Autoindicatore di pressione simpatica

L’empatia è misurabile?

di Bianca Basile

 

Matteo Vettorello nasce pittore, per poi discostarsi dall’arte figurativa e dedicarsi all’ideazione di macchinari che studiano e mettono in evidenza il rapporto tra umano e tecnologico, tra soggettivo e oggettivo, tra socialità e il suo contrario (vedi anche l’articolo sullo studio visit presso viafarini).

L’opera site-specific per Edicola  Radetzky sfrutta – come afferma la curatrice Irene Sofia Comi – la peculiarità del luogo espositivo. Questo è di fatto una vetrina, arroccata proprio sulla Darsena. Ciò permette di attivare due valori del lavoro: la sua essenza scultorea da un lato e il suo contatto fisico con un pubblico vasto e diversificato. La sua interazione con le persone però va oltre, poiché ne servono almeno due per attivare il macchinario e per avviare la performance; qui l’artista non è attore ma regista. Andando più nello specifico, due passanti vengono attratti dal bozzetto che introduce al macchinario e a cosa avviene. Ovviamente l’illustrazione è evocativa e sfrutta la potenzialità caotiche della tempera per suggerire che l’incontro dei due con il macchinario li connetta tra loro in qualche modo imprevedibile. A seguire i due, se interessati, verranno fatti entrare nell’edicola e invitati ciascuno a porre un dito su un piatto che ne misurerà i battiti contemporaneamente. L’esercizio richiesto è cercare di entrare in contatto, tramite l’armonizzazione dei respiri e, quindi, dei battiti. Il misuratore di pressione simpatica (da synpathein: sentire insieme) manderà un getto d’aria se l’empatia sarà raggiunta.

Ovviamente quello della misurazione para-scientifica è solo un pretesto riflessivo: Vettorello usa la tecnologia, strumento primo dell’alienazione odierna, per contrastarne l’effetto usuale.

 

Credits photo: Maurangelo Quagliarella