Cercasi valori

Vendo il nulla

Il Marketplace come forma d’arte contemporanea

di Alessandra Mazzeppi

 

Maurizio Di Feo il 12/04/2021 ha aggiunto nuovi articoli su eBay

che non significano nulla.

 

Può sembrare una follia, eppure non è un’azione tanto diversa da quella a cui siamo abituati durante i momenti di noia casalinghi e divaneschi.

Maurizio Di Feo, in collaborazione con Art in Gallery Milano, ha creato “Vendo il nulla”, un’asta virtuale di oggetti privati di quel qualcosa che ne compromette la funzionalità. Mettendo in dubbio il senso della vendita e l’utilità dell’oggetto, ogni articolo all’asta è preceduto dalla preposizione “senza” che evidenzia, e nel contempo annulla, la loro essenza vitale.

Il nulla può diventare tutto, e viceversa.

L’azione prende spunto dalla quotidianità dell’utenza media intenta a scrollare la home e irrompe con una riflessione sul nostro rapporto con tecnologia e con il consumo di bisogni fittizi.

 

Ma è davvero così indispensabile comprare quell’oggetto lì?

 

La performance si svolge per mezzo di uno dei Marketplaces più conosciuti al mondo ed è accessibile a chiunque e in qualunque parte del mondo – purché ci sia rete, è ovvio. È la trasposizione dell’atteggiamento consumistico contemporaneo: l’utente vede passivamente, scarta, sfoglia, consuma, poi butta (o nel migliore dei casi rivende).

L’essere sempre online e alla ricerca di qualcosa è diventata una consuetudine e una dipendenza, ma dato che oggi l’arte ha bisogno di una svecchiata e di gridare al mondo la sua presenza, perché non portarla su tutti questi schermi?

 

Di seguito l’intervista a Maurizio, in cui l’artista ci racconta di più su cosa si cela dietro a quest’asta virtuale e ci svela la sua opinione in merito allo scenario contemporaneo artistico e sociologico.

 

Ciao Maurizio, perché e quando hai deciso di mettere in vendita il nulla?

Grazie per l’invito Alessandra.

È stata una necessità quella di decifrare il nulla in un’operazione di acquisizione, ritraendo virtualmente l’attuale società.

Giornalmente si vende e si acquista il nulla ma in pochi ne sono consapevoli.

 

Tu stesso definisci il nulla lo smarrimento esistenziale dell’oggetto estetico e la riflessione sulla consapevolezza al consumo. Perché hai voluto creare un’asta e non hai semplicemente messo in vendita gli oggetti?  

Nel momento in cui avessi inserito un prezzo ad oggetti irreali avrei mercificato gli ennesimi prodotti, andando contro il presupposto dell’intera azione.

Invece io ho completamente annullato il valore economico delle opere ed il principio di vendita, indirizzandole verso un valore esistenziale.

La base d’asta è minima perché è l’osservatore che stabilisce quanto offrire. L’offerta la facciamo per noi stessi. L’asta ci mette innanzi alla nostra coscienza.

 

Quali sono i limiti e i problemi del sistema delle aste online?

I limiti delle aste indipendenti sono stati dettati, per molto tempo, dalla sudditanza di settore. Oggi sono molti gli artisti che vendono le opere in autonomia, rendendo il mercato ed il collezionismo indipendenti e democratici, il che comincia a recare notevoli disagi per la “catena alimentare” del sistema dell’arte.

Prestigiose case d’aste stanno orientandosi verso le aste on line avendo l’esigenza di abbattere i costi logistici. Stesso dicasi per i musei che in questo momento hanno la sola necessità di vendere per far quadrare i conti. Controtendenza non casuale, il fenomeno del mercato NTF.

Da un approssimativo quadro generale ben si deduce che le aste sono il futuro dell’arte.

 

Nel precedente progetto pugliese “Prossimamente Arte” il tuo tono è speranzoso, ti auguri che tutta l’arte possa riaprire presto le porte al pubblico. In quel caso hai “diffuso” il tuo progetto su 50 espositori su strada, attraverso la formula del manifesto che richiama un po’ la “vecchia” scuola.

