David Michel Fayek: a Skype Interview

Di Anna Papale

 

Anche quest’anno Balloon Project continua a seguire con interesse le attività di Viafarini (Milano): Anna Papale intervista David Michel Fayek, artista delle energie naturali che svolgerà la residenza d’artista da Maggio ad Agosto 2020 presso VIR (Viafarini in residence).

Artista ibrido in molteplici aspetti, dalle sue origini alle pratiche creative, ispirato alle tradizioni orientali e attento agli scambi energetici tra gli elementi naturali e la componente umana, individualmente e collettivamente. Scopriamo come tale percorso si traduce nei suoi lavori.

 

 

Chi è David Michel Fayek? Come ti sei avvicinato all’arte?

Vedo me stesso soprattutto come un ricercatore, tento di recuperare e riconnettere dei piani in cui si sono create delle fratture, e questo potrebbe essere in parte riconducibile alle mie origini divise tra una riva e l’altra del Mediterraneo.

Credo che la mia propensione verso l’arte derivi da una vita precedente, infatti il disegno e il bisogno di esprimermi tramite le immagini sono state pratiche per me spontanee fin da bambino, con le quali mi rapporto con la realtà, più che la parola scritta. Sono sempre stato attratto soprattutto dalla linea come forte elemento visivo portatore di una carica energetica.

 

Cosa ti ha portato al programma della residenza di artisti di ViaFarini? Cosa ti aspetti da questa esperienza?

Nonostante seguissi il lavoro dell’archivio ViaFarini da anni, sono approdato a questa residenza tramite il talk/workshop Turning invisible, curato da Laura Santamaria circa un anno fa nel quale professionisti di diversi campi portavano il proprio contributo al tema dell’invisibile alla luce del micro e del macrocosmo.

Si creò una situazione favorevole, da cui scaturì un interessante scambio che è poi infine maturato nell’invito da parte di Giulio Verago a partecipare alla sessione di Artist In Residence di maggio-agosto 2020. Personalmente trovo che il valore maggiore di questo tipo di esperienze risieda soprattutto nella parte relazionale, lo scambio con gli altri artisti e con le persone che, per caso o per destino, si troveranno davanti al mio lavoro.

 

La componente di scambi energetici del mondo tra cose e individui sembra occupare una posizione fondamentale nel tuo percorso, vuoi spiegarci sinteticamente in che termini? Cosa intendi quando questa viene rapportata all’arte e alla sua fruizione?

Esattamente, mi interessa molto analizzare gli scambi energetici tra esseri umani così come la relazione che intercorre in maniera viscerale tra uomo e natura. Per quanto riguarda la fruizione dell’opera d’arte sono sempre stato ispirato da un frase del filosofo Schelling: egli affermò che l’atto creativo è la somma espressione di trasferimento di energia ad un oggetto, e questa stessa energia a sua volta viene trasferita dall’opera al suo fruitore.

 

Dai tuoi lavori più recenti si evince una visione panica del mondo, sebbene più che da miti occidentali derivi da tradizioni tipicamente orientali, correggimi se sbaglio. Sembra che tu voglia impressionare non solo il processo tecnico ed esecutivo, bensì ti spinga fino alla volontà di immortalare i meccanismi naturali che plasmano la materia, la forma e gli organismi. Quanto contano gli elementi naturali nella tua ricerca? Quali sono i media da te più utilizzati per tradurre questi processi?

Gli elementi naturali sono una parte imprescindibile del mio lavoro, e questo penso derivi dalla mia comprensione che nella natura ci siano già delle forze creative non quantificabili a cui possiamo attingere, posto che non si vada contro di esse: la mia concezione del ruolo dell’artista si basa sulla sincronizzazione con queste forze e nella possibilità di incanalarne l’energia nel processo creativo, come una canoa che sfrutta la corrente di un torrente impetuoso. Fino ad ora i media che hanno maggiormente ispirato la mia pratica sono stati il disegno con tecniche sperimentali, che considero essere il mio punto di partenza, la cianotipia e le installazioni pensate con materiali dotati di una forte energia intrinseca.

