T3SSITURE
Fili di memoria, genealogie femminili e pratiche di trasformazione
Dal 7 al 22 marzo alla Foro G Gallery T3SSITURE riunisce tre artiste che, attraverso il tessile, riflettono su identità e genealogia femminile, trasformando il gesto del tessere in uno strumento critico sul presente.
Dal 7 al 22 marzo, negli spazi della Foro G Gallery, T3SSITURE intreccia le ricerche di tre artiste che a partire dal medium tessile, e non solo, riflettono su identità, trasmissione e genealogia femminile in risonanza con il tempo simbolico della Giornata Internazionale della Donna collocandosi dentro una costellazione più ampia di mostre che negli ultimi anni hanno riportato il filo al centro di una riflessione critica sul lavoro sulla cura e sulla costruzione culturale del femminile.
Se esperienze come Tessere per resistere hanno indagato il telaio come spazio di autonomia e impegno civile o come Bianco al Femminile hanno esplorato la stratificazione simbolica di seta e lino nella storia della rappresentazione della donna, T3SSITURE sceglie una dimensione più intima e al tempo stesso relazionale in cui il gesto del tessere si fa dispositivo di interrogazione del presente e non semplice recupero della tradizione.

Vista della mostra T3ssiture. Roberta Guarnera, Silvia Muscolino e Graziella Romeo. Foro Gallery, Messina, 2026.
Il filo come pensiero
Il filo non è semplice materia ma linea di pensiero, struttura che connette frammenti individuali e costruzioni collettive, superficie su cui si inscrivono ruoli, attese e possibilità di riscrittura. In questa prospettiva il tessile si configura come campo simbolico attraversato da tensioni che riguardano la memoria del corpo la trasmissione dei saperi e la capacità di trasformare un’eredità in spazio critico.
Frammenti e ritorni
Nei Frammenti di Graziella Romeo la memoria personale si innesta su una stoffa appartenuta alla nonna materna e custodita entro un telaio da ricamo che evoca una temporalità ciclica attraversata in senso regressivo dove la rotazione antioraria suggerisce un moto a ritroso dell’esperienza e costruisce una costellazione volutamente incompleta segnata dall’assenza di un elemento che allude a un divenire ancora possibile e lascia la forma sospesa in una tensione fertile tra ricordo e oblio.
Indossare e trasformare
In mostra, Roberta Guarnera prosegue la sua ricerca sul corredo tradizionale partendo dalla camicia da notte della nonna (focus della performance Vesto di Memoria del 2024), oggetto che diventa punto di partenza e superficie su cui costruire una riflessione sulla memoria e sulla trasmissione familiare. Il tessuto, attraversato da interventi successivi, accoglie linguaggi e materiali che ne espandono il significato originario, generando una narrazione stratificata in cui il passato dialoga con il presente senza cristallizzarsi. La tradizione non viene evocata come semplice citazione nostalgica ma come gesto che interroga il presente, mettendo in relazione genealogia familiare e costruzione identitaria e mostrando come i segni lasciati dalle generazioni precedenti possano diventare materia viva e soggetto di trasformazione.
Sciogliere il nodo
La serie di tele Il nodo magico di Silvia Muscolino esplora la tensione tra il nodo rituale e quello decorativo legato al corredo nuziale mettendo in relazione figure solo apparentemente antitetiche come la strega e la sposa per riflettere sui ruoli femminili storicamente oscillanti tra marginalità e norma. Nelle tele di piccolo formato i volti accennati assumono una dimensione universale mentre nell’opera conclusiva il nodo viene sciolto e la sposa si configura come soggetto agente capace di ridefinire le maglie sociali imposte aprendo alla possibilità di una narrazione altra.
Il tessile come dispositivo simbolico
T3SSITURE si configura come un dialogo polifonico in cui il filo non è semplice materiale ma dispositivo simbolico e politico elemento storicamente connesso ai cicli della vita alla dimensione rituale e cosmica che qui diventa campo di riflessione sulla trasmissione dei saperi e sulle stratificazioni della memoria la trama espositiva tiene insieme gesto intimo e spazio pubblico tradizione e riattivazione critica costruendo un percorso in cui il tessere assume la forma di un pensiero che connette e trasforma.
T3SSITURE e il contesto delle mostre italiane e globali
T3SSITURE costruisce uno spazio di intersezione fra memoria individuale e patrimonio collettivo, dove il tessere diventa pensiero che connette e trasforma. In dialogo implicito con pratiche di narrazione resistente come quella delle Arpilleras cilene, il progetto mantiene una propria specificità: abitare la soglia tra gesto intimo e spazio pubblico senza semplificare la complessità.
Questa prospettiva si estende oltre i confini italiani, considerando il tessile come pratica di memoria e politica nelle ricerche decoloniali contemporanee del Centro e Sud America e dell’Africa. Le tessitrici guatemalteche presenti alla Biennale de Arte Paiz riscoprono, ad esempio, il valore ancestrale delle trame e dei materiali naturali come strumento di resistenza culturale e memoria collettiva. Artiste come Angélica Serech, di origine Maya Kaqchikel, intrecciano tecniche tradizionali, narrazione personale e storia comunitaria, fondendo memoria storica, pratiche indigene e politica culturale. Allo stesso tempo, cooperative come Cojolya sviluppano progetti di craft contemporaneo che mettono in dialogo tessitura, economia locale e sostenibilità, attribuendo al tessile un ruolo estetico ma soprattutto politico e collettivo.
Il tessile emerge così come seconda pelle e archivio sensibile, capace di custodire lutti, sopravvivenze e desideri. Il filo diventa metafora di continuità e trasformazione, pratica critica che rilegge la tradizione senza cristallizzarla, restituendole una tensione attuale e condivisa. In questa visione, la genealogia è campo aperto di possibilità e la memoria è movimento lento e tenace verso una forma in costruzione, rinnovando l’atto del tessere come gesto politico e gesto di cura.
Nel segno della collettività e non dell’individualismo, il fare manuale femminile — tessuto, ricamo, ceramica — ha trasmesso motivi decorativi che aprono mondi interi, rappresentando la parte fondativa di ogni civiltà. In questo senso, la pratica tessile non è solo linguaggio artistico, ma forma di creazione e trasmissione culturale profonda e condivisa.