Hai smosso gli animi sulla soggettiva priorità dell’arte, come sei arrivato da “Prossimamente Arte” a vendere oggi il Nulla su eBay?

L’arte riaprirà le porte al pubblico e dovrà farlo con un atteggiamento propositivo e differente da quello assunto finora.

In “Prossimamente arte” gli artisti, scelti dal panorama artistico contemporaneo, hanno alimentato una reazione artistica per la collettività, rinunciando all’individualismo. Il successo di questa mostra diffusa risiede nell’intero processo e non solo nella bellezza intrinseca dei singoli manifesti.

Personalmente sono interessato più a cosa generi qualcosa, piuttosto che a cosa lo abbia generato, sono attratto dalla visione d’insieme più che dalla singolarità. L’artista deve assumere un ruolo di coordinatore, interagendo e comunicando con lo spettatore.

Il pubblico odierno è esigente. Non si accontenta di osservare passivamente ma vuole esserne partecipe ed è disinteressato dalle soporifere recensioni artistiche che gli sono state propinate per anni.

A seguito di tali esigenze si colloca il progetto “Vendo il nulla”, un monumento elettronico su una piattaforma virtuale, impiegata come mezzo di creazione artistica e di supporto dell’opera stessa e non come vetrina espositiva. Chiunque può prenderne parte diventando componente umana e concettuale.

 

In “Combinazioni Arte Urbana” evidenzi come i rifiuti e le modalità di scarto cambiano, si differenziano da uomo a uomo e, in un certo qual senso, lo identificano e caratterizzano.

L’arte prende la forma di casuali ed inconsapevoli installazioni.
Se lo studio del rifiuto può accendere una riflessione artistica, ma soprattutto culturale e antropologica, dove vogliono colpire gli oggetti in vendita senza -apparente- utilità?

Il disordine è la risultante delle problematiche odierne e “Combinazioni Arte Urbana” è un’archiviazione a favore di un ordine necessario per comprendere i reali bisogni sociali.

“Vendo il nulla”, invece, materializza artisticamente il nulla, lo smarrimento esistenziale, il desiderio che alimenta il famelico consumismo che innesca un continuo flusso di insoddisfazione e di confusione.

Preferisco produrre l’inafferrabile e per questo scelgo di non vendere oggetti, ma solo il concetto e la loro componente di acquisizione, la ricevuta elettronica.

 

Sembra che tutti i tuoi lavori si contaminano e si mescolano tra loro, è una volontà cosciente?

Certamente. Mi focalizzo maggiormente sull’analisi delle cose e credo sia opportuno mantenere una lettura tecnica senza compiacersi nel virtuosismo e nella lettura consueta. Il processo creativo segue un ordine, ogni opera è frammento del successivo lavoro e spunto di riflessione sul divenire.

Ogni azione osserva la precedente e la precedente è proiettata verso la successiva. Una sorta di produzione dinamica e perpetua che muta forma con lo scorrere del tempo.

 

Quale pensi sia il ruolo e la posizione che occupa oggi l’arte contemporanea?

L’arte contemporanea ha senso per gli esperti del settore. Per la maggior parte degli individui pare sia una componente esistenziale priva di valore.

L’arte contemporanea va insegnata e contemplata, ma necessita di tempo per essere compresa e, in una società fondata sul consumo, non c’è tempo da dedicare all’intelletto.

È un settore globalizzato che necessita di personalità propositive che gestiscano spazi capaci di dialogare anche attraverso il mondo virtuale. I giovani e futuri collezionisti, esigono di essere coinvolti anche attraverso i nuovi linguaggi ed essere informati tramite riviste online indipendenti e libere dal conformismo dilagante. È intollerabile proporre l’arte visiva come se fossimo ancora nello scorso decennio, chi si ostina a rimanere indietro, rischia di essere tagliato fuori.

I galleristi devono, per impegno culturale, sostenere ed osare nei progetti sperimentali e a tal proposito evidenzio l’ardire ed il supporto di Art In Gallery Milano in una fase delicata per le gallerie, le fiere e tutti i contenitori culturali.

 

La pandemia ha accelerato un processo che era inevitabile.

Stiamo vivendo il futuro.

 

E cosa ti auguri per il futuro?

Essere vivo.