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Intervista ad Andrea La Rocca

di Giuseppe Mendolia Calella 


Chi è Andrea La Rocca? Raccontaci brevemente di te… 

Sono un giovane artista nato a Catania nel 1983, ma da sempre vivo lontano dalla Sicilia. Artisticamente mi sono formato all’Accademia di Urbino. Sono nato come pittore e disegnatore. Non ho mai avuto una residenza fissa. Ho vissuto in diverse città e da qualche anno sono alla ricerca perenne della residenza ideale. Nel mio lavoro utilizzo svariati medium che vanno dal disegno all’installazione, dal video alla performance. Conduco da sempre un’indagine personale su temi quali identità, corpo e sessualità.

Che musica ascolti? Qual è l’ultimo libro che hai letto? Chi sono gli artisti che ami? 

Il panorama musicale che ascolto è vasto e variabile in base al mio umore. Ci sono periodi rock in cui ascolto Pj Harvey, altri in cui mi proietto nell’indie pop inglese o in quello americano, The XX, Bear in Heaven sono solo alcuni esempi. Quando invece sono nostalgico ascolto Elvis Presley perché mi ricorda la mia infanzia in famiglia, mentre altre volte adoro ascoltare solo i miei silenzi.
Recentemente ho letto La verità in pittura di Jacques Derrida, un testo impegnativo ma intenso e coinvolgente.
Tra gli artisti che amo, Martin Disler, Simon English, Jean Michel Basquiat, Félix González-Torres, Andrew Mania, Matteo Fato, Manfredi Beninati, Artur Żmijewski e molti altri.

Come definisci il tuo lavoro? 

Un’avventura costante nel tempo. Un diario di viaggio in cui scrivere le mie percezioni visive.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca? 

Fondamentalmente tre sono gli incontri che hanno lasciato qualcosa d’indelebile in me.

Il primo avvenne dieci anni fa, con Umberto Palestini, a lui devo il mio “debutto”. Con Umberto avviai le mie primissime collaborazioni, impreziosite da impeccabili pubblicazioni. Un altro incontro piacevole e tutto siciliano risale a qualche anno fa, quando timidamente andai a trovare Francesco Pantaleone a Palermo. Il nostro fu un semplice dialogo sul mio lavoro. Nelle sue parole sentii aria di rinnovamento e la ricerca di una verità che mi condusse verso nuove direzioni. A lui sono grato per questo. Del tutto casuale  fu invece l’incontro con Mario Casanova, Direttore del Centro per l’Arte contemporanea di Bellinzona, in Svizzera. L’incontro giusto nel momento giusto. Con molta curiosità venne a trovarmi in studio dopo la sua conferenza ad Urbino. Grazie a Mario, allievo vicinissimo ad Harald Szeemann, ho avuto modo di sperimentare e concretizzare molti progetti che avevo in cantiere da anni.

Mario è una guida per me, un punto di riferimento in cui oltre al piacere di lavorare si unisce il piacere della sperimentazione e la sete della conoscenza che conduce verso nuove visioni e nuove realtà.

Svelare, scostare una tenda,  scoprire qualcosa di occultato, non dichiarabile, non liberamente manifestabile. C’è nel tuo lavoro un filo rosso che individuo come “azione” da parte dello spettatore, da compiere per avere la completezza della tua rappresentazione… non è così? 

E’ esattamente così. Spesso nel mio lavoro, soprattutto in quello installativo, cerco il coinvolgimento diretto dello spettatore, farlo entrare in relazione con l’opera stessa più da vicino.
Cerco di collocare ogni singolo visitatore in maniera attiva a confronto con la propria volontà di essere e di agire. Sono interessato al fatto che lo spazio espositivo possa diventare luogo di azione e non solo di visione.
In questa ed in altre occasioni, ho avuto modo di scoprire che il pubblico ha tanta voglia di essere “produttore” d’idee, essere coinvolto con la voglia di discuterne con l’artista presente.

Come definiresti il panorama artistico siciliano?  

Il panorama artistico siciliano senza dubbio è cambiato ed è molto diverso rispetto a dieci anni fa.
Credo che gli artisti siciliani oggi abbiano molto più coraggio e consapevolezza nel fare ricerca.
La Sicilia ha un potenziale enorme di risorse e di bravi artisti. Occorre solo essere costanti e uniti per “educare all’arte contemporanea” il pubblico. Sono certo che possano nascere progetti nuovi per la conquista di spazi nuovi. Non solo mentali.

Che progetti hai per i prossimi mesi? A cosa stai lavorando? 

Ho molti progetti in corso e spero di realizzarli quanto prima. In questo periodo ho ripreso in mano gli acquerelli.
Dopo un anno e mezzo di pausa sento di essere pronto per avviare nuove collaborazioni in Italia o all’estero. Sto anche pensando a qualcosa di made in Sicily.

 

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(1) Antonio, 2011, stampa digitale su tessuto, attaccapanni e corde verniciate in oro
(2) RicciForte in visita alla mostra, CACT, Centro d’Arte Contemporane Bellinzona, Svizzera, Photo by P.G.De Pinto
(3) ProteÌge Moi, 2011, installazione, Centro Arte contemporanea di Bellinzona, Svizzera

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