale al fine di far emergere le ambiguità strutturali presenti nell’uomo quanto nella natura. L’antitesi uomo-natura, soggetto attivo-oggetto passivo non ha più senso per Leonardi che ritiene superata tale dialettica e lo dimostra, ora, scegliendo, in “Brixen” (2002),  come elemento perturbante, le mele – rassicuranti prodotti “nordisti” – su cui incolla un bollino con scritto sopra “sconosciuto artista meridionale”, mettendo così in discussione remoti pre-giudizi basati sull’efficienza del nord e l’indolenza del sud; ora, sposando il punto di vista delle api, in “Più nessuna danza” (2007), uccise dall’espandersi dei pesticidi a protezione del “solitamente” innocuo verde rappresentato da piante carnivore che divorano le api.

Sabato 21 Aprile è stata la volta dei colombi!

Con la disposizione delle opere e con le opere stesse, Leonardi ha dimostrato il relativismo dei punti di vista. Si pensi, al parallelismo implicito che l’autore ci induce a compiere tra l’odierno pre-giudizio secondo cui il piccione è un “nemico” delle città e dei cittadini e l’utilità, se non addirittura la sacralità che ad esso veniva riconosciuta in alcune culture passate. Una colombaia di design con una coppia di piccioni rimessi in libertà, a metà vernissage, diretti verso la colombaia madre e due Colombigrammi – collage digitali costituiti da immagini e dati storico-scientifici sui colombi –  hanno accolto il pubblico accorso a visitare la personale di Filippo Leonardi – “Freevolo” – presso la Galleria Collicaligreggi di Catania. Superata la prima sala ci inoltriamo in uno spazio a tre tempi sincronici, in cui il punto di vista adottato è sempre quello dei colombi. Il primo è creato da stilizzati Posatoi e da Fotografie di piccioni trasportati, in apposite gabbiette, su dei camion; il secondo è definito da un Dissuasore metallico appoggiato verticalmente e solo con l’estremità superiore su una parete che invade lo spazio trasversalmente, ridisegnandolo e costituendo un ostacolo per l’uomo e non più per i volatili. Svuotato della sua funzione reale – quella di non far sostare i piccioni su elementi architettonici – il Dissuasore intralcia l’incedere dell’uomo avvicinando quest’ultimo al sentire dei simpatici pennuti che, adesso, nel contesto in cui vengono presentati in galleria sono diventati “simpatici” e non più dei “fastidiosi deturpatori”. La “fobia”, dunque, di un vastissimo numero di persone è la “filia” di altre nei confronti di animali capaci di imprese impensabili. Una passione che, in alcuni casi, diventa una professione votata all’esaltazione delle capacità sconosciute “ai più” (per tornare alla sovversione dei punti di vista) di questi volatili. Ottenuto lo scopo di far “volare” lo spettatore verso nuove prospettive, i piccioni di Leonardi possono ritornare ad essere rappresentati nella loro dimensione consueta, quella di viaggiatori ed abitanti del contesto urbano moderno. Il terzo tempo, infatti, è dato dai video che riprendono i voli dei Colombi. Voli rumorosi di uccelli non planari, appunto, che ci regalano un’immagine altra dei luoghi a noi noti, visti da una prospettiva animale, legata all’istinto e non da quella umana, legata alla ragione. Anche in questo caso, l’autore, indica prospettive nuove: il piccione libero di volare sulle nostre case ci mostra dall’alto certe brutture create dall’eccessiva antropizzazione che ci inducono a chiederci se sia veramente il piccione ad infastidire l’uomo o, piuttosto, non sia l’uomo ad infastidire il piccione.

(1)
(2)
(3)

 

Leonardi, in “Colombaia”,(work in progress) “non vuole riprodurre il visibile, ma vuole renderlo visibile” (cit. Paul Klee) giocando sui ruoli, il noto, l’ignoto, il perturbante e l’interdisciplinarietà della sua ricerca sempre artistica e mai documentaristica o scientifica, sebbene si serva della storia, dell’ornitologia, dell’architettura, ecc per reperire informazioni e dati. Questa è la sua idea di sovversione dell’ordinario: non più l’uomo che osserva la natura, ma la natura che osserva ciò che l’uomo nel tempo ha creato e che, col tempo, si è sedimentato su un territorio dapprima incontaminato. Un punto di vista – quello del piccione – apparentemente frivolo, bizzarro, ma che svela un volo fisico e metafisico “free”, libero dai remoti ed eternamente presenti pre-giudizi.

