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Dispensa terzospazio

Complesso e complessità nel lavoro dell’arte

Un progetto di Martino De Vincenti, Giulia Mariachiara Galiano e Alessandra Luisa Cozzi.

 

A Venezia, gli spazi di terzospazio dell’associazione zolforosso, ospitano il progetto Dispensa a cura di Martino De Vincenti, Giulia Mariachiara Galiano e Alessandra Luisa Cozzi, con l’obiettivo di espandere l’idea di fruizione dell’arte.

 

Negli spazi di terzospazio dell’associazione zolforosso a Santa Croce, Venezia, prende forma il progetto Dispensa terzospazio a cura di Martino De Vincenti e Giulia Mariachiara Galiano, a cui in un secondo momento si aggiunge Alessandra Luisa Cozzi.

L’etimologia del termine dispensa suggerisce gli intenti del progetto.

L’atto del dispensare ad altri, distribuire, distribuire generosamente. II. a. Luogo nel quale si dispensano viveri; region., spaccio, bottega per la vendita di determinati generi alimentari. III. a. Esimere, liberare da un obbligo, da una prestazione, da un’imposizione, da un atto che, secondo le norme o il costume, sarebbe dovuto.

 

 

Dispensa nasce dalla necessità di indagare le possibilità della fruizione dell’arte oggi, aprendo una discussione attiva attorno allo status di artista e di opera d’arte. Il focus si sposta – si estende – verso il contesto in cui l’artista agisce e da cui il lavoro emerge. Così lə artistə di zolforosso sono invitatə a sviluppare le proprie ricerche nel e per lo spazio espositivo terzospazio, per un periodo di circa tre settimane, in collaborazione con professionistə esternə. Nel corso del progetto, le collaborazioni prenderanno la forma di performances e installazioni ma anche talks e workshops, in linea con l’urgenza di ridefinire il campo d’azione e fruizione dell’arte.

Cozzi, De Vincenti e Galiano parlano infatti di un programma di approfondimento della materia artistica attraverso molteplici incursioni, in cui l’obiettivo è mostrare non solo l’outcome finale, ma anzi – e soprattutto- il processo attraverso cui questo viene generato, a dimostrazione della stratificazione e complessità del lavoro dell’arte.

 

Il programma si sviluppa in sette volumi, suddivisi nel periodo tra il 16 giugno e 13 dicembre 2023, e vede coinvoltə Greta Maria Gerosa, Rovers Malaj, Gabriele Longega, Hetty Leycock, Cristina Calderoni, Riccardo Vicentini, Luisa Badino e Giulia Belli come artistə di Zolforosso e Xhovana Pracetaj, Nelle Gevers, Irene Mathida Alaimo, Miram Del Seppia, Vincenzo Punzo e Lorenzo Servetti, in quanto artistə foresti[1].

In più, saranno invitati anche altrə professionistə dell’ambito, e non solo, ad intervenire, come nel caso di Marco Bertozzi, curatore, regista e docente IUAV, che  prende parte al talk a sostegno dell’esposizione inaugurale del ciclo, Estetiche del controllo di Greta Maria Gerosa la quale invita anche Emanuele Lepore, dottorando in filosofia politica all’università Ca’ Foscari, per una conversazione attorno alle implicazioni politiche dei due film presentati dall’artista.

Nel caso di Come raccogliere il fuoco che ci attraversa, terzo intervento del ciclo – esposizione realizzata collettivamente da Gabriele Longega, Nelle Gerves e Irene Mathida Alaimo – uno degli incontri organizzati in risposta alla mostra è  Letture distese #2 di Ida Malfatti e Zoe Francia Lamattina, una lettura collettiva di estratti dai testi di Monique Wittig.

 

 

Sia per il quarto volume di Dispensa, Abitare l’interferenza di Hetty Leycock e Miriam Del Seppia, che per il sesto, Tracciare l’altrove di Riccardo Vicentini e Lorenzo Servetti, vengono organizzate delle camminate. Nel primo caso si tratta di una passeggiata divulgativa con la biologa Irene Guarneri del CNR di Venezia che accompagna la scoperta del paesaggio acquatico lagunare tra Burano e Torcello; nel secondo invece è una camminata sonora guidata da Nicola Di Croce, ricercatore IUAV e sound artist, che riformula l’idea del camminare ponendo il focus sull’ambiente sonoro attorno alla stazione di Venezia.

Sempre a sostegno dell’intervento di Vicentini e Servetti, viene organizzata una trasferta nella città di Rotterdam, con ASMA (Associazione Schizogeografica di Mappatura Alternativa) che propone  un esperimento schizogeografico per le vie della città, alla scoperta di cibo e attività locali.

 

Dispensa proponendo eventi, interventi e restituzioni trasversali, si definisce come un sistema che pone le sue basi su collaborazione e ibridazione di ambiti culturali, per la ricerca di un pensiero critico e complesso. Nel discorso sociale, culturale e politico globale emerge sempre più forte l’urgenza di riflettere sull’idea di mediazione e transdisciplinarietà. Se considerati in questo contesto maggiore, lə ideatorə di dispensa sviluppano ciò che potrebbe essere definito un vero e proprio metodo – dunque riapplicabile – affidando a professionistə dell’ambito dell’arte, e non, la mediazione di un intervento artistico, indirizzando l’attenzione sulle potenzialità della cooperazione.

In più, gli interventi artistici di per sé nascono, quasi tutti, da una collaborazione tra artistə. Questa operazione mette in dubbio lo status dell’artista-genio, che qui espande il suo punto di vista e pratica individuali attraverso uno scambio mutuale che genera complessità di pensiero e forma. È in questo spazio che emergono universi semantici che risulterebbero forse inaccessibili se percorsi singolarmente.

 

In conclusione, il lavoro di Dispensa sta nel riconoscere e riformulare l’ampiezza del lavoro dell’arte, palesando le semplificazioni che derivano da retaggi culturali non a misura del contesto contemporaneo. L’approccio metodologico del progetto rende auspicabile uno sviluppo e ri-applicazione di quest’ultimo in sempre più luoghi e contesti. Questo sistema potrebbe, così, essere input di segni, significati e significanti per una ri- definizione e lettura dell’organismo artistico nella sua capacità di generare complessità, disinnescando il preconcetto dell’arte come intrattenimento.

 

 

[1] In veneziano: Forestiero, forestiera, forestierə.