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Il Terzo Paradiso in mare: la responsabilità dell’arte verso l’inquinamento del Mar Mediterraneo

Di Chiara Franzò

 

Il Terzo Paradiso, l’opera collettiva più famosa di Michelangelo Pistoletto, è stata concepita per la prima volta a Catania in una piattaforma galleggiante. Visitabile dall’8 giugno al 15 luglio presso il molo Foraneo di Levante del Porto di Catania, il progetto è stato curato da Cesare Biasini Selvaggi e Carmelo Nicosia. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione OELLE Mediterraneo antico, che dal 2017 ha assunto la mission di valorizzare il patrimonio storico, culturale e ambientale del Mediterraneo attraverso l’arte, il recupero della memoria civica e la responsabilità sociale d’impresa. Interessante visitare l’instant exhibition dedicata al making of del progetto alla fON Art Gallery della Fondazione, presso il Four Points by Sheraton Catania.

Eseguito per la prima volta in mare, lungo 30 metri per 12, il Terzo Paradiso è composto da rifiuti plastici recuperati nel Golfo di Catania dagli stessi cittadini che hanno raccolto 2000 Kg di plastica per denunciare l’inquinamento del Mar Mediterraneo. L’opera è composta da tre cerchi assimilabili al segno matematico dell’infinito, a cui si aggiunge un terzo anello centrale. Il primo cerchio a sinistra simboleggia il Primo Paradiso, quando l’uomo viveva rispettando la natura, il secondo cerchio, sulla destra, è metafora del Secondo Paradiso, quello artificiale: «dal rinascimento fino ad oggi la spinta di crescita è stata inaudita e ci troviamo davanti ad un potere straordinario degli esseri umani,  ̶  ha dichiarato Pistoletto  ̶   il mondo naturale è entrato in collisione con quello artificiale e dobbiamo renderci conto che è necessario creare un terzo stadio in cui ci sia un equilibrio tra natura ed artificio». Questo è il momento di assumersi le nostre responsabilità e trovare un equilibrio tra natura e artificio che determini il Terzo Paradiso, rappresentato simbolicamente dal cerchio centrale.

L’inaugurazione di questa installazione/performance collettiva dedicata a “Il Mare e la Plastica” è avvenuta l’8 giugno nella prima vera mattinata d’estate. Tuttavia il caldo afoso non ha fermato né coloro che hanno partecipato alla realizzazione dell’opera, né i cittadini catanesi, che si sono rivelati sensibili alle tematiche proposte e pronti a scendere in prima linea per educare il resto del Paese, verso un «problema» o come preferisce chiamarlo Ornella Laneri, presidente della Fondazione OELLE Mediterraneo antico, una «realtà che non va demonizzata».

Pistoletto è arrivato via mare, preceduto da un sound composto da Michele Spadaro. È stato accolto con tre diversi saluti: il coro di sirene delle barche ormeggiate nel porto, gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catania in nero che hanno seguito il Maestro in un corteo fino alla piattaforma, e il canto mediterraneo tradizionale di Taher Faisal.

Una volta giunto sulla piattaforma galleggiante, Pistoletto ha salutato il pubblico tenendo una lezione sul significato del Terzo Paradiso e sulla responsabilità dell’artista nei confronti della comunità: «questo creare insieme da oggi diventa necessario perché ci troviamo davanti ad una realtà straordinariamente grave, che ci rende responsabili della libertà della creazione dell’arte ed è necessario fare di questa un uso comune per andare verso una responsabilità comune». Il Maestro continua affermando che «l’arte moderna ha fatto un percorso straordinario nella ricerca dell’individualità dell’artista, l’espressione individuale è stata portata alla massima potenza sfociando nella libertà individuale, ma questa libertà si disperde nel nulla se non diventa responsabilità. La responsabilità dell’artista non è solo verso sé stesso, ma deve essere condivisa».

Un’altra metafora utilizzata dall’artista è quella del martello e del chiodo per cui esprimere buone intenzioni non basta, criticare non è ammissibile, è necessario reagire e soprattutto agire per cambiare il mondo: «Il chiodo e il martello lasciati lì non cambiano niente, li dobbiamo usare, dobbiamo piantare il chiodo del cambiamento». Ed è proprio con questo spirito che nel 2003 nasce il Terzo Paradiso, che immediatamente si è imposto come simbolo e consegnato all’umanità. Saverio Teruzzi, coordinatore degli ambasciatori del Terzo Paradiso spiega come dal 2012 il Maestro, attraverso una call collettiva, ha chiesto ad ognuno di noi di partecipare alla rinascita culturale partendo dall’arte. Ad oggi sono stati realizzati più di 1100 eventi in 49 nazioni e sulla Stazione Spaziale Internazionale dove il Terzo Paradiso, scelto come logo dall’astronauta Paolo Nespoli nella Missione VITA del 2017, ha orbitato intorno alla Terra per cinque mesi. Il progetto vanta un coinvolgimento consapevole di più di 3 milioni di persone e continua a crescere e a portare il suo messaggio di cambiamento.

Pistoletto è l’artista che per primo ha deciso che il pubblico non dovesse essere mero spettatore ma entrare nell’opera d’arte. Inizialmente questa consapevolezza lo ha portato alla realizzazione dei Quadri specchiati, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore. Con il Terzo Paradiso questa riflessione ha fatto evolvere il pubblico da spettatore ad «attore reale pratico» e gli ha permesso di diventare autore in prima persona di una grande opera comune.

La promessa che Pistoletto ha fatto alla città di Catania è quella di un suo ritorno, per dare un continuo a questo impegno gravoso di salvare il nostro mare.