___________________

comunicato stampa

Attraverso una serie di installazioni, fotografie e video, l’esposizione intende riflettere sia sull’aspetto inutile di un oggetto, che a prima vista può risultare appunto frivolo – come recita il titolo – sia sul significato di “volo libero” espresso nel progetto in mostra Colombaia.

Colombaia è un work in progress concepito per mettere in comunicazione due spazi, uno fisso e uno mobile, e in quest’occasione collegati coinvolgendo dei colombi viaggiatori. Il progetto ha origine nel 2010 per la Galleria Civica d’Arte Contemporanea Montevergini di Siracusa, capoluogo che vanta il primato a livello nazionale per numero di associazioni colombofile. Contrariamente all’immaginario collettivo che vede il colombo come una piaga sociale da estirpare con diversi stratagemmi di dissuasione, esso ha invece una lunga storia e letteratura. Dai Sumeri sino alla Prima guerra mondiale, il colombo è infatti rappresentativo del modo di comunicare per via aerea, rivelandosi di importanza vitale in situazioni d’emergenza dove la comunicazione via terra risultava compromessa e poco sicura. Utilizzando questi volatili come strumento per restare in contatto tra località diverse (provocazione al mondo della comunicazione, ormai sempre più rapido e distante in quanto a relazioni intersoggettive), Filippo Leonardi intende riflettere sulla necessità culturale, propriamente umana, di classificare in categorie. Si tratta dei cosiddetti luoghi comuni, dei pregiudizi che, una volta assimilati, muovono sentimenti ambigui di accettazione o repulsione. InColombaia l’artista sottolinea come il volatile sia contemporaneamente amato e disprezzato: tanto infatti osannato dai colombofili quanto odiato dagli abitanti nelle città.

Nello spazio principale della galleria è esposta Colombaia mobile, installazione che ospita due colombi pronti al volo durante il giorno dell’inaugurazione e diretti verso la colombaia madre in cui sono nati, cresciuti e allevati. La scultura è il prototipo in miniatura di una colombaia utilizzata dagli allevatori e riprodotta con tutti i suoi comfort e standard ergonomici di abitabilità.

Secondo un’idea di design, inoltre, in mostra anche la serie Posatoi e Dissuasori. Si tratta di oggetti-sculture apparentemente surreali ma funzionanti, per certi versi di ispirazione minimalista, che con l’aggiunta di elementi stranianti mettono in discussione il loro reale utilizzo, rendendoli tanto funzionali quanto scomodi. Questo tipo di intervento coincide con il sovvertimento dell’ordinario, il perturbamento di un qualcosa dato per assodato tipico delle opere di Leonardi. Anche se con sovversione l’artista non intende l’accezione rivoluzionaria o militante del termine, quanto invece una sorta di disvelamento di ciò che è normalmente nascosto, o che non si rivela immediatamente allo sguardo comune.

In mostra è presente inoltre Colombigrammi, serie di collage digitali in cui l’artista unisce dati storici relativi alla specie analizzata; immagini e scritti di anatomia comparata che rimandano a tavole scientifiche; frasi tratte dalla letteratura e aforismi contenuti nella genesi biblica che ripercorrono, da una prospettiva umana, l’evoluzione e la storia del colombo.

Aprendosi a diversi ambiti disciplinari, poiché sotto la regia dell’artista sono coinvolti ornitologi, allevatori, studenti in Architettura, galleristi e curatori, Colombaia si completa infine di una serie fotografica e di un video. Non si tratta di materiali documentativi inerenti le diverse fasi di realizzazione del progetto, ma di nuove narrazioni sul viaggio intrapreso dai colombi, metafore dell’andata e del ritorno.

In occasione dell’inaugurazione, è presentato La natura ama nascondersi, catalogo monografico che raccoglie gli ultimi dieci anni di lavoro di Leonardi (2002-2012), con i contribuiti di Claudio Cravero, Tiziana Ciampolini e Gianluca Lombardo; progetto grafico di Claudio Cocuzza (+ ADD DESIGNER); pubblicato dalla Galleria collicaligreggi.

(1) Colombaia mobile_ 2012 plexiglass, policarbonato, legno, dibond, cm 179 x 80 x 100

(2) Colombofili e colombaie _ 2010 /2012, stampe digitale su carta fotografica, cm 30×40 / Posatoi #2 _ 2012 legno, dimensione ambiente

(3) dettaglio Dissuasori e videoproiezione

FREEVOLO

21 aprile al 16 giugno 2012
(mart. sab. h.16.00 – 20.00 o su appuntamento)

galleria collicaligreggi, Catania – via Oliveto Scammacca 2° – 95127
info@collicaligreggi.it
tel/fax 095 37 29 30