TIME will tell

Elizabeth Moran

di Gaia Castiglione

 

l lavoro di ricerca di Elizabeth Moran, artista americana, è iniziato nel 2018, guidato da una particolare attenzione nei riguardi della soggettività dei fatti e su come, spesso, le credenze sociali e personali generino una presunta oggettività. Questa è la prima personale dell’artista a Catania, ospitata dalla galleria Massimo Ligreggi, il cui progetto di studio è ancora in corso. L’artista esamina l’archivio della rivista TIME che nel 1923, anno del suo esordio, inserisce le figure dei “fact-checkers”, ovvero verificatori dei fatti. L’ordine che l’artista da’ alle foto esposte è cronologico, coprendo un arco che va dal 15 novembre al 15 febbraio. Durante la sua ricerca emergono elementi degni di interesse agli occhi dell’artista, capaci di stimolare la curiosità del visitatore. Il TIME, utilizzava un metodo di indagine e di scrittura che affondava le sue radici nell’epoca classica. Fonti di ispirazione e testi cardine nella biblioteca del settimanale inglese erano, infatti, la Bibbia, Omero e Senofonte, ma ancor di più Giulio Cesare. A Giulio Cesare viene attribuito il merito dell’invenzione di notizie quotidiane, i cosiddetti “acta diurna”, e così come si evince in due stampe supplementari Hadden e Luce, fondatori del TIME, desideravano costruire un impero mediatico, alla stregua di Giulio Cesare. Altro elemento di grande interesse è la pubblicità che, in ogni singolo numero del TIME, la rivista fa di se stessa. Terzo elemento, probabilmente meno noto e più inaspettato, che ha incuriosito l’artista, è stata la scoperta dell’identità di uno dei primi verificatori del TIME; si tratta di Nancy Ford, prima verificatrice donna a lavorare al giornale, figura attorno alla quale aleggia un alone di mistero e di cui, ad un certo momento, si perdono le tracce, dando adito alla creazione di miti circa la sua figura. Per l’installazione italiana, le immagini d’archivio sono state corredate di una traduzione in italiano, a cura di Liliana Cardile, poste, a livello espositivo, in un ambiente separato, ma totalmente speculari alle stampe originali. Scrivere una storia in una lingua diversa non è una mera traduzione di parole, ed è per questo che, nonostante la fedeltà della traduzione, i visitatori italiani apprenderanno delle notizie in maniera forse diversa da un visitatore di madrelingua inglese. Una delle ultime stampe, appare quasi come una predizione di quello che è il mondo dell’informazione oggi. Si legge che ieri il primo giornalista della storia è stato Giulio Cesare, oggi (1923) è l’era delle notizie sempre in moto, il lettore è bombardato da notizie più o meno vere ed accurate, domani (i nostri giorni) ci sarà più selezione, si leggeranno meno notizie, ma l’interesse sarà maggiore per ciò che va dritto al punto. Leggendo questa stampa non si può non vederla come una sorta di predizione dal 1923. L’opera dell’artista mette in luce un elemento fondamentale, la verifica dei fatti non è altro che un modo alternativo per creare dei miti.

Conclusa la sua personale, Elizabeth Moran, sarà ancora alla Galleria Massimo Ligreggi, insieme ad altri artisti per la mostra They, che sarà inaugurata il 22 Febbraio 2020.