La nascita dell’idea

Il vuoto come spazio alla vita

di Bianca Basile

 

Studio Lombard è uno studio di commercialisti associati che, occupandosi anche di economia della cultura, ha deciso di organizzare dal 2016 alcune mostre di artisti contemporanei con l’aiuto di alcuni galleristi. Ultimamente hanno deciso di dare una cadenza trimestrale al calendario espositivo, per allinearlo all’edizione della loro rivista “MAES”.

Il 19 settembre 2019 lo studio ha inaugurato la mostra personale di Mariella Ghirardani, a cura di Anna D’Ambrosio. La curatrice, che dal 2014 svolge una ricerca sugli smart-materials in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’ I.I.T. di Genova, tiene a sottolineare che l’eccezione dal suo criterio di selezione di artisti “emergenti” è dovuta all’attualità e alla duttilità nella sperimentazione dell’artista. Non si è tirata indietro quando le è stato proposto di lavorare con il PERLUX 8300: una pittura, usata in edilizia, addizionata con nanotecnologie e madreperla.

L’azione artistica della Ghirardani può sintetizzarsi nel “giocare col vuoto”. Questo concetto è mutuato dal compito che da allieva l’artista ricevette dal maestro Nagasawa: ridefinire lo spazio “disegnando l’acqua”.

In un mondo in cui la nostra attenzione visiva è sovrastimolata dall’abbondanza di oggetti, porre l’accento sullo spazio vuoto che tra essi sussiste equivale a un modo coerente col nostro tempo di ripensare al concetto di vita che scorre tra le “cose”.

Vita e acqua hanno in comune la sensazione del fluire senza un fine preciso seppur concettualmente ben presente. Questa è la sensazione che evoca la serie di monocromi “Hall” i quali accolgono lo sguardo, invitandolo a immergersi, a vagare tra le sfumature e le impressioni della tela una e molteplice.  La dimensione dello spazio è presente nei monocromi sia tramite le stratificazioni di colore e trasparenze sia, in modo più immediato, nell’inserzione di elementi “poveri” sulla tela: dalla carta da pacco lavorata fino a sembrare lamiera, così come l’orizzonte di corda, o il colore rappreso nella forma del barattolo di provenienza.

L’idea dello spazio si combina sempre, quindi, con un altro concetto: dall’unione di due materie nasce una creazione-creatura. Questo si esemplifica bene nelle sculture -nel senso più tradizionale- della Ghirardani, quali: “Sagrada Familia” e “Geometrie”. La prima evoca una famiglia di dinosauri – “creature affascinanti che sappiamo essere esistite ma quasi in un’altra dimensione” – in cartone lamierato che nel suo “arricciamento barocco” e bronzato riporta la suggestione della grande basilica catalana. L’altro lavoro esemplifica bene il dialogo tra materia e vuoto, tra forma e spazio poiché sono evidenti, anche nelle dimensioni, le due cornici metalliche che si intersecano sulla base di gesso ma, nonostante ciò, non ostacolano quasi per nulla la visione retrostante: lo sguardo si posa sulla scultura e contemporaneamente vi guarda attraverso.

Dà unità ulteriore alla mostra lo spazio espositivo che sembra riflettere l’idea di fluidità spaziale propria dell’artista grazie alla grandezza delle aperture, al gioco di vetri e di rimandi architettonici.

 

Photo Credits: Anna D’Ambrosio