De_Limita: abitare in quarantena

di Bianca Basile

 

L’esperienza della pandemia ha esasperato diverse importanti falle nella società odierna; tra queste vi è quella dell’inquinamento.

Il materiale maggiormente usato a scopo difensivo durante il periodo di emergenza sanitaria è stato il polimetilmetacrilato (plexiglass) trasparente. Anna d’Ambrosio, gallerista di Amy-d arte spazio, ha indirizzato la propria ricerca su materiali alternativi ed ecologici, atti allo stesso scopo. Ispirandosi alle atrapanieblas – pareti di tessuto capaci di catturare la condensa dell’aria e trasformarla in acqua destinata all’irrigazione dei campi – ha trovato una risonanza progettuale nell’attività di Arrigoni S.p.a, azienda esperta in campo agrotessile che durante il periodo suddetto ha mutato l’attenzione preliminare dalla difesa delle piante dall’inquinamento alla cura della persona, sviluppando due tipi di tessuto: “2886BL Delimita strong” e “2593 Delimita extra”. La mostra de_Limita: abitare in quarantena, chiusasi appena ora, è scandita da barriere traspiranti che tramite la loro qualità anti-droplet garantiscono una – a dir poco scenografica – difesa del pubblico. Entro le bande di tessuto, in un gioco safe di vedo-non-vedo si possono osservare i modelli abitativi sviluppati a distanza, durante il periodo di lockdown, da gruppi di studenti di design del Politecnico di Milano all’interno del laboratorio “Fondamenti di progetto” tenuto da Marco De Santi, presente in mostra come curatore e artista.

I modelli abitativi progettati a distanza risentono, sia in associazione sia in contrasto, della chiusura forzata in cui sono stati realizzati. Ciò si nota innanzitutto nella scansione modulare degli spazi interni, dalle forme organiche, e nella integrazione dell’esterno – per lo più rappresentato dal verde – nell’ambiente domestico.

I lavori di De Santi, rivelando la matrice architettonica della sua arte e del suo insegnamento, esasperano il senso di costrizione spaziale anche a livello materico, ma allo stesso tempo lo sfondano reiterandolo all’infinito tramite l’uso degli specchi.

La mostra, spiega la gallerista, è un progetto pilota di una serie improntata sull’uso del materiale tessile sperimentato. Da un lato la galleria, in collaborazione con l’azienda e con il Politecnico, farà in modo di portare avanti il lavoro iniziato dai ragazzi – documentato da un video che, in mostra, ne racconta il processo; dall’altro espanderà gli ambiti di applicazione del tessuto, a livello sia tematico – il razzismo – sia settoriale – la moda.

 

In copertina: Marco De Santi – Una guerra contro un nemico invisibile – 2020 – installazione specchiante – tecnica mista.