 

Tra i termini originale e originario quale senti più tuo?

Penso che nella mia ricerca e pratica artistica il concetto di Originario sia decisamente importante, lo sento collegato alla tendenza a ricercare un segno essenziale, profondo, spesso prendendo come punto di partenza un’antica saggezza ancestrale con la quale connettermi e sviluppare poi la mia visione personale. È inoltre vero che sono da sempre molto ispirato dalle civiltà del mondo antico, ai loro diversi modi di rapportarsi con il pianeta e con la dimensione spirituale che è invece andata scomparendo nella nostra epoca razionale e tecnologica.

 

Un filone interessante della tua ricerca artistica riguarda la psicologia della folla, articolata nella gestualità che dipende dai vari contesti e nello scambio di energie. Pensi che la situazione attuale avrà un impatto tanto rilevante da generare un nuovo approccio da parte tua alla disciplina?

Senza dubbio la situazione sociale recente ha determinato una riflessione importante sul progetto più recente a cui sto lavorando, i Crowd studies. Infatti queste ricerche partono da un’indagine sulla psicologia della folla dal punto di vista energetico e sociale, e si confrontano con concetti come perdita di individualità, di Ego analizzato secondo i presupposti del buddhismo e comportamento collettivo. I devastanti cambiamenti che la situazione della pandemia ha portato nella società umana hanno portato a galla delle sfumature nascoste in queste tematiche, in particolare ciò che riguarda la sorveglianza di massa e la fobia sociale legata alle epidemie, chiamata in gergo tecnico misofobia.

 

Durante la nostra conversazione via Skype hai parlato di un forte desiderio di astrarre; i tuoi primi lavori risultano più figurativi, a cosa è dovuto questo cambiamento?

Nonostante sia ancora molto interessato alla tematica dell’uomo e del suo ambiente, progressivamente mi sono focalizzato sempre più su un segno che andasse al di là della mera rappresentazione anatomica dei corpi ma che ponesse al centro l’indagine sui sottili rapporti energetico-relazionali meno percepibili. Personalmente penso che questo shift sia avvenuto in corrispondenza della nascita del mio interesse per lo studio dell’energia; interesse che mi ha portato ad approfondire il tema nei suoi infiniti risvolti, dal campo medico-marziale (sono infatti anche uno studente di Qi Gong, disciplina che si occupa dell’energia vitale) a quello scientifico, psicologico e artistico. A partire da quel momento, attorno al 2013, ho iniziato a sperimentare con materiali naturali che potessero esprimere una loro energia peculiare, penso ad esempio all’antica legge Cinese dei 5 elementi con la quale ho lavorato, nella quale ogni elemento ha una precisa caratteristica energetica che lo mette in relazione in una certa maniera con tutti gli altri.

 

ViaFarini dispone di un celebre archivio messo a disposizione per i suoi artisti, cosa ti aspetti di trovare? Come svilupperai il tuo progetto futuro?

Avere a disposizione una tale quantità di conoscenza e informazioni riguardo la storia dell’arte è decisamente una fortuna rara, e nell’era digitale in cui tutto è disponibile in pochi click è difficile valorizzarlo a pieno. Sono interessato ad approfondire ricerche di artisti che hanno lavorato al confine tra arte e scienza e con la dimensione spirituale dell’arte, ma anche, più in generale quelli che si sono lasciati contaminare positivamente da altri campi del sapere.

Attualmente oltre a proseguire l’indagine sul disegno sperimentale legato alla tematica della Crowd Psychology , ho in cantiere una collaborazione con il fotografo e amico Francesco Martines. Stiamo lavorando ad un’espansione dello stesso progetto, molto probabilmente una performance da cui uscirà un lavoro fotografico o un lavoro video, ma in questa fase del processo preferisco tenere aperte diverse possibilità per permettere all’opera di auto-affermarsi senza vincoli.

 

In copertina: Davide Michel Fayek, Mysophobia, 2020, fire on cyanotype print, cm 21